Archivio ‘primo piano’

“MARE MOSSO (dentro me)”. IL NUOVO LIBRO

“MARE MOSSO (dentro me). Racconti e frammenti di diario” è il mio nuovo libro. Lo abbiamo presentato sabato 25 novembre 2017 a Roma, nell’ambito del III Congresso nazionale SAPP, Scuola dell’Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di cui è direttore Piero Petrini. Il tema di quest’anno è stato: “Tracciabilità transgenerazionale: confronto tra psicoanalisi, neuroscienze e società”. La sezione introduttiva, animata da Anita Casadei, è stata: “Il tema della transgenerazionalità secondo diverse ottiche”. Sono intervenuti Lorenzo Sinibaldi, medico genetista; Maria Clelia Zurlo, professore di Psicologia dinamica a Napoli; Massimiliano Valerii, direttore generale del CENSIS.

“Il lavoro sulla trangenerazionalità nel processo psicoanalitico” è stato il tema della seconda tavola rotonda, animata da Annibale Bertola. Sono intervenuti Maurizio Balsamo, psichiatra dell’Università di Parigi 7-Sorbonne Cité; Luigi Ianiri, direttore della scuola di specializzazione in Psichiatria alla Cattolica di Roma; Annamaria Mandese, psicologa, vice direttrice SAPP.

La terza tavola rotonda, animata da Gianmarco Polselli, psichiatra, docente SAPP, è stata su “Pscicopatologia e sue radici transgenerazionali” con interventi di Andrea Balbi, psichiatra e psicoterapeuta; Pierluigi Imperatore, psicologo, docente SAPP; Piero Petrini.

La quarta tavola rotonda, animata da Piero Suber era titolata: “Andando altrove. Transgenerazioni nel migrante: memoria e futuro, con interventi di Houria Abdelouahed, professore associato all’Università di Parigi ‘Diderot’; Marilena Capriotti, neurologa e docente SAPP; Vincenza Malatino, psichiatra a Lampedusa e a Palermo.

La quinta tavola rotonda, animata da me, era sul tema: “La necessità trans generazionale nel fenomeno mafioso”, con interventi di Antonio Ingroia, avvocato, già magistrato alla Procura di Palermo; Giuseppe Lumia, senatore, componente delle commissioni Giustizia e Antimafia; Angela Napoli, già Vice Presidente della commissione Antimafia e Presidente di ‘Risveglio Ideale’. Le tavole rotonde sono state intervallate dagli interventi degli allievi su “Trasmissione dei miti attraverso le generazioni, con i miti di Medusa, Athena, Prometeo, Dracula.

Al termine della prima giornata è stato proiettato il film “Orizzonti mediterranei” con la regia di Maria Grazia Lo Cicero e Pina Mandolfo.

Al termine dell’ultima tavola rotonda, Annamaria Mandese ha introdotto la presentazione di MARE MOSSO, con considerazioni profonde ed emozionanti. Gli interventi di Ingroia, Lumia e di Angela Napoli sono stati di altissimo livello e molto commoventi. In fondo, in MARE MOSSO ci sono pezzi di vita mia, ma anche di Ingroia, di Lumia, di Angela, come anche di Massimiliano Valerii, di Piero Petrini, di Annamaria Mandese e di tanti altri con i quali ho condiviso momenti ed emozioni, gioie e sofferenze, tutti citati nel libro. Alcuni di essi, con mia immensa gioia erano presenti in sala: Gaetano Orticelli da Fondi, Claudio Pernazza, Giampiero Valenza, Marcello Fontana, Michela Molinari, nonché Giuseppe Capocci e Tullia Tiberi della casa editrice Ponte Sisto. (o.n.)


“CALABRIA. I RITORNI. I nostri viaggi verso sud”. Racconti.

Prefazioni di Angela Napoli e Mario Pirillo. Il nuovo libro di Orfeo Notaristefano è uscito il 20 dicembre 2013. (Edizioni Ponte Sisto)

Con nuovi occhi, un nuovo senso a questa storia. Questo non è un saggio, è un libro di racconti. La storia personale che si incrocia con quella di altre persone; di una regione, la Calabria; di un Paese, l’Italia; di un Continente, l’Europa.L’Amore, l’Amicizia, l’Antimafia. E c’è una quarta A maiuscola non svelata. Una vita di corsa, i nostri continui viaggi verso Sud, i miei e quelli dei miei amici, a volte insieme, il più delle volte da soli. La Salerno-Reggio Calabria. Le strade statali 18 e 106, i luoghi, i territori, le città, i paesi, le persone, le cose. Mentre la vita scorre, cerchiamo di rimanere ancorati al presente e di dargli un senso, visto che un senso il passato già lo ha avuto e al futuro non glielo possiamo dare, perché non lo conosciamo. Applichiamo la cultura dell’impegno al tempo presente, qui e ora. Il nostro partire è sempre per ritornare, pensando agli anelli mancanti, alle persone che  non ci sono più, alle cose fatte e a quelle da fare. Incantati davanti a un tramonto sul Tirreno cosentino, continuiamo ad essere ottimisti perché il sole sorgerà ancora. Pensiamo alla malinconia del Gattopardo per dare umanità alle persone che ci stanno a cuore. E in testa abbiamo una frase formidabile di John Donne: “Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona anche per te”. Realizzazione e stampaPonte Sisto - Romatel. 066868444 - fax 0668801707www.lg.roma.it - psedizioni@gmail.com

INDICE
- L’Amore, i luoghi, gli anni dell’impegno
- Si, viaggiare. I forzati dell’A3, Salerno-Reggio C.
- SS. 18 e SS. 106
- I treni, gli aerei e la sosta a Lamezia Terme
- Il nostro partire e’ sempre per ritornare
- Gli anelli mancanti
- Con nuovi occhi, un nuovo senso a questa storia

DEDICHE E PENSIERI

Hai delle isole negli occhi

“Io non mento non importa cosa dicono

nel silenzio guardo le anime che passano

e di queste anime tu sei la più speciale

perché sorridi anche inseguita dal dolore

e ti a-m-o anche se soffri e poi pretendi non si veda

quando vorresti che il sorriso tuo invertisse

la controregola che regola le masse

e tu mi a-m-i

dici che esistono solo persone buone

quelle cattive sono solamente sole…

…e forse è così

hai delle isole negli occhi e il dolore più profondo

riposa almeno un’ora solo se ti incontro

e ti a-m-o

e con le mani dico quello che non so

e tu mi a-m-i

trama sintetica di una giornata storica

hai delle isole negli occhi

e il dolore più profondo

riposa almeno un’ora solo se ti incontro”.

(Tiziano Ferro, L’Amore è una cosa semplice, novembre 2011)

“A che serve avere le mani pulite, se si tengono in tasca”. “L’obbedienza  non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”.(Don Lorenzo Milani - Firenze 1923-1967)

“No, non fa male credere, fa molto male credere male”(Giorgio Gaber - Milano 1939-2003)

“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”(Lao Tzu, filosofo cinese, 500 A.C.)

“Chiamami sempre amore. Che questa maledetta notte dovrà pur finire,

perché la riempiremo noi da qui di musica e parole”. (Roberto Vecchioni, 2011)

Prefazione di Angela Napoli

Con il nuovo libro “Calabria – I ritorni” Orfeo Notaristefano fa emergere il grande Amore che lo mantiene vincolato alla nostra Calabria e che continua a mostrare attraverso l’impegno trasmesso con i suoi costanti viaggi e le sue numerose iniziative verso questa parte del Sud, carica di risorse umane e naturali, ma troppo mortificata dalla presenza della criminalità organizzata e da una vita amministrativa e gestionale pervasa da illegalità e corruzione.

E’ proprio l’Amore (non a caso lo scrivo anch’io con la “A” maiuscola!) per la sua Terra natia che lo ha portato a contrastare la ‘ndrangheta con un’ Antimafia non di facciata ma caratterizzata da chiare denunzie e dal coraggio di saper prendere le distanze da tutti coloro che dell’Antimafia se ne sono serviti solo per utilità carrieristiche.

Fin dal primo momento in cui ebbi il piacere di conoscere Orfeo Notaristefano compresi che è un uomo capace di superare qualsiasi difficoltà e di non arrendersi mai pur di aiutare la gente di Calabria a svincolarsi da questo cancro malavitoso che lo pervade.

E, dopo aver letto questi suoi racconti, ho compreso ancor di più perché mi sono sentita coinvolta ed ho condiviso molte delle sue iniziative tendenti a far mantenere saldi i valori della legalità e della giustizia, quali medicine utili a sconfiggere il male che purtroppo non aiuta la Calabria ad essere assimilata in positivo alle altre regioni d’Italia.

Attraverso i racconti di questo nuovo libro, tutti realmente vissuti, Orfeo riesce a fotografare il malaffare, la corruzione e le collusioni che fungono da humus vitale per la pervasività della ‘ndrangheta e che non aiutano lo sviluppo legale del nostro territorio.

L’Amore per la Calabria, per il Sud e per l’Italia intera porta lo scrittore Orfeo a rivolgere l’invito per scrollarci dall’ assuefazione a questo sistema canceroso facendo nostra “la cultura dell’impegno e della partecipazione”, al fine di costruire, tutti insieme, gli “anelli mancanti” utili a far rinascere l’Italia ideale per le future generazioni.

Cultura dell’impegno e della partecipazione che continuerà a farmi condividere anche le future iniziative di Orfeo!

Angela Napoli

Presidente Associazione “Risveglio Ideale”

Già Deputata e Vice-Presidente Commissione Parlamentare Antimafia

Prefazione di Mario Pirillo

Verso Sud, da associazione culturale a network, rappresenta da anni l’impegno a promuovere i valori di una società libera, aperta, democratica e partecipativa, ma, soprattutto attraverso le sue attività, ha contribuito a stimolare e risvegliare le coscienze per la difesa della legalità sempre e comunque.

Un’azione  portata avanti per anni, con impegno e dedizione, da Orfeo Notaristefano, giornalista capitolino nato in Calabria, al quale mi lega un profondo affetto e la condivisione e l’apprezzamento del percorso culturale che ha saputo costruire nel corso del tempo.

La sua nuova fatica “Calabria. I ritorni”, è un libro di racconti degli ultimi anni vissuti tra la Calabria e Roma dallo stesso scrittore. Un libro sull’Antimafia con l’A maiuscola, sull’Amicizia, sull’Amore. Un libro sulla vita, con riferimenti alle cose fatte e a quelle da fare, agli anni vissuti e a quelli che restano da vivere. E’ un libro sul senso stesso della vita, sui valori, sulle idee con continui riferimenti alla cultura dell’impegno, sull’esempio e sulla scuola di Don Lorenzo Milani. Non mancano le  sue considerazioni su come  sia cambiata la società calabrese e italiana in questi anni, avendo come bussola i Rapporti e le analisi del Censis.

I riferimenti  al mio paese natio, Amantea, mi fanno rivivere i momenti con Orfeo,  le nostre lunghe chiacchierate, i nostri incontri e le attività fatte insieme,  presentando  libri e organizzando  incontri. La Calabria, é stata da sempre meta di viaggiatori stranieri che l’hanno raccontata nei propri diari di viaggio, offrendo  una visione nuova della Regione, cogliendo sfumature che forse solo un forestiero avrebbe potuto notare. Nel passato, la Calabria rappresentava un luogo selvaggio ed incontaminato, dove ritrovare un contatto con la natura più autentica.  Edward Lear, viaggiatore e paesaggista inglese, per esempio, intraprese la sua avventura nel Sud, nelle nostre terre, già  nel  1847  e percorse molti chilometri a piedi. Rimanendo affascinato dalla maestosa bellezza dell’Aspromonte, e dalla  “architettura naturale” che la nostra terra sa offrire. La costante di Orfeo invece e’ sempre stata l’Antimafia, un codice etico da proporre e promuovere sempre come vademecum di iniziative. Un biglietto da visita per iniziare a dialogare.

“Gli anelli mancanti” (VI capitolo) parla dei valori che oggi mancano perché l’Italia diventi un Paese normale, per poi concludere con considerazioni sul senso della vita e della morte. Nel libro c’e’ tutto, e forse anche tutto Orfeo Notaristefano, che dedica anima e corpo alla promozione della qualità morale e civile della cultura meridionale.

Con fraterna amicizia

Mario Pirillo

Deputato al Parlamento Europeo


CENSIS: ITALIA SENZA FERVORE, SCIAPA E INFELICE. LA SPERANZA NELLA CONNETTIVITÀ.

Giuseppe De Rita: il Papa mi ha detto  ”la realtà è nelle periferie”

da www.fnomceo.it

Parla di “dimesso orgoglio” quest’anno Giuseppe De Rita, nel presentare il 47° Rapporto sullo stato sociale del Paese, appuntamento annuale del Censis nel Parlamentino del Cnel, a Roma. “Abbiamo il dimesso orgoglio di essere rimasti qui per 47 anni ad analizzare la continuità italiana, in una società che cerca la discontinuità”. De Rita ricorda: “Il primo Rapporto fu del ‘68, il secondo durante l’autunno caldo del ‘69. Parlavo allora di accettazione del conflitto e venivo apostrofato ‘autonomo bianco’, perché cattolico. Ma, ancora oggi, continuiamo a lavorare sulla continuità, mentre tutti siamo un po’ guardoni e discontinui, in una società che è sciapa e infelice”.

Il Librone verde del Censis si compone quest’anno di 566 pagine. E’ suddiviso in quattro parti con numerosi capitoli e paragrafi, secondo il metodo di indagine sociologica tipica della Fondazione, un Librone pieno di analisi e dati. De Rita, come sempre, scrive di suo pugno le considerazioni generali e poi le racconta all’appuntamento annuale al Cnel. “Negli ultimi tempi, tutto il dibattito nel Paese è ruotato attorno a tre concetti: baratro, stabilità e classi dirigenti. Tre carte, le giochiamo tutt’e tre e ci incartiamo da soli. In realtà, nessuno ha spiegato bene che cosa è il baratro. Dove sta il baratro? E’ un concetto ansiogeno e indistinto, rispetto al quale la reazione è il desiderio di sopravvivenza. Vogliamo sopravvivere -precisa De Rita- ma la sopravvivenza, nella situazione data, vuol dire voler vivere oltre il momento contingente e la crisi, cambiando noi stessi”.

L’ansia della sopravvivenza per andare oltre la crisi

Il richiamo è al Rapporto dello scorso anno, a quell’ansia di sopravvivenza che determinava una reazione positiva basata su tre elementi: restanza, differenza, riposizionamento. E De Rita insiste: “La sopravvivenza ci ha dato nuovi slanci nell’imprenditoria, specialmente femminile, a cui si è aggiunta quella degli immigrati mentre il fenomeno dei giovani che vanno all’estero va interpretato non soltanto in termini negativi, ma nel senso di nuove opportunità”. Ma è sul concetto di stabilità che De Rita si sofferma: “Si è pensato di spianare il mare, senza capire che il mare è movimento, lo squilibrio era ed è insito nel sistema, come il mare ha in sé maremoti e tempeste, che non si possono arginare pensando di coprire il mare. Invece abbiamo classi dirigenti che giocano un gioco proprio: enfatizzano alcuni fenomeni come la crisi, lo spread e così via al solo scopo di giustificare se stesse e la propria funzione. Questo meccanismo indebolisce non soltanto le stesse classi dirigenti, ma l’intero Paese, che reagisce in cerca della sopravvivenza, mentre la cosiddetta “società civile” (espressione che non mi è mai piaciuta) non esiste più, si è espressa in singoli episodi, ma non ha dato alcuna risposta complessiva”.

47° Rapporto e 50 anni di attività del Censis, ricordati, lo scorso 26 novembre, in una cerimonia al Quirinale, dove Giuseppe De Rita e il suo gruppo di lavoro sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma De Rita svela, presentando il Rapporto, un colloquio privato nei giorni scorsi con Papa Francesco: “Il Papa dice che la realtà è nelle periferie e, in effetti, è quello che noi abbiamo cercato di fare in questi lunghi anni, per cercare di captare cosa cambiava nelle pieghe sconosciute della società italiana. Siamo stati a Prato per capire come si andava creando quel distretto industriale, decenni prima che arrivassero i cinesi. La verità di oggi è -precisa De Rita- che si è perso il fervore di operare. La società è sciapa perché manca il sale dell’alchimia, la capacità di determinare e accompagnare i processi di cambiamento. Rispetto agli anni del secondo dopoguerra, quelli della ricostruzione e del boom economico, oggi siamo più infelici perché non abbiamo più mobilità sociale, ognuno di noi vive in una collocazione sociale ferma”.

Senza speranza, quindi? No, un po’ di fervore esiste ancora in quella che una volta si poteva definire la cultura contadina, che oggi trova espressione nell’imprenditoria femminile per alcune produzioni agricole, si pensi ai vini; un po’ di fervore lo si trova nell’artigianato che sta facendo innovazione; lo si trova nel lavoro degli immigrati. De Rita: “E’ il momento di lanciare altre due sfide: la riforma del Welfare, inteso come welfare di comunità, welfare privato, contrattuale e associativo”, visto che il Welfare state si va esaurendo, anche per scarsità di risorse. La seconda sfida riguarda la digitalizzazione, un processo che va oltre l’Agenda digitale e che può fornire nuove opportunità di sviluppo. “Ma c’è un filo conduttore che deve unificare il tutto: è la connettività -spiega De Rita- che risponde all’esigenza di mettersi insieme e la sopravvivenza è l’insieme delle nostre azioni connettive. Non parlo più di coesione sociale, in questa fase, ma di connettività, nella consapevolezza che essa non va verso l’alto, ma è orizzontale, esprime lo sviluppo nella continuità. Come Censis, parlo di orgoglio dimesso perché non abbiamo manie di protagonismo e se io fossi giovane andrei nelle periferie”.

I giovani navigatori nel mondo globale

Per Giuseppe Roma, direttore del Censis, “il lento scivolamento verso il basso si fermerà. Abbiamo attraversato un anno difficile, ma importante e il freno per non precipitare nel baratro lo danno le famiglie e le imprese. Famiglie che, pur essendo composte in media da 2,4 persone, in realtà stanno in una rete di 9 componenti tra parenti, nonni e nipoti. Otto milioni di famiglie in Italia si scambiano aiuti, è un Welfare familiare che risponde alla crisi. Ci si organizza anche per gli acquisti, mentre il punto dolente sta nelle indecisioni della politica, come nella vicenda dell’IMU: la pressione fiscale toglie risorse alle famiglie, ma la confusione toglie le certezze, crea insicurezze”. Anche Roma indica nelle donne, negli immigrati e nei giovani le possibilità di ripartenza per il Paese: “Un milione di famiglie ha un proprio congiunto all’estero, nel 45 per cento dei casi stabilmente all’estero. Ma niente fuga dei cervelli, basta con questa espressione, i giovani sono navigatori in un mondo globale”.

Il Presidente del Cnel Antonio Marzano ha così ricordato i 50 anni di lavoro del Censis: “Capire la società non è tempo perso, in questi anni c’è stato un intreccio continuo tra avanzamenti e regressioni, instabilità e tensioni sociali, con classi politiche  non adeguate alla situazione. Il crollo non c’è stato soltanto perché milioni di italiani hanno perseguito l’obiettivo della sopravvivenza, ora si deve andare oltre la sopravvivenza. Abbiamo avuto la crisi economica più lunga perché si è determinata la sommatoria tra la crisi del mercato e la crisi dello Stato, non c’è stata compensazione”. Marzano ha confermato: “Il Cnel continua nel suo lavoro per capire i problemi della gente e rappresentarli alle Istituzioni, è il nostro compito”.

50 anni è mezzo secolo di vita del Paese e delle persone. Ne sono cambiate di cose e De Rita fa una battuta: “Quando 50 anni fa, per la prima volta ci venne in mente di sviluppare un lavoro del genere, un Rapporto annuale sulla società italiana, pareva un’idea bizzarra, ma qualcuno di noi, pensandoci bene, disse: se po’ fa”.

Orfeo Notaristefano

Allegati: Dal 47° Rapporto Censis 2013 riportiamo quelle che sono due criticità: la prima riguarda il sistema di welfare, la seconda il Mezzogiorno. Eccole.

Il capitolo «Il sistema di welfare».

L’empowerment degli operatori fa la buona sanità. Nella tensione alla razionalizzazione del servizio sanitario, una nuova attenzione sta maturando per l’analisi e la promozione di tutti i fattori che, all’interno dei servizi e delle organizzazioni sanitarie, possono impattare positivamente sul benessere e il clima organizzativo. Dalle diverse indagini che analizzano l’empowermet degli operatori sanitari, tra cui la recente sperimentazione Agenas-Censis, emergono alcuni elementi ricorrenti. Gli aspetti del clima organizzativo definiti più positivamente dagli operatori risultano quelli che attengono al rapporto con i pazienti (per il 98,5% di quanti si ritengono soddisfatti) e i loro familiari (93,9%), ma nelle relazioni con i colleghi e soprattutto con i superiori emergono le criticità legate alla mancata corrispondenza tra impegno, risultato e riconoscimento.

La spesa farmaceutica nella crisi del Ssn. La progressiva riduzione della spesa farmaceutica territoriale totale, pubblica e privata, ha fatto registrare in Italia nel 2012 un totale di 19.389 milioni di euro, con una riduzione rispetto al 2008 di -1,9% e di -5,6% rispetto all’anno precedente. A fronte della riduzione costante della spesa pubblica, diminuita in termini nominali in un solo anno dell’8%, la spesa privata fa registrare un andamento opposto di crescita costante (dal 2008 al 2012 +12,3%), in particolare la spesa per ticket sui farmaci (aumentata del 117,3% dal 2008 al 2012), che nell’ultimo anno ha raggiunto la quota di 1,4 miliardi di euro. Diminuisce pertanto la quota di spesa coperta dal Ssn, che è passata dal 65,9% del 2008 al 61% del 2012. Non stupisce quindi che a questi dati strutturali corrisponda la sensazione espressa dalla maggioranza dei cittadini che la spesa di tasca propria per l’acquisto dei farmaci, sia essa legata al pagamento dei ticket, che per il pagamento eventuale della differenza di prezzo per i farmaci con marchio, sia per quelli a pagamento intero, sia aumentata.

Finanziare e impiegare meglio le risorse, vera priorità del welfare. La spesa pubblica per la protezione sociale in Italia è pari a quasi il 30% del Prodotto interno lordo e in rapporto al Pil nel periodo di crisi è cresciuta di 3,2 punti percentuali. Il dato poco riflette la limatura progressiva della spesa pubblica per il welfare che sta impattando seriamente sui bilanci delle famiglie. Da un’indagine realizzata dal Censis si evidenzia infatti che il 27% degli intervistati dichiara che gli è capitato di dover pagare un ticket su una prestazione sanitaria superiore al costo che avrebbe sostenuto se avesse acquistato la prestazione nel privato pagando il costo per intero di tasca propria. Cresce quindi il ricorso al privato e all’intramoenia. Le prestazioni svolte più frequentemente in strutture private a pagamento intero riguardano: l’odontoiatria, con quasi il 90% dei cittadini che vi ha svolto estrazioni dentarie semplici, con anestesia; la ginecologia (57%); la riabilitazione motoria in motuleso semplice (36%); le visite ortopediche (34,4%). Il 38% degli italiani ha aumentato negli ultimi anni il ricorso al privato per la riabilitazione motoria, oltre il 35% per la colonscopia, il 34% per le visite ortopediche; per l’intramoenia invece il 23,3% degli intervistati ha aumentato il ricorso per la riabilitazione motoria, oltre il 17% per l’ecografia all’addome completo, il 16,7% per le visite ortopediche. gli italiani giudicano negativamente le manovre di finanza pubblica sulla sanità, non solo perché hanno tagliato i servizi e ridotto la qualità (61%), o perché hanno accentuato le differenze di copertura tra regioni, ceti sociali (73%), ma perché hanno puntato troppo sui tagli e poco sulla ricerca di nuove fonti di finanziamento, dai fondi sanitari alle polizze malattie (67%).

Centralità delle reti di relazioni e rischi di erosione. L’incremento delle persone che vivono sole rischia di scardinare l’organizzazione del sistema di welfare italiano, che tende a internalizzare nelle famiglie, sia pure allargate, le risposte ad una molteplicità di bisogni sociali. Le persone che vivono sole sono oltre 7,5 milioni, pari al 14,5% della popolazione da 15 anni in poi; di queste, quasi 2 milioni hanno tra 15 e 45 anni, pari all’8,2% di questa classe di età (in aumento rispetto al 2002 del 31%), poco più di 2 milioni hanno tra 45 e 64 anni, pari al 12,2% (+71%) e oltre 3,6 milioni sono anziani, pari al 29,5% (+24,8%). Rispetto al 2002 si registra un aumento del 36,6%, pari a quasi 2 milioni di persone in più. Piace vivere da soli a oltre l’83% degli intervistati con età fino a 34 anni, al 69% degli adulti fino a 54 anni, a meno di un quarto tra i 55-64enni e a meno del 16% tra i longevi. Vivere da soli è una condizione che proietta verso l’esterno una domanda di relazionalità e di tutela, e che richiede l’integrazione di una efficace rete di relazioni. Così, le istituzioni non profit nel nostro Paese al 2011 sono 301.191, con un incremento di quasi 66.000 unità, pari a +28% rispetto al 2001; nel complesso vi operano 5,7 milioni di persone, di cui 4.759.000 volontari, quasi 681.000 dipendenti, 270.769 lavoratori esterni (collaboratori a progetto, con contratto occasionale, con contratto occasionale di tipo accessorio) e 5.544 lavoratori temporanei. Rispetto al 2001 si registrano dinamiche di crescita significative: i volontari sono aumentati del 43,5%, i dipendenti del 39,4%, i lavoratori esterni del 169,4% e i temporanei del 48%.

Previdenza complementare e sanità integrativa, queste semisconosciute. Esiste un buco nero informativo e di conoscenza molto ampio per i filoni di welfare che dovrebbero potenzialmente affiancare il pilastro pubblico, dalla sanità integrativa (che oggi conta oltre 11 milioni di assistiti) alla previdenza complementare (con oltre 6 milioni di iscritti). Da un’indagine del Censis emerge che il 33,6% degli intervistati non ha mai sentito parlare di fondi sanitari integrativi e polizze malattia, e un ulteriore 34,9%, pur avendone sentito parlare, non sa esattamente cosa siano. Più del 53% dichiara di non conoscere le differenze tra un fondo sanitario integrativo e una polizza malattia, e oltre il 57% non è a conoscenza del fatto che i fondi sanitari integrativi garantiscono un vantaggio fiscale rispetto alle polizze malattia. Anche per la previdenza complementare, da un’indagine Censis-Covip su un ampio campione nazionale di lavoratori emerge una ridotta conoscenza di aspetti essenziali: il 35% degli intervistati dichiara di non conoscere il rapporto tra i benefici fiscali della previdenza complementare e quelli relativi ad altre forme di investimento; il 33% non è informato sui parametri per la rivalutazione dei contributi versati; oltre il 16% non sa della possibilità o meno di disporre in tutto o in parte del capitale prima del pensionamento. All’esercito degli estranei alla previdenza complementare va aggiunto quello dei lavoratori che hanno conoscenza errata; in totale sono 16 milioni i lavoratori italiani che di fatto non conoscono o conoscono male la previdenza complementare.

Meridione: problema irrisolto.

L’incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi di euro, il 36% dei 113 miliardi persi dall’Italia a causa della crisi economica. Nel 2013 si contano 39.500 imprese in meno rispetto al 2009, tra cui 9.900 scomparse nel manifatturiero. Il tasso di occupazione è al 42,1% nel secondo trimestre del 2013, a fronte del 55,7% nazionale, e il tasso di disoccupazione sfiora il 20% (8 punti in più rispetto alla media del Paese). La ricchezza pro-capite è pari al 57% di quella del Centro-Nord e le famiglie materialmente povere (cioè con difficoltà oggettive ad affrontare spese essenziali o impossibilitate ad affrontare tali spese per mancanza di denaro) è pari al 26% di quelle residenti nel Mezzogiorno, a fronte di una media nazionale del 15,7%. L’Italia appare tra i sistemi dell’eurozona quello in cui più rilevanti sono le disuguaglianze territoriali. In termini di Pil pro-capite il Centro-Nord, con 31.124 euro per abitante, è vicino ai valori dei Paesi più ricchi come la Germania, dove il Pil pro-capite è di 31.703 euro. Viceversa, i livelli del Mezzogiorno sono più vicini o inferiori a quelli della Grecia (il Sud ha meno di 18.000 euro per abitanti e la Grecia registra 18.500 euro di Pil pro-capite).


HA RAGIONE GRATTERI! LA RISPOSTA DI MONTELEONE ALL’ARCIVESCOVO DI REGGIO C. MOROSINI

Consigliamo la lettura del libro “Acqua santissima” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso


“Abbiamo letto con stupore sempre crescente il contenuto della lettera aperta che l’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini ha voluto indirizzare al Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.
Il nostro stupore si giustifica per una serie di ragioni che cercheremo di esplicitare qui di seguito.
Intanto, colpiscono i toni accesi, forti, spigolosi - diremmo violenti - di tutto lo Scritto e ciò sotto due diversi profili.
Il primo relativo alle dichiarazioni, alle asserzioni ivi contenute. Vi si trovano, infatti, ragionamenti che poggiano su premesse indubitabilmente errate, sbagliate, ma che - pur tuttavia - vengono riportate ed espresse (diremmo: urlate) con la sicurezza mediante la quale si è soliti esprimere un dogma. Ad esempio, l’Arcivescovo - sin dalle prime righe - riferisce che Nicola Gratteri avrebbe indicato la Chiesa come “unica responsabile” (e vale sottolineare l’attributo “unica”!), che Nicola Gratteri non avrebbe esplicitato il “benché minimo accenno all’azione positiva di lotta da parte di vescovi, sacerdoti e dell’intera comunità cristiana”, che Nicola Gratteri “non offre riferimenti a inchieste giudiziarie” dove vi sia il coinvolgimento di uomini della Chiesa.
Il secondo profilo cui facevamo cenno - per giustificare la nostra osservazione secondo cui i toni usati appaiono forti e decisamente fuori misura - è relativo alle considerazioni che Monsignor Fiorini Morosini fa scaturire dalle medesime premesse. Vi si trovano, invero - nello stesso Scritto di Monsignor Fiorini Morosini - delle improbabili incursioni nella sfera delle motivazioni che avrebbero portato Nicola Gratteri ad esternare queste riflessioni. Improbabili anche perché naturalmente - e trattandosi, evidentemente, di processi interiori - appare abbastanza velleitaria la pretesa di individuarne ed isolarne con tanta sicumera, con tanta presunzione, le motivazioni tout court.
Ebbene - nonostante queste evidenze “strutturali” della mente umana - l’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini si spinge molto avanti. E così, afferma perentoriamente che Nicola Gratteri - “gettando discredito sulla Chiesa” - mirerebbe a “strappare qualche applauso”, che Nicola Gratteri avrebbe “interpretato secondo i suoi comodi” un passaggio di un’Omelia, che Nicola Gratteri “preferisce gettare fango su tutti i sacerdoti” (e vale sottolineare il verbo “preferisce” ed il pronome “tutti”!), che Nicola Gratteri avrebbe realizzato un “tiro al bersaglio” verso lo stesso Arcivescovo, non dimenticando, infine, di accusare lo stesso Magistrato di mistificare la realtà e, vieppiù, questa accusa viene portata con la tecnica delle affermazioni indirette ovvero quelle affermazioni che lasciano intendere il contrario ed, infatti, vi si legge la esplicita esortazione a “riportare contestualmente tutte le espressioni di elogio …” come se, insomma, ci fosse stato un abile e strumentale occultamento di parte della realtà.
Orbene, la prima osservazione vera e propria che ci sentiamo di esplicitare è la seguente: ma l’Arcivescovo di Reggio Calabria ha letto il Libro “Acqua santissima” del Giudice Nicola Gratteri e del Prof. Antonio Nicaso? Lo ha letto o si è limitato a leggere - qua e la! - qualche resoconto giornalistico o semigiornalistico relativo ad una dichiarazione di Nicola Gratteri?
Senza tema di essere smentiti ci sentiamo di dire che Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro di Nicola Gratteri e di Antonio Nicaso.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe appurato che Nicola Gratteri (così come il Prof. Antonio Nicaso) non ritiene - e come potrebbe! - la Chiesa “unica” responsabile della forza della ‘ndrangheta.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti vi avrebbe trovato numerosi riferimenti a sacerdoti, prelati ed associazioni laiche che si sono battuti e si battono contro la criminalità organizzata. La lista di nomi citati positivamente da Nicola Gratteri è lunga, variegata e completa (c’è anche Sua Eccellenza Fiorini Morosini!) ed, in questa sede, sembra opportuno citare anche qualcun altro di questi Prelati: Don Giuseppe Campisano (citato a pagina 53), Don Emanuele Maggioni (pagina 55), Monsignor Luigi Rienzo (pagina 57), il Vescovo Domenico Tarcisio Cortese (pagina 59), Don Pino Demasi (pagina 74), Don Edoardo Scordio (pagina 75), Don Giorgio Fallara (pagina 125), Padre Gaetano Catanoso (pagina 127), Don Natale Bianchi (pagina 135), eccetera, eccetera, eccetera!
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe rilevato che ci sono due Capitoli intitolati “I preti del coraggio” ed “I preti della denuncia”.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe compreso che l’analisi di Nicola Gratteri e di Antonio Nicaso è relativa a due secoli e non solo al periodo contemporaneo.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti non avrebbe detto che Nicola Gratteri “non offre riferimenti a inchieste giudiziarie” e ciò poiché, chi lo ha letto, sa benissimo che nel Libro si trovano precisi, puntuali e chiarissimi riferimenti a tante inchieste giudiziarie ed ai relativi coinvolgimenti di molti sacerdoti. Anche qui la lista è lunghissima e ci sembra opportuno citare solo qualche nome -come quello di Don Giuseppe Giovinazzo (citato a pagina 5), Don Nicola Politi (pagina 99), Don Antonio Esposito “il prete con la pistola” (pagina 105), Don Giovanni Stilo (pagina 109), Don Carmelo Memè Ascone (pagina 113), Don Antonio Scordo (pagina 117), Suor Mimma Rizzo (pagina 117), Don Salvatore Santaguida (pagina 120) - per poi rimandare direttamente alla lettura del Libro.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe visto quanti prelati si trovano citati nella pagina dedicati ai ringraziamenti.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe letto che è proprio un Suo “Collega” - Monsignor Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Crotone - che, in una famosa Lettera inviata ai parroci afferma testualmente: “non possiamo nasconderci che … ancora nel presente, dentro i comitati di festa e tra i portantini … vi siano persone … appartenenti a organizzazioni mafiose”. Insomma, sono le situazioni che conferiscono alla ‘ndrangheta quel prestigio, quell’alone di potenza, quell’adesione di cui si nutre e di cui si avvantaggia nella sua sinistra “attività”. Ecco, ad esempio, uno dei possibili significati dell’espressione “‘ndrangheta e Chiesa camminano per mano”.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe visto - sin dalla nutrita Bibliografia - quanti studiosi, giornalisti, criminologi, scrittori (oltre a Nicola Gratteri) si sono occupati dei rapporti tra malavita e Chiesa e quanti di essi hanno posto l’accento sulle storiche “connivenze” tout court della Chiesa.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe letto i riferimenti al grandissimo e prezioso contributo che si auspica possa portare Papa Francesco.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe letto di alcuni passaggi che riportano termini elogiativi nei Suoi confronti.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe trovato la fonte cui Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso hanno attinto la citazione che Lo riguarda e che tanto ha infastidito l’Arcivescovo di Reggio Calabria.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro perché altrimenti avrebbe rilevato tanti altri elementi che contraddicono - in maniera pesante - le Sue dichiarazioni, i Suoi assunti.
Monsignor Fiorini Morosini non ha letto il Libro. Punto!
E non che ne fosse tenuto. Solo che prima di “pontificare” (”arcivescovizzare” non sembrava il termine più indicato) ci si sarebbe aspettati un quid in più, sembrerebbe infatti buona norma informarsi, verificare, conoscere, valutare. Anche perché una intervista (ci riferiamo a quella di Gratteri dall’Arcivescovo presa a spunto della polemica) è solo un momento esplicativo che (quello si!) può essere facilmente decontestualizzato e, quindi, equivocato.
Niente, l’Arcivescovo ha aperto il “fuoco” così, alla cieca, senza sapere. E lo ha fatto contro Nicola Gratteri, un Magistrato universalmente riconosciuto come uno dei pochi e sicuri baluardi, contro il malaffare, presenti in Calabria!
Ecco da questa osservazione nasce la domanda più pressante, più stringente, più significativa. Era proprio il caso di scagliarsi contro Nicola Gratteri. Si, era proprio il caso di scagliarsi contro di Lui che è visto come “fumo negli occhi” da qualsiasi affiliato alla ‘ndrangheta, da qualsiasi “cretino di mafia” (così come li chiama Lui certi personaggi marginali all’organizzazione mafiosa)? Lui che è visto come un pericolo vero, serio, reale, da tutte le organizzazioni criminali sparse per il Globo?
A noi è sembrata una difesa quasi d’ufficio. Una difesa corporativa di una entità che ultimamente è interessata - come detto - da una profonda revisione ad opera di Papa Francesco. Una profonda revisione che - logicamente ed anche senza una eventuale conoscenza diretta - lascia intendere l’esistenza di una parte da abolire, annullare, tagliare, escludere. Una parte che - proprio perché da abolire, da annullare, da tagliare, da escludere - non è, evidentemente, connotata dalle caratteristiche cristiane che si ritrovano nei Vangeli. Ed è proprio una parte di quella parte da riformare che è oggetto dell’indagine editoriale di Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso! Ecco tutto!
Peraltro, riteniamo anche che, forse - se proprio si doveva pubblicare una siffatta memoria - era il caso di confrontarsi a quattr’occhi con Nicola Gratteri, era il caso di valutare insieme a Lui, era il caso magari di “scazzarsi”, di urlare in privato con Lui e, caso mai, di ottenere una eventuale precisazione in ordine a qualche dichiarazione che era sembrata non chiarissima.
Precisazione che a noi però non sembra necessaria. A noi pare, infatti, che Nicola Gratteri sia stato sempre molto chiaro (basta conoscere la Sua storia di Magistrato e leggere i Suoi Libri per rendersene conto) ma non pare dubbio che un confronto privato sarebbe stato estremamente salutare e positivo.
In questo modo, con queste modalità si è invece accesa la miccia di una polemica che farà piacere soprattutto alla ‘ndrangheta e ciò per almeno due motivi. Il primo è che Gratteri è un fierissimo nemico della malavita e qualsiasi attacco può servire a quella nefasta “causa”. Il secondo è che - nella logica ‘ndranghetistica - è meglio che l’Arcivescovo ed il Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria stiano divisi e separati nella Loro lotta alla criminalità organizzata.
Dal nostro punto di vista, per altro verso, registriamo anche un altro aspetto alquanto imbarazzante, ma di carattere più generale.
Vogliamo dire che, tranne rarissime eccezioni, non ci è sembrato che le Istituzioni, l’Intellighenzia, il Popolo, i “soloni” dell’antimafia abbiano tanta voglia di prendere posizione in ordine a questa Vicenda. Tutti abbastanza estranei, qualche dotta precisazione sul “perdono” (ma che c’entra?) e poco altro.
Ecco, questa ci sembra un’altra carenza endemica della nostra amata Calabria. Nessuno prende posizione, tutti a nascondersi e, magari, a dar ragione nascostamente all’uno od all’altro dei protagonisti. Questa è la triste ed amara realtà.
E questo succede solamente quando a “confrontarsi” sono due Personaggi lontani dalla politica. Si, perché in quel caso - se a contendere fossero due antagonisti politici - il fiato alle trombe sarebbe assicurato dagli interventi della parte avversaria. Fiato alle trombe finalizzato alla conservazione e/o all’acquisizione dei voti, alla formazione del convincimento dell’elettorato.
Quando, invece, si discute di questione spinose - ma magari di grandissima importanza per il futuro della Regione - dove è meglio “tenersi al largo”, dove è meglio (!) “tenersi lontano”, immancabilmente ci si “tiene al largo”, ci si “tiene lontano”.
Insomma, appare innegabile che esiste la tendenza al calcolo utilitaristico circa la convenienza o meno di un eventuale intervento. E nella stragrande maggioranza dei casi si sceglie si stare zitti per mera convenienza. Ci si dimentica o, meglio, non si è affatto interessati al Principio, all’Idea, all’Ideale che sottende alla eventuale contrapposizione. Meglio rimanere neutrali! Questa è la “consegna” imperante in Calabra!
Salvo - come detto - nella contrapposizione politica. Lì si deve fare presa sull’elettorato. Si mira ai voti. Ed allora si interviene spesso e si interviene a sproposito ed anche in polemiche di nessuna utilità per il territorio e per la gente!
Se ci fosse stata la politica a far da sfondo, insomma, allora avremmo visto pletore di difensori d’ufficio di questa o di quella posizione.
Come dire? Forse in Calabria la polemica esiste solo “su letto di politica” e solo su quello, un po’ come “storione su letto di patate” se ci è consentita una piccola similitudine di ordine gastronomico.
Queste sono le motivazioni per le quali riteniamo, come detto, di dover prendere posizione in questa Vicenda e riteniamo di prendere ferma posizione a favore di Nicola Gratteri. Troviamo, infatti, abbastanza gratuito l’intervento di Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini.
Ci pare opportuno - a questo punto - ricordare che ROMA ART MEETING è una realtà, una bella realtà romana, formata da tanti calabresi che occupano i “posti di comando” di questa Organizzazione che ha alle basi una Cultura profondamente Cristiana a partire dal sottoscritto Presidente che è stato organico all’Aziona Cattolica, catechista, educatore ACR, obiettore di coscienza presso il Don Orione, i cui figli frequentano scuole cattoliche della capitale. Diciamo questo per segnalare la nostra “matrice cattolica” e per evidenziare che non proveniamo da mondi ostili al clero. Tutt’altro. Ed è proprio da questa posizione di appartenenza alla Chiesa tout court e da questo osservatorio privilegiato che partiamo per affermare la nostra posizione a favore di Nicola Gratteri.
A noi pare che Nicola Gratteri abbia raccontato delle situazione, delle circostanze, dei fatti che sono ampiamente noti a tutti, che tutti conoscono, che sono accaduti ed accadono sotto gli occhi di tutti, che tutti - almeno una volta nella vita - hanno raccontato o sentito raccontare.
Il problema è che queste cose a noi Calabresi - soprattutto a quelli che occupano posizioni di preminenza pubblica - piace raccontarcele in segreto, al chiuso di qualche stanza, lontano da occhi ed orecchie indiscrete. Quando vengono dette apertamente, chiaramente, inequivocabilmente, restiamo turbati, ci scandalizziamo, in maniera pubblica - se ci riguardano direttamente - oppure, più facilmente e più comunemente, dissertiamo al chiuso di una stanza, lontano da occhi ed orecchie indiscrete, se riguardano personaggi e situazioni che non toccano direttamente i nostri piccoli interessi di “bottega”.
Ecco questo mi sembra una situazione, un passaggio da indagare maggiormente a livello sociologico ma anche a livello psicologico individuale.
Perché scandalizzarsi, puramente e semplicemente, senza effetti concreti, è anche passato di moda. Basta!
Occorre avere il coraggio di dire “pane al pane, vino al vino” o di “dare a Cesare ciò che è di Cesare” o - se preferisce l’Arcivescovo - è ora di riconoscere tutti questi “sepolcri imbiancati” ed emarginarli nettamente dai posti di comando della Chiesa. Emarginarli prima che siano causa di ulteriori danni. Questa è la verità!
Questa è la banalissima verità!
Questa è la verità “rivelata” da Nicola Gratteri. Scandalizzarsi e gridare alla lesa maestà è - secondo noi - un mero esercizio di stile, un controproducente esercizio accademico che nulla apporta alla vera lotta, alla lotta alla ‘ndrangheta. Tutt’altro!
Dal punto di vista più squisitamente giuridico (chiediamo scusa in anticipo per questa divagazione professionale) non si può non rilevare anche come tantissimi comportamenti che - secondo il comune sentire - hanno connotazione negativa, sono invece irrilevanti dal punto di vista penale.
Ci riferiamo all’atto di offrire il caffè la bar al boss della città, all’ammissione ai sacramenti di spietati assassini che spesso sono padrini nei battesimi, all’invito a cena del capobastone, alla recita di omelie a favore di soggetti notoriamente affiliati alle cosche.
Ebbene, questi atti, questi comportamenti, non sono rilevanti dal punto di vista del diritto penale ma - ciò nonostante - non v’è chi non veda come costituiscano linfa vitale o, meglio, humus venefico su cui prospera la “mala pianta” che attanaglia il meridione. Non c’è dubbio, insomma, che - sotto questo profilo - la Chiesa ha concorso a dare prestigio e posizioni di preminenza agli affiliati alla ‘ndrangheta.
Alla luce di queste ultime considerazioni, vieppiù, non si capisce come mai Monsignor Fiorini Morosini si lagni del fatto che Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso pongano l’attenzione su questi comportamenti, su questi atteggiamenti. E c’è di più, perché secondo noi porre l’accento su queste evidenze è anche molto didattico, molto propositivo e ciò poiché queste stesse osservazioni, questi racconti, appaiono finalizzati ad individuare un problema, ad indicare una situazione, a porre la questione.
Ed è abbastanza noto che individuare un problema, indicare una situazione, porre la questione, costituiscono quella fase prodromica necessaria al raggiungimento della soluzione.
Ecco perché siamo con Nicola Gratteri, ecco perché ci meravigliamo dell’uscita dell’Arcivescovo di Reggio Calabria e ciò anche perché essa - come detto - potrebbe essere strumentalizzata ed usata artamente a favore della ‘ndrangheta.
Questa è la nostra posizione. Siamo con Nicola Gratteri. Anche questa volta!”
Avv. Domenico Monteleone
(Presidente Roma Art Meeting) - con Teresa Librialtre 50 persone.

La risposta di Domenico Monteleone all’Arcivescovo Morosini è puntuale, ragionata, documentata, stringente, inconfutabile. Non è di parte, è oggettivamente precisa. Ma, anche fosse stata di parte, l’avrei condivisa lo stesso. Perché sto dalla parte di Nicola Gratteri, perché nella lotta alla ‘ndrangheta e alle altre mafie, indica la linea retta, senza oscillazioni e deviazioni. Complimenti all’avv. Domenico Monteleone. (o.n.)


IV NOVEMBRE, GIORNATA DELL’UNITA’ NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE

A Marino (Roma), lunedì 4 novembre ore 9, Sala Consiglio Comunale, con Nicola Gratteri e Angela Napoli

Il Comune di Marino (Roma) e l’Associazione ArtisticaMente Fenice di Antonio Ortolani stanno facendo un ottimo lavoro in vista del IV Novembre, ore 9, per la “GIORNATA DELL’UNITA’ NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE”. Grazie di cuore da parte di tutti noi. Di seguito i comunicati stampa del Comune di Marino.

Titolo

IV NOVEMBRE: «GIORNATA DELL’UNITA’ NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE» Nel ricordo dei Caduti di tutte le guerre, la speranza di un futuro di concordia, equità e giustizia sociale - Aula Consiliare Palazzo Colonna - ore 9 Monumento ai Caduti ore 11.30

Descrizione

Sarà partecipata dagli alunni delle scuole primarie e secondarie (primo e secondo grado) del territorio la cerimonia promossa dall’Amministrazione comunale in occasione della «Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate».

Organizzata nell’Aula Consiliare di Palazzo Colonna, prenderà il via alle ore 9 con la commemorazione ufficiale da parte del vice sindaco Fabrizio De Santis. Nel ricordo dei Caduti di tutte le guerre. Nella speranza di un futuro di concordia, equità e giustizia sociale.

All’interno della manifestazione il convegno «La legalità fondamento dell’Italia Unita» promosso dall’Associazione Artisticamente Fenice presieduta da Antonio Ortolani.

Vi prenderanno parte, in qualità di relatori, Nicola Gratteri (Procuratore aggiunto di Reggio Calabria), Angela Napoli (presidente di Risveglio Ideale), Domenico Monteleone (direttore di Roma Art Meeting), Orfeo Notaristefano (giornalista e scrittore presidente associazione Verso Sud).

Alle ore 11, appuntamento al cortile di Palazzo Colonna da dove il Corteo Cittadino, preceduto dal Concerto Filarmonico «Enrico Ugolini» diretto dal M° Roberto Carmine Scura, partirà per arrivare (ore 11.30) in piazzale degli Eroi. Qui il vice sindaco Fabrizio De Santis deporrà una corona d’alloro al Monumento ai Caduti.

In chiusura la preghiera in suffragio dei Caduti da parte di monsignorPietro Massari, abate parroco della Basilica di San Barnaba Apostolo.

4 Novembre 1918. Una data storica per l’Italia. Novantacinque anni orsono si completava, con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo delle campagne nazionali per l’Unità d’Italia. Un cammino lungo, dalla Prima Guerra d’Indipendenza in avanti.

Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni preunitari e portato a termine con il concorso convinto della popolazione di tutte le regioni d’Italia, mosse dal desiderio di mettere sotto un’unica Bandiera le sorti della penisola.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Marino, 31 ottobre 2013

L’Ufficio Stampa (Anna Paola Polli)

Titolo
Il magistrato Nicola Gratteri a Palazzo Colonna per la festa del IV novembre nel convegno «La legalità fondamento dell’Italia Unita» promosso dall’Amministrazione in collaborazione con l’associazione «Artisticamente Fenice»

Descrizione

MARINO - Nicola Gratteri è uno dei magistrati più conosciuti della Direzione Distrettuale Antimafia. Lunedì 4 novembre prossimo sarà a Palazzo Colonna, ospite dell’associazione Artisticamente Fenice (Antonio Ortolani presidente) al convegno «La legalità fondamento dell’Italia Unita».

Promosso dall’Amministrazione in occasione delle celebrazioni per la «Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate», l’incontro è in programma nell’Aula Consiliare (ore 9). Sarà partecipato dagli alunni delle scuole secondarie, di primo e secondo grado, del territorio.

Gratteri, impegnato in prima linea contro la ‘Ndrangheta, la criminalità organizzata calabrese capace di espandersi in tutto il mondo riciclando soldi sporchi in attività lecite e investendo nei settori più disparati, è procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. E’, inoltre, componente, come da incarico conferito dal presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta nel giugno scorso, della task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Nel suo impegno contro l’illegalità, diverse le sue presenze in programmi televisivi e radiofonici nei quali ha presentato i suoi libri-documento. Tra questi Fratelli di sangue, La Malapianta e la Giustizia è una cosa seria.

Nel 2011 è stato insignito del premio Giuseppe Valarioti (il professore di lettere ucciso in un agguato mafioso nel 1980), del premio Renato Benedetto Fabrizi (2012) e del premio dedicato al giovane pacifista Angelo Frammartino (2012).

Insieme a Gratteri, al convegno sarà presente Angela Napoli, fondatrice e presidente di Risveglio Ideale, associazione politica, culturale e sociale che vuole ciascun individuo capace di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, riconoscendo il lavoro quale valore fondamentale di emancipazione, partecipazione, coesione e raggiungimento degli obiettivi. Sulla base della diffusione di cultura, legalità, giustizia e solidarietà sociale.

A lei è stato assegnato a Palermo, nel luglio scorso, il Premio Agenda Rossa in occasione della manifestazione per il XXI° anniversario della Strage di via D’Amelio dove furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino e cinque dei suoi agenti di scorta.

Presente anche l’avvocato Domenico Monteleone, direttore di Roma Art Meeting, la manifestazione culturale che crea momenti di confronto su tematiche di grande attualità, basata sull’ etica, creatività, legalità e passione che unisce tutte le arti. Dalla cultura allo sport, compresa la libertà e il pluralismo dell’informazione.

Tra i relatori del convegno anche il giornalista e scrittore antimafia Orfeo Notaristefano, presidente dell’associazioneVerso Sud e sostenitore del concetto che, per essere testimoni di una nuova Italia, possibile, sia necessario l’impegno di molti. Molti i testi guida nei meandri della crimiminalità organizzata scritti dal giornalista, con dovizia di particolari. Tra questi«Cocaina connection», «‘Ndrangheta Made in Germany. Come e perché la mafia calabrese è diventata la più forte del mondo», «Mani sulla sanità da Nord a Sud, i predoni della salute», «L’Aquila. Per tornare a volare».

«Abbiamo scelto questo tema per la nostra iniziativa in concomitanza con la giornata delle Forze armate - dice Antonio Ortolani di Artisticamente Fenice - per affermare, ancora una volta, che la legalità non è un optional in alcun aspetto della vita politica, sociale ed economica del nostro Paese. E proprio perché nell’effige della manifestazione compare l’espressione Italia unita, sosteniamo che per raggiungere un’unità vera è necessario partire dalla legalità, requisito indispensabile per evitare di pronunciare parole inutili e vuote».

«In un giorno importante come quello dedicato all’Unità Nazionale e al valore delle Forze Armate - afferma il vice sindaco Fabrizio De Santis ringraziando Artisticamente Fenice e i relatori per la preziosa occasione di approfondimento e riflessione offerta - è fondamentale che i nostri giovani siano resi sempre maggiormente consapevoli del concetto e del significato della legalità, da contrapporre all’inquietante realtà della criminalità organizzata, delle infiltrazioni mafiose in sempre più settori del tessuto economico, dell’usura, del mondo degli stupefacenti, anche occasionali, che possono trasformarsi in tragedia. Il convegno ospitato a Palazzo Colonna - aggiunge - è un invito alla conoscenza, all’ informazione e all’attenzione. Perché, con la forza della consapevolezza, i nostri ragazzi siano in grado di vivere il loro oggi e affrontare il domani senza paura. Questo, quali rappresentanti delle istituzioni, è il nostro compito di educatori».

Marino, 31 ottobre 2013

L’Ufficio Stampa (Anna Paola Polli)


GOFFREDO BETTINI: CONGRESSO PD, UNA GRANDE OCCASIONE PER RICOSTRUIRE IL PARTITO

Mercoledì 11 settembre a Roma, intervento di alto livello politico e culturale di Goffredo Bettini, che ci ha informato sull’evoluzione del documento che molti di noi hanno già sottoscritto, il documento “campo democratico”. Seguiremo Goffredo nei prossimi appuntamenti che porteranno al congresso del PD. Con serietà, con correttezza, portando ognuno di noi il proprio contributo. La linea di Bettini è l’unica che può fare del Partito Democratico un Partito Democratico davvero, non solo nel nome. Ecco una sintesi dell’intervento di Goffredo Bettini. (O.N.)

CONGRESSO PD, UNA GRANDE OCCASIONE PER RICOSTRUIRE IL PARTITO

Goffredo-Bettini

di Goffredo Bettini

martedì, 10 settembre 2013

Di Goffredo BettiniIl congresso del PD è una grande occasione per ricostruire un partito che raccoglie tante straordinarie energie, ma incapace di trovare un suo profilo, una sua chiara funzione, una missione per l’Italia.

Si sta discutendo ancora di regole. Spero davvero che sia favorita la più larga partecipazionee che prevalga un confronto aperto culturale e politico, piuttosto che l’ansia per schierarci su uno o l’altro dei candidati.

Gli attuali candidati (Renzi, Cuperlo, Pittella e Civati) hanno tutti talento e intelligenza. Sono potenzialmente innovativi, pure nel pluralismo delle posizioni; non coinvolti nella gestione così negativa degli ultimi anni.

Ho rivolto un appello affinchè ognuno, difendendo la propria candidatura, non perda il filo di un sentire comune che li dovrebbe legare, in quanto nuova classe dirigente del PD.

Ci serve, non solo un segretario, ma una squadra che abbia nell’insieme la voglia di prendere in mano il partito per guidarlo in una delle situazioni più terribili della Repubblica.

Questo lo dico non per smussare le differenze o per promuovere papocchi di potere. Figuriamoci: per ragioni di coerenza, dopo le dimissioni di Veltroni, sono più di quattro anni che ho rinunciato ad ogni incarico istituzionale e di partito.

Lo dico, invece, perché il solipsismo e l’egoismo sono i mali che il berlusconismo ha consegnato anche al nostro campo. E perché nella solitudine, ogni candidato è più esposto al pericolo che tutto il vecchio si aggrappi al nuovo: attraverso le forme peggiori di trasformismo e di disprezzo per la coerenze e le storie personali.

Infatti su Renzi stanno confluendo all’improvviso (Franceschini è l’esempio più lampante) coloro che hanno governato insieme a un gruppo dirigente precedente che lo ha aspramente combattuto. E su Cuperlo, si aggrappa l’ala di Bersani, con l’effetto di appesantirlo e ridurne l’efficacia espansiva.

Per questo, per quanto mi riguarda, non ho scelto alcun candidato. Con il documento sul “campo democratico” e “la democrazia deliberante”, insieme a tanti altri compagni, continuerò a svolgere un’iniziativa sulle idee e sul progetto del PD; cercando di far emergere in ognuno dei competitori alla segreteria la parte migliore che ha dentro di sé.

Non è facile. Ma allo stato attuale è la sola cosa che valga la pena di fare. Se non si vuole continuare ad allungare la fila di chi sale sul carro che più conviene.


L’ORDINE AGISCE SU TUTTI I FRONTI, MA VOGLIAMO GUARIRE DALLA SINDROME DELLE 3,32

Intervista a Maurizio Ortu, Presidente Omceo provincia de L’Aquila

da fnomceo.it - Prosegue il giro delle interviste ai Presidenti Omceo delle regioni italiane. Dopo Roberto Lala, Presidente Omceo di Roma e provincia, è la volta di Maurizio Ortu, Presidente Omceo della provincia de L’Aquila. E’ evidente qui che, a distanza di più di quattro anni dal 6 aprile 2009, la preoccupazione principale è legata al terremoto che ha distrutto la città, alla mancata ricostruzione del centro storico, alle implicazioni che il terremoto e il post-terremoto hanno avuto sulla vita dei cittadini aquilani, nel ricordo delle 309 vittime di quella tragica notte, di quel tragico orario: ore 3,32.

Presidente Ortu, qual è la sua valutazione sull’attuale situazione del Servizio Sanitario Nazionale e della politica nazionale in materia di Sanità?
“Sono molto preoccupato, in quanto non solo medico ma potenziale utente, per il salto di almeno due generazioni e gli sprechi per ospedali minori e sanità privata senza controllo”.

L’Ordine da lei Presieduto su che cosa è particolarmente impegnato nei prossimi mesi? Formazione, informazione, eventi, iniziative, aspetti specifici del territorio di sua competenza?
“Deontologia, previdenza ed assistenza, in particolare a studenti ultimo anno di Medicina ed Odontoiatria”.

L’Ordine e il terremoto, la mancata ricostruzione del centro storico, a che punto è la situazione?
“Prima di rispondere alla domanda che mi è stata posta circa la ricostruzione della città dopo il terremoto è necessario forse dire cosa è il terremoto.
Tutti sanno, chi ha seguito questa straziante vicenda, che il terremoto è la scossa, la distruzione, il dolore, la morte, il caos, ma terremoto è anche quello che succede dopo a coloro i quali lo hanno vissuto.
Ed ecco allora che terremoto significa anche cambiamento radicale della vita, delle abitudini, della psicologia della persona, significa paura (anzi terrore) che possa tornare a colpire, significa saltare sulla sedia ogni volta che la porta sbatte, ogni volta che un mezzo pesante fa vibrare le finestre al suo passaggio, significa svegliarsi senza motivo apparente durante la notte, sempre a ridosso delle 3.32, l’orario di quel maledetto sisma.
Se il terremoto ha colpito la mia città, forse ancor più profondamente ha colpito gli abitanti che quella notte si sono salvati.
Leggevo tempo fa un libro sui disastrosi effetti che la bomba atomica aveva cagionato a coloro che sopravvissero.
In Giappone li chiamano ”Hibakusha”, che letteralmente vuol dire “sopravvissuti”, ma che è poi stato mutato, nell’accezione filosofica orientale che permea nella lingua, in “persone affette dall’esplosione”, come se fosse una malattia non voluta ma che, tuttavia, ha contagiato indelebilmente i cittadini di Hiroshima e Nagasaki.
Ecco: gli aquilani sono, chi più e chi meno, le “persone affette dal terremoto”.
Prima di parlare della ricostruzione della città, importante, anzi fondamentale, sotto tanti aspetti, sarebbe forse più indicato parlare di ricostruzione della fiducia dei cittadini, delle loro abitudini.
Il centro storico della città, sperando di non essere andato troppo fuori dal contesto della domanda, si trova ancora nello stato in cui versava il 6 Aprile 2009, dopo la scossa.
Purtroppo, e questo è un dato sotto gli occhi di tutti, ben poco è stato fatto se non mettere in sicurezza gli edifici pericolanti ed aprire alcune strade al pubblico.
Per me, che sin da giovane studente ero abituato a girare per le vie del centro, ciò appare un misero “contentino”.
Se non forzato da impegni lavorativi o dalla curiosità di amici e parenti che vogliono visitarlo, evito sempre di andare in centro per il semplice motivo che quello NON è il centro che ricordo e a cui ero abituato. Purtroppo, polemiche e giuste lagnanze a parte, credo che la ricostruzione del centro storico aquilano, risalente al ‘200 e pieno zeppo di palazzi e monumenti di storica importanza, sia impresa ardua e lunga.
Sento spesso dire da persone poco più grandi di me che non rivedranno il centro restaurato e questa, se possibile, è forse la cosa più difficile da digerire.
D’altra parte vedo, e questo vuole (e deve) essere un messaggio di speranza e positività, che al di fuori del centro, anche nelle immediate vicinanze di questo, ogni giorno sorgono cantieri, vengono demoliti palazzi semi distrutti, vengono edificate costruzioni sempre diverse, sta nascendo una città nuova, all’altezza dei più moderni standard antisismici.
Chi ha deciso, nonostante tutto, di restare in questa città, di non andare via nonostante tutte le paure, è ben conscio di dover convivere con realtà quotidiane diverse da tutte le altre città del mondo.
Spero, da medico, che a lungo andare, da questo terremoto si possa guarire”.
Orfeo Notaristefano
Articolo pubblicato in: In Evidenza Interviste


ROBERTO LALA, PRES. ORDINE MEDICI ROMA: SSN A RISCHIO DEFALUT, MA IL LAZIO RIPARTE

Temiamo di tornare a prima del 1978, ma come Ordine siamo presenti sul territorio

Con questa intervista a Roberto Lala, Presidente dell’OMCeO di Roma e provincia, apriamo la serie di interviste ai Presidenti di Ordine delle regioni. Esamineremo una valutazione dei Presidenti sulla situazione nazionale e regionale della sanità per ciascuna regione.

Partiamo dall’OMCeO di Roma perché è, con i suoi oltre 41 mila iscritti, il più grande Ordine d’Europa. Usiamo volutamente l’espressione Roma e provincia, perché, sì, sicuramente c’è un peso specifico di Roma Capitale, ma esiste anche la realtà di Comuni grandi e piccoli, alcuni piccolissimi, sparsi nella vasta area provinciale romana, a cui Roberto Lala presta attenzione. Perché problemi di salute e di sanità esistono anche lì. E così, il Presidente Lala, insieme ai componenti del Consiglio dell’Ordine, si è recato il 13 giugno ad Albano, paese dei Castelli Romani, e poi l’11 luglio a Civitavecchia, area nord-ovest della provincia romana, per ascoltare dalla viva voce dei medici e dei cittadini quali sono i problemi da risolvere in quelle aree territoriali, in cui, senza la presenza dell’Ordine, medici e cittadini si sentirebbero abbandonati al loro destino. Invece l’Ordine c’è, è presente non solo a Roma, ma anche nei territori della provincia romana.

Presidente Lala, qual è la sua valutazione sull’attuale situazione del Servizio Sanitario Nazionale e della politica nazionale in materia di Sanità?
Siamo in un momento basso: il SSN è a rischio default. La qualità dei medici e delle prestazioni è alta, ma questo non basta per compensare le carenze strutturali del sistema. C’è necessità di risparmio, ok, ma senza alcun progetto di riqualificazione e mantenimento del SSN non si va da nessuna parte. Negli anni abbiamo assistito a una mancanza totale di investimenti. Oggi stiamo tornando a una situazione addirittura precedente al 1978, l’anno della prima grande riforma della Sanità, la legge 833, istitutiva del SSN. Sono preoccupatissimo. La mancanza di investimenti si riflette sulle tre gambe del sistema: 1) la rete ospedaliera soffre di carenze strutturali spaventose con una carenza di organico che fa paura; 2) nel territorio sono in sofferenza medici di famiglia e specialisti ambulatoriali, la situazione è veramente critica, con medici di famiglia vessati da un peso burocratico spaventoso, stanno ogni giorno a un bivio: o fare i burocrati o fare i medici. 3) è in forte sofferenza il sistema del privato accreditato.
In più, aggiungiamo il tema del giorno di cui si sta occupando la FNOMCeO: le situazioni di conflitto medico-paziente, rispetto alle quali si deve trovare una soluzione legislativa a breve. Prima della proroga di un anno della data del 13 agosto, avevo scritto una lettera al neo-Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, nella quale specificavo le cose da fare, cose che la FNOMCeO sta mettendo in campo.

L’Ordine da lei presieduto su che cosa è particolarmente impegnato nei prossimi mesi? Formazione, informazione, eventi, iniziative, aspetti specifici del territorio di sua competenza?
Diciamo intanto che si è invertita la rotta nei rapporti con la Regione Lazio. Con l’avvento della Giunta di Nicola Zingaretti, si è instaurato un rapporto costruttivo con la Regione su tutti i temi della Sanità regionale del Lazio. Stiamo lavorando sulla semplificazione delle normative sugli studi professionali per consentire ai giovani medici di entrare nel mondo del lavoro. Questo è un problema gravissimo e importantissimo, sul quale con la Giunta precedente non siamo riusciti nemmeno a interloquire. Sulla Sanità, con questa Giunta, si può ripartire. Come Ordine, siamo impegnati ad ampliare l’informativa verso i medici e i cittadini sulle iniziative dell’Ordine, anche attraverso una news letter con cadenza quasi giornaliera. Siamo impegnati a intensificare la formazione: dal prossimo mese di settembre ci sarà un forte impulso alla formazione a distanza (FAD), ma anche di quella frontale, che i medici preferiscono. Comunque, siamo stati capaci di realizzare qualcosa come 50 corsi di formazione in sei mesi. Per quanto riguarda il tema dell’assicurazione obbligatoria, stiamo in stretto rapporto con la Procura della Repubblica di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, e con la Corte d’Appello per la nomina dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU), questione sulla quale l’Ordine di Roma avrà voce in capitolo. E sicuramente i medici di Roma e della provincia avranno nell’Ordine un punto di riferimento anche per risolvere i problemi connessi all’assicurazione obbligatoria. Insomma, come Ordine, siamo presenti, ci siamo sia a Roma, sia nei territori della provincia. Noi ci siamo!”.
E infatti, andando sul sito dell’OMCeO di Roma si vede che l’Ordine è sempre aperto, anche ad agosto, con una sola pausa, nella settimana dal 12 al 16 agosto. Questo vuol dire stare al servizio di medici e cittadini, questo vuol dire stare sui territori, e non è uno slogan. Evidentemente.Orfeo Notaristefano


SANITA’. QUANDO IL DRG HA L’EFFETTO DUMPING. SUCCEDE NEL LAZIO.

L’applicazione troppo rigida dei DRG produce a volte effetti negativi sui pazienti. E’ il caso di coloro che, invece di essere trattati con il litotritore, sono dirottati verso interventi più invasivi. Un’incongruenza a cui porre rimedio al più presto.

Di fronte ad alcuni fenomeni della sanità italiana, viene da citare il grande “vecchio” Elio Guzzanti. Quando era Ministro della Sanità, durante il Governo Dini, fu lui a introdurre in Italia il sistema dei DRG (diagnosis related group), avendo egli stesso studiato qualcosa di analogo negli USA. Ma, quella rivoluzione copernicana che pose fine ai pagamenti a piè di lista e livellò il costo delle prestazioni (dalle più semplici alle più complesse, dall’appendicectomia ai trapianti) conteneva in sé un rischio che lo stesso Guzzanti metteva allora in evidenza: l’effetto dumping sui malati che, in virtù dell’applicazione rigida dei DRG, rischiavano di essere respinti da ospedali e cliniche, sballottati a casa il venerdì per essere poi ri-accettati il lunedì successivo.

Tutto ciò, ovviamente, in questi anni si è già verificato, in condizioni normali, vale a dire in regime di applicazione “normale” dei DRG. Poi ci sono stati casi di applicazioni anomale dei DRG, come avvenne con lo scandalo del Santa Rita di Milano, dove i pazienti venivano sottoposti a interventi chirurgici inutili e pericolosi. Nei giorni scorsi sono fioccate le condanne definitive per coloro che in quella clinica avevano fatto un uso abnorme dei DRG, gonfiandoli all’inverosimile. Questa storia è continuamente in sospeso tra sanità e malasanità, tra correttezza e malagestione, tra normalità e abusi. Ma restiamo nella prima fattispecie, quella della correttezza e della normalità, nelle condizioni date di ristrettezza dei bilanci, di crisi della finanza pubblica a livello centrale e regionale, con alcune Regioni, la maggior parte nel Sud, in regime di piani di rientro dal deficit. Il Lazio è una di queste, con i Presidenti della Regione (prima Piero Marrazzo, poi Renata Polverini, oggi Nicola Zingaretti) nominati dal Governo centrale commissari ad acta per la sanità.

Dovendo rispettare il piano di rientro, in questi anni si sono susseguiti provvedimenti di tagli di posti letto, di strutture, di prestazioni. Tagli mirati? Appropriati? O disinvolti? Dilemmi che sono stati all’origine di non poche polemiche tra le forze politiche e tra gli addetti ai lavori. Sta il fatto che, a forza di tagliare, alla fine alcune situazioni sono entrate in una criticità sconosciuta fino a qualche anno fa.

