Archivio per Dicembre, 2013

“CALABRIA. I RITORNI. I nostri viaggi verso sud”. Racconti.

Prefazioni di Angela Napoli e Mario Pirillo. Il nuovo libro di Orfeo Notaristefano è uscito il 20 dicembre 2013. (Edizioni Ponte Sisto)

Con nuovi occhi, un nuovo senso a questa storia. Questo non è un saggio, è un libro di racconti. La storia personale che si incrocia con quella di altre persone; di una regione, la Calabria; di un Paese, l’Italia; di un Continente, l’Europa.L’Amore, l’Amicizia, l’Antimafia. E c’è una quarta A maiuscola non svelata. Una vita di corsa, i nostri continui viaggi verso Sud, i miei e quelli dei miei amici, a volte insieme, il più delle volte da soli. La Salerno-Reggio Calabria. Le strade statali 18 e 106, i luoghi, i territori, le città, i paesi, le persone, le cose. Mentre la vita scorre, cerchiamo di rimanere ancorati al presente e di dargli un senso, visto che un senso il passato già lo ha avuto e al futuro non glielo possiamo dare, perché non lo conosciamo. Applichiamo la cultura dell’impegno al tempo presente, qui e ora. Il nostro partire è sempre per ritornare, pensando agli anelli mancanti, alle persone che  non ci sono più, alle cose fatte e a quelle da fare. Incantati davanti a un tramonto sul Tirreno cosentino, continuiamo ad essere ottimisti perché il sole sorgerà ancora. Pensiamo alla malinconia del Gattopardo per dare umanità alle persone che ci stanno a cuore. E in testa abbiamo una frase formidabile di John Donne: “Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona anche per te”. Realizzazione e stampaPonte Sisto - Romatel. 066868444 - fax 0668801707www.lg.roma.it - psedizioni@gmail.com

INDICE
- L’Amore, i luoghi, gli anni dell’impegno
- Si, viaggiare. I forzati dell’A3, Salerno-Reggio C.
- SS. 18 e SS. 106
- I treni, gli aerei e la sosta a Lamezia Terme
- Il nostro partire e’ sempre per ritornare
- Gli anelli mancanti
- Con nuovi occhi, un nuovo senso a questa storia

DEDICHE E PENSIERI

Hai delle isole negli occhi

“Io non mento non importa cosa dicono

nel silenzio guardo le anime che passano

e di queste anime tu sei la più speciale

perché sorridi anche inseguita dal dolore

e ti a-m-o anche se soffri e poi pretendi non si veda

quando vorresti che il sorriso tuo invertisse

la controregola che regola le masse

e tu mi a-m-i

dici che esistono solo persone buone

quelle cattive sono solamente sole…

…e forse è così

hai delle isole negli occhi e il dolore più profondo

riposa almeno un’ora solo se ti incontro

e ti a-m-o

e con le mani dico quello che non so

e tu mi a-m-i

trama sintetica di una giornata storica

hai delle isole negli occhi

e il dolore più profondo

riposa almeno un’ora solo se ti incontro”.

(Tiziano Ferro, L’Amore è una cosa semplice, novembre 2011)

“A che serve avere le mani pulite, se si tengono in tasca”. “L’obbedienza  non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”.(Don Lorenzo Milani - Firenze 1923-1967)

“No, non fa male credere, fa molto male credere male”(Giorgio Gaber - Milano 1939-2003)

“Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”(Lao Tzu, filosofo cinese, 500 A.C.)

“Chiamami sempre amore. Che questa maledetta notte dovrà pur finire,

perché la riempiremo noi da qui di musica e parole”. (Roberto Vecchioni, 2011)

Prefazione di Angela Napoli

Con il nuovo libro “Calabria – I ritorni” Orfeo Notaristefano fa emergere il grande Amore che lo mantiene vincolato alla nostra Calabria e che continua a mostrare attraverso l’impegno trasmesso con i suoi costanti viaggi e le sue numerose iniziative verso questa parte del Sud, carica di risorse umane e naturali, ma troppo mortificata dalla presenza della criminalità organizzata e da una vita amministrativa e gestionale pervasa da illegalità e corruzione.

E’ proprio l’Amore (non a caso lo scrivo anch’io con la “A” maiuscola!) per la sua Terra natia che lo ha portato a contrastare la ‘ndrangheta con un’ Antimafia non di facciata ma caratterizzata da chiare denunzie e dal coraggio di saper prendere le distanze da tutti coloro che dell’Antimafia se ne sono serviti solo per utilità carrieristiche.

Fin dal primo momento in cui ebbi il piacere di conoscere Orfeo Notaristefano compresi che è un uomo capace di superare qualsiasi difficoltà e di non arrendersi mai pur di aiutare la gente di Calabria a svincolarsi da questo cancro malavitoso che lo pervade.

E, dopo aver letto questi suoi racconti, ho compreso ancor di più perché mi sono sentita coinvolta ed ho condiviso molte delle sue iniziative tendenti a far mantenere saldi i valori della legalità e della giustizia, quali medicine utili a sconfiggere il male che purtroppo non aiuta la Calabria ad essere assimilata in positivo alle altre regioni d’Italia.

Attraverso i racconti di questo nuovo libro, tutti realmente vissuti, Orfeo riesce a fotografare il malaffare, la corruzione e le collusioni che fungono da humus vitale per la pervasività della ‘ndrangheta e che non aiutano lo sviluppo legale del nostro territorio.

L’Amore per la Calabria, per il Sud e per l’Italia intera porta lo scrittore Orfeo a rivolgere l’invito per scrollarci dall’ assuefazione a questo sistema canceroso facendo nostra “la cultura dell’impegno e della partecipazione”, al fine di costruire, tutti insieme, gli “anelli mancanti” utili a far rinascere l’Italia ideale per le future generazioni.

Cultura dell’impegno e della partecipazione che continuerà a farmi condividere anche le future iniziative di Orfeo!

Angela Napoli

Presidente Associazione “Risveglio Ideale”

Già Deputata e Vice-Presidente Commissione Parlamentare Antimafia

Prefazione di Mario Pirillo

Verso Sud, da associazione culturale a network, rappresenta da anni l’impegno a promuovere i valori di una società libera, aperta, democratica e partecipativa, ma, soprattutto attraverso le sue attività, ha contribuito a stimolare e risvegliare le coscienze per la difesa della legalità sempre e comunque.

Un’azione  portata avanti per anni, con impegno e dedizione, da Orfeo Notaristefano, giornalista capitolino nato in Calabria, al quale mi lega un profondo affetto e la condivisione e l’apprezzamento del percorso culturale che ha saputo costruire nel corso del tempo.

La sua nuova fatica “Calabria. I ritorni”, è un libro di racconti degli ultimi anni vissuti tra la Calabria e Roma dallo stesso scrittore. Un libro sull’Antimafia con l’A maiuscola, sull’Amicizia, sull’Amore. Un libro sulla vita, con riferimenti alle cose fatte e a quelle da fare, agli anni vissuti e a quelli che restano da vivere. E’ un libro sul senso stesso della vita, sui valori, sulle idee con continui riferimenti alla cultura dell’impegno, sull’esempio e sulla scuola di Don Lorenzo Milani. Non mancano le  sue considerazioni su come  sia cambiata la società calabrese e italiana in questi anni, avendo come bussola i Rapporti e le analisi del Censis.

I riferimenti  al mio paese natio, Amantea, mi fanno rivivere i momenti con Orfeo,  le nostre lunghe chiacchierate, i nostri incontri e le attività fatte insieme,  presentando  libri e organizzando  incontri. La Calabria, é stata da sempre meta di viaggiatori stranieri che l’hanno raccontata nei propri diari di viaggio, offrendo  una visione nuova della Regione, cogliendo sfumature che forse solo un forestiero avrebbe potuto notare. Nel passato, la Calabria rappresentava un luogo selvaggio ed incontaminato, dove ritrovare un contatto con la natura più autentica.  Edward Lear, viaggiatore e paesaggista inglese, per esempio, intraprese la sua avventura nel Sud, nelle nostre terre, già  nel  1847  e percorse molti chilometri a piedi. Rimanendo affascinato dalla maestosa bellezza dell’Aspromonte, e dalla  “architettura naturale” che la nostra terra sa offrire. La costante di Orfeo invece e’ sempre stata l’Antimafia, un codice etico da proporre e promuovere sempre come vademecum di iniziative. Un biglietto da visita per iniziare a dialogare.

“Gli anelli mancanti” (VI capitolo) parla dei valori che oggi mancano perché l’Italia diventi un Paese normale, per poi concludere con considerazioni sul senso della vita e della morte. Nel libro c’e’ tutto, e forse anche tutto Orfeo Notaristefano, che dedica anima e corpo alla promozione della qualità morale e civile della cultura meridionale.

Con fraterna amicizia

Mario Pirillo

Deputato al Parlamento Europeo


“ETICA E SANITA’. LINEE GUIDA PER MEDICI E GIORNALISTI”.

Il libro è uscito. Prefazioni di Amedeo Bianco e Ignazio Marino. Postfazione di Mario Bernardini. (leggi…)


CENSIS: ITALIA SENZA FERVORE, SCIAPA E INFELICE. LA SPERANZA NELLA CONNETTIVITÀ.

Giuseppe De Rita: il Papa mi ha detto  ”la realtà è nelle periferie”

da www.fnomceo.it

Parla di “dimesso orgoglio” quest’anno Giuseppe De Rita, nel presentare il 47° Rapporto sullo stato sociale del Paese, appuntamento annuale del Censis nel Parlamentino del Cnel, a Roma. “Abbiamo il dimesso orgoglio di essere rimasti qui per 47 anni ad analizzare la continuità italiana, in una società che cerca la discontinuità”. De Rita ricorda: “Il primo Rapporto fu del ‘68, il secondo durante l’autunno caldo del ‘69. Parlavo allora di accettazione del conflitto e venivo apostrofato ‘autonomo bianco’, perché cattolico. Ma, ancora oggi, continuiamo a lavorare sulla continuità, mentre tutti siamo un po’ guardoni e discontinui, in una società che è sciapa e infelice”.

Il Librone verde del Censis si compone quest’anno di 566 pagine. E’ suddiviso in quattro parti con numerosi capitoli e paragrafi, secondo il metodo di indagine sociologica tipica della Fondazione, un Librone pieno di analisi e dati. De Rita, come sempre, scrive di suo pugno le considerazioni generali e poi le racconta all’appuntamento annuale al Cnel. “Negli ultimi tempi, tutto il dibattito nel Paese è ruotato attorno a tre concetti: baratro, stabilità e classi dirigenti. Tre carte, le giochiamo tutt’e tre e ci incartiamo da soli. In realtà, nessuno ha spiegato bene che cosa è il baratro. Dove sta il baratro? E’ un concetto ansiogeno e indistinto, rispetto al quale la reazione è il desiderio di sopravvivenza. Vogliamo sopravvivere -precisa De Rita- ma la sopravvivenza, nella situazione data, vuol dire voler vivere oltre il momento contingente e la crisi, cambiando noi stessi”.

L’ansia della sopravvivenza per andare oltre la crisi

Il richiamo è al Rapporto dello scorso anno, a quell’ansia di sopravvivenza che determinava una reazione positiva basata su tre elementi: restanza, differenza, riposizionamento. E De Rita insiste: “La sopravvivenza ci ha dato nuovi slanci nell’imprenditoria, specialmente femminile, a cui si è aggiunta quella degli immigrati mentre il fenomeno dei giovani che vanno all’estero va interpretato non soltanto in termini negativi, ma nel senso di nuove opportunità”. Ma è sul concetto di stabilità che De Rita si sofferma: “Si è pensato di spianare il mare, senza capire che il mare è movimento, lo squilibrