Archivio per Settembre, 2010

NO ‘NDRANGHETA! REGGIO C. 25 SET ORE 10, P.ZA LIBERTA’

“No ‘ndrangheta” è la manifestazione proposta dal Quotidiano della Calabria dopo la bomba fatta esplodere davanti all’abitazione del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Il 25 settembre, nella città dello Stretto, sarà invitato a scendere in piazza chi si riconosce nel fronte che contrasta la prepotenza delle ‘ndrine. Un modo per testimoniare la vicinanza a chi opera in prima linea contro la criminalità, ma anche un’occasione per aprire un confronto sui calabresi che vogliono assumersi le proprie responsabilità per arginare la mentalità mafiosa. Il dibattito che accompagnerà fino all’appuntamento di Reggio troverà spazio sulle colonne del Quotidiano e sulle sue pagine web. A partire da questo blog, aperto al contributo dei lettori.

Editoriale di Matteo Cosenza

Di primo acchito l’impressionante mole di attestati di solidarietà al procuratore Di Landro infonde fiducia perché fa capire quanto vasto sia il fronte che si oppone alla ‘ndrangheta, la quale invece per parlare ha bisogno di pochi eloquenti gesti come il tritolo esploso l’altra notte a Reggio. Per questo, pur apprezzando il comprensibile, giustificato e convinto moto di sdegno per l’attentato terroristico e di vicinanza al magistrato che si vuole intimidire, è giusto soffermarsi sulle dichiarazioni, anche questa volta non scontate, di un personaggio politico come Angela Napoli, che la sua battaglia contro la ‘ndrangheta e il malaffare la fa coraggiosamente ogni giorno: attenzione - ha avvertito -, servono meno solidarietà e più fatti. Sì, è ben strano che il diluvio di parole arrivi anche da chi ha il compito di operare o di dare, per esempio, più auto e benzina sufficiente ai magistrati. Sono belli anche gli interventi dei dirigenti sindacali che invocano una mobilitazione generale contro la ‘ndrangheta: ma quando? E perché finora non c’è stata? E vale poco richiamare la manifestazione del Primo Maggio a Rosarno con Epifani, che ebbe soprattutto il valore di ricucire una ferita del sindacato la cui assenza era emersa nitidamente nei drammatici giorni della rivolta degli immigrati sfruttati come bestie sotto gli occhi di tutti. Concretamente chi combatte la ‘ndrangheta? La risposta più facile è: la gente onesta e che rispetta la legge. Ma non basta. Sicuramente la parte preponderante la svolgono i magistrati, le forze dell’ordine e quanti hanno responsabilità per conto dello Stato nell’opera di contrasto all’illegalità e alla malavita organizzata. E’ un’opera importante di cui va dato atto a quelli che - come ha ricordato davanti al tritolo ancora fumante Di Landro - sono fedeli servitori dello Stato e la cui unica colpa è di fare il proprio dovere, ma quanti tribunali e procure sonnecchiano? Scriveva l’altro giorno Mimmo Cangemi che, in giro per l’Italia a presentare il suo libro sul “giudice meschino”, si è trovato frequentemente a dover contrastare l’idea di una Calabria dove dietro ogni angolo di strada ci sarebbe in agguato qualcuno con il fucile puntato. Sappiamo che non è così e che quella percezione è il risultato di un messaggio, l’unico purtroppo, che esce dai confini di questa terra. Chiediamoci: ma questa relativa tranquillità non scaturisce forse dal combinato disposto di una serie di fattori, in primo luogo l’indifferenza degli onesti (la maggioranza), la contiguità di chi cerca convenienze (un esercito), e poi la complicità di tanti pubblici poteri, il lasciar fare, la paura (usiamola questa parola), una pubblica amministrazione inefficiente e, quindi, aperta a qualsiasi ingerenza, un sistema economico fragile per lo più fondato sugli incentivi pubblici e sovente osteggiato da un sistema bancario ostile. Lo diciamo con tutta la prudenza del caso: in molti territori la ‘ndrangheta non ha bisogno di ostentare il suo potere, sa di averlo e che per conservarlo le fa comodo la “pace”. In alcuni paesi della Locride si può lasciare l’auto con le chiavi nel cruscotto perché nessuno si permette di rubare: i boss non tollerano la piccola criminalità e di tanto in tanto provvedono a punire qualche giovane con la testa calda, garantendo a modo loro tranquillità a tutti e molti ne sono pure contenti. Questa “pace” è rotta da lotte interne per la supremazia, da qualche amministratore pubblico con la schiena diritta e dall’azione di contrasto dello Stato. E se in una Procura come quella di Reggio da un bel po’ di tempo sta cambiando la musica ecco partire gli avvertimenti in un’escalation che lascia immaginare prossime azioni ben più eclatanti. Per estirpare la “malapianta”, come dice Gratteri, ci vuole l’azione dello Stato ma occorre ben altro. E perciò ben venga finalmente un sussulto delle coscienze come si vide a Palermo dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio e, come non ci fu in Calabria, dopo l’uccisione altrettanto esemplare di un magistrato straordinario come Scopelliti. Si avvicina l’autunno ma la Calabria ha bisogno di una primavera. Si incominci - cari sindacati in cerca di un ruolo, cari partiti perennemente impegnati nelle vostre diatribe interne, cari movimenti della società civile che siete come l’araba fenice - con l’organizzare per settembre una grande manifestazione a Reggio. Non crediamo al valore taumaturgico di queste forme di lotta, ma essa può servire almeno a due cose: a far sentire meno soli i magistrati, i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri e tutti i servitori dello Stato che rischiano per conto nostro la loro vita; in secondo luogo può essere un modo per chiamare i calabresi a una nuova presa di coscienza e ad avviare un cammino virtuoso nel segno della legalità e del rispetto delle persone. Da lì possono scaturire tante cose, si tratta di avviare con coraggio e convinzione questo processo. In conclusione, però, occorre porsi una domanda che apparentemente sembrerebbe mettere in discussione quanto detto finora, vale a dire: ma c’è solo la ‘ndrangheta dietro l’attentato terroristico dell’altra notte? Quanto è successo finora invita alla prudenza e a evitare giudizi sommari. La bomba davanti al Palazzo di giustizia, i bulloni svitati alle ruote dell’auto del procuratore, il proiettile sull’auto del procuratore di Palmi Creazzo, anche l’auto imbottita di armi ed esplosivi lungo il tragitto per l’aeroporto del presidente Napolitano, e poi il clima rovente degli anni scorsi, per esempio le cimici trovate nelle stanze di qualche magistrato, non si possono rubricare in quattro e quattr’otto assegnandone precisamente la responsabilità. Siamo - è il caso di ricordarcelo sempre - il paese delle trame e dei misteri e che ci sono i servitori dello Stato e quelli che lo tradiscono. E quando si rompono gli equilibri c’è anche chi non ci sta. E’ successo tante volte, come le cronache italiane insegnano, e può sempre accadere. Auguriamoci che non sia questo il caso, ma non è sbagliato dire che un moto fecondo di solidarietà - meno segnali verbosi e più azioni fattive - deve individuare il nemico da sconfiggere nella ‘ndrangheta e in tutti i suoi sodali ovunque si annidino.

Matteo Cosenza

Il nostro commento

Saremo presenti a Reggio Calabria. Condividiamo editoriale di Matteo Cosenza, lo spirito dell’iniziativa del ‘Quotidiano della Calabria’, l’opportunità di fare oggi questa manifestazione. Nelle vicende calabresi non è mai mancata la mia presenza a iniziative antindrangheta, purché serie come questa. L’ampiezza delle adesioni raccolte fino a oggi stanno a dimostrare quanto le persone perbene sentano la necessità di una scossa politica, culturale e civile per la Calabria. Il fatto che sia un giornale a promuovere l’iniziativa assume un significato in più circa il ruolo che l’informazione può esercitare nella lotta alle mafie, un ruolo decisivo e trainante. Negli ultimi 20 anni è stato così in Sicilia, speriamo che sia così anche in Calabria. Da sempre abbiamo ritenuto che l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine sia insostituibile sul piano della repressione. Ma non basta: occorre una forte ribellione popolare contro la dittatura delle mafie, occorrono percorsi culturali e civili che si devono radicare nella maggioranza della popolazione, per recidere i radicamenti mafiosi. Sarà un processo di lunga durata, una guerra di lunga durata, non sarà facile, ma sarà possibile, specialmente se gli adulti cominciano a cambiare da adesso e se si investirà sulle nuove generazioni. Vogliamo condividere con il ‘Quotidiano della Calabria’ un nostro slogan ricorrente, coniato dal sottoscritto assieme al senatore Giuseppe Lumia nel 2003 a Paola, combinazione, proprio in Calabria e lo mettiamo a vostra disposizione: “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”.


DIAMANTE, DOM 5 SETTEMBRE ORE 21

“Le mani sulla sanità”, Lungomare G. Mancini (leggi…)