E’ il caso del decreto di Renata Polverini che introduce “ulteriori settori di attività chirurgica che è possibile trasferire al regime ambulatoriale come APA (accorpamenti di prestazioni ambulatoriali”. Nel provvedimento si sostiene che “il passaggio al regime ambulatoriale è possibile grazie al combinato delle caratteristiche patologiche e dell’evoluzione delle tecniche chirurgiche che ne garantiscono la fattibilità, sia sotto il profilo clinico che organizzativo”. Si individuano così 21 tipologie di interventi chirurgici che passano dal regime di ricovero al regime ambulatoriale. Tra esse tre interventi di litotripsia (rene, uretere con cateterismo ureterale, prima seduta; rene, uretere con cateterismo ureterale per seduta successiva alla prima; rene, uretere e/o vescica). Effettuare un intervento di litotripsia implica visita anestesiologica, anestesia, esami ematochimici, cistoscopia, ecografia dell’addome inferiore, visita urologica di controllo, nonché ecografia dell’addome inferiore, visita urologica di controllo. Tutte pratiche previste nell’allegato al decreto Polverini. Come si possa fare tutto questo in regime ambulatoriale resta un mistero, anche se le strutture si sono adeguate, ma il disagio per i pazienti è notevole. E qui scatta l’effetto dumping dei DRG così concepiti. Lo rilevano gli operatori e i responsabili delle strutture che praticano la litotripsia con tecnologie di avanguardia e che non possono reggere un regime così rigido del DRG.

Sabato 22 giugno l’INI (Istituto Neurotraumatologico Italiano) di Grottaferrata, comune dei Castelli Romani, ha organizzato e ospitato un convegno internazionale sul tema “ESWL: il presente e il futuro della litotrissia extracorporea ad onde d’urto”. Il work shop, organizzato dal professor Ferdinando De Marco, responsabile del servizio di Urologia dell’INI, ha visto la partecipazione di nomi illustri dell’urologia europea: Chaussy, Forssmann, Wieland, Tailly, Lutz. Nel corso del convegno si è ribadito che esiste un futuro per l’ESWL, tuttora nelle linee guida dell’Associazione Europea di Urologia (EAU) per il trattamento delle più frequenti calcolosi urinarie, essendo questa una tecnica meno invasiva rispetto ad altre pratiche. Nonostante il convegno fosse strettamente scientifico, sullo sfondo rimaneva il problema del rapporto tra la struttura accreditata e la Regione Lazio, che, con quel decreto, ha fortemente penalizzato sia i pazienti, sia i centri che praticano la litotrissia extracorporea. Lo si evince anche da una relazione che la direttrice generale del Gruppo INI, Jessica Veronica Faroni, ha prodotto recentemente con il contributo del professor De Marco. E’, questa, un’anomalia che va al più presto corretta, visto che l’attuale Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, con decreto del 24 maggio 2013, ha confermato l’accreditamento definitivo dell’INI Grottaferrata per tutte le prestazioni medico-chirurgiche già erogate da INI Grottaferrata, oltre all’avvio di nuovi importanti servizi assistenziali susseguenti al processo di riconversione iniziato con il decreto n. 29 del 2012. Un accreditamento che conferma l’INI struttura di eccellenza nel Lazio con caratteristiche riconosciute nello stesso decreto di accreditamento: “220 posti letto, suddivisi tra attività per acuzie e di riabilitazione neuro-motoria. In particolare, l’offerta ospedaliera accreditata adesso consta di: a) 73 posti letto per acuti appartenenti al Raggruppamento medico-chirurgico (44 pp.ll. di ricovero ordinario di medicina generale e di neurologia, 15 pp.ll. di urologia e 7 pp.ll. di ortopedia; 7 pp. ll. di day hospital, di cui 3 di day surgery per gli interventi ortopedici e i restanti 4 per i ricoveri diurni di medicina generale); b) 67 posti letto del Raggruppamento riabilitativo (60 per la degenza di riabilitazione neuromotoria e ortopedica; 7 in day hospital per la stessa funzione); c) 25 posti letto per il Raggruppamento oncologico (15 in ricovero ordinario e 10 in day hospital). Il decreto di Zingaretti concede l’accreditamento definitivo a INI Grottaferrata per un Centro residenziale per cure palliative (hospice) articolato su 5 posti letto residenziali e 20 in regime di assistenza domiciliare, integrati funzionalmente con l’Unità di Oncologia della Casa di Cura, nell’ottica di favorire la continuità assistenziale e la qualità delle cure prestate ai pazienti oncologici. Contestualmente sono stati confermati i Servizi di diagnosi e cura utilizzabili anche ambulatorialmente e numerose attività ambulatoriali tra cui: laboratorio specialistico, radiodiagnostica con TAC multistrato, Servizio di medicina nucleare; RMN Philips 1,5 Tesla; elettroencefalografia; neuro fisiopatologia; poliambulatori sia in regime ambulatoriale che in day service (cardiologia, chirurgia generale, chirurgia plastica, medicina dello sport, endocrinologia, nefrologia, neurochirurgia, neurologia, oculistica, odontostomatologia, ortopedia e traumatologia, ginecologia, otorinolaringoiatria, psichiatria, urologia, dermosifilopatia, medicina fisica e riabilitazione, gastroenterologia, oncologia, pneumologia, reumatologia); ambulatori chirurgici per l’esecuzione di APA nelle specialità di chirurgia della mano, oculistica, chirurgia vascolare e angiologia, dermatochirurgia, etc..); radioterapia con acceleratore lineare. In un periodo di crisi per la sanità nazionale e non solo regionale, si tratta di un risultato importante che però è la conseguenza diretta della revoca di numerosi posti letto di riabilitazione operato durante lo scorso anno, che solo in parte compensa l’entità del taglio subito”. Così si legge nel comunicato stampa dell’INI che annuncia l’accreditamento da parte della Regione Lazio. Una posizione ribadita anche da Jessica Veronica Faroni, nella sua qualità di Presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP) del Lazio, che in più circostanze ha criticato la logica dei tagli “lineari” in sanità, quando invece occorrerebbe intervenire sugli sprechi e operare, laddove occorre, tagli mirati e non indiscriminati.

Orfeo Notaristefano


AMANTEA: DAL 3 MAGGIO AL 28 GIUGNO 7 CAFFE’ LETTERARI DI FRONTE AL MARE

Gli eventi si terranno presso il Grand Hotel “La Tonnara”, in via omonima

“L’economia deve sostenere la cultura, la cultura genera l’economia”. La frase è del professor Franco Cuccurullo, Presidente del Comitato per le Biotecnologie e la Biosicurezza. Sta a dire che pensare oggi a un nuovo sviluppo del Mezzogiorno senza una vera svolta culturale e morale sarebbe l’ennesima illusione per le Regioni del Sud che arrancano nella crisi economica globale più delle Regioni del Centro-Nord. Governi nazionali e locali, di tutti i colori politici, hanno negli anni mancato gli obiettivi strategici per un riequilibrio tra il Sud e il Centro-Nord del Paese. E, ormai, le ragioni distintive tra centro-sinistra e centro-destra appaiono sempre più sfumate, anche sui temi legati al Mezzogiorno. Venerdì 3 maggio alle ore 18 tutto questo sarà al centro della discussione, condotta dal giornalista-scrittore Emiliano Morrone, attorno al nuovo libro di Piero Sansonetti, direttore di Calabria Ora, il cui titolo, emblematico, rende bene l’idea di che cosa si parla: “La sinistra è di destra” (BUR).

Venerdì 10 maggio alle ore 17 si entrerà nel vivo della svolta culturale di cui la Calabria ha bisogno con la presentazione del progetto e Manifesto “Risveglio ideale”, promosso da Angela Napoli, già componente della Commissione Parlamentare Antimafia, che sarà intervistata da Orfeo Notaristefano, giornalista e scrittore.Ma in questi ultimi mesi, un forte segnale di cambiamento è venuto dalla Chiesa cattolica. Venerdì 17 maggio alle ore 18 Padre Rocco Benvenuto, Correttore provinciale dell’Ordine dei Padri Minimi del Santuario di San Francesco di Paola parlerà di “Papa Francesco: innovazione, tradizione, con occhi nuovi per il futuro della Chiesa”. Condurrà l’incontro Nicola Perri.

La calabresità positiva, il forte ancoraggio a valori importanti come il lavoro e la famiglia saranno al centro della presentazione del libro “Tutta colpa del mare e della luna” di Giuseppe Perrotta, chirurgo e scrittore, intervistato da Guido Scarpino, giornalista di Calabria Ora.

La calabresità positiva è presente anche nel libro di Filippo D’Andrea, “Sotto il cielo di Calabria” che racconta otto personaggi che sono stati importanti per la crescita di Lamezia Terme, divenuta tale per l’unificazione di tre comuni (Nicastro, Sant’Eufemia, Sambiase”. Presenterà l’evento del 7 giugno alle ore 18 Rossella Rubino, giornalista di vivavocetv di Lamezia Terme.

Il tema dei temi “la Calabria. Tra crisi economica e lavoro che non c’è. Quali risposte dall’Europa?” sarà affrontato venerdì 21 giugno alle ore 18 dal’europarlamentare Mario Pirillo, intervistato da Orfeo Notaristefano. Emergerà la centralità dell’Unione Europea a sostegno delle aree deboli dei Paesi membri, tra le quali il Mezzogiorno d’Italia.

La Calabria è la regione d’Italia sempre più povera con una ‘ndrangheta sempre più ricca. Questo apparente paradosso sarà affrontato nell’ultimo incontro del venerdì 28 giugno ore 18 da Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto a Reggio Calabria, che presenterà in suo ultimo libro, scritto con Antonio Nicaso, “Dire e non dire. I dieci comandamenti della ‘ndrangheta nelle parole degli affiliati”. Intervisterà Orfeo Notaristefano.

La Tonnara Grand Hotel, via Tonnara, Amantea (Cosenza)

Organizzazione e contatti: Valentina Perri (Direzione GH La Tonnara), telefono 0982424590                       Orfeo Notaristefano, telefono 3356279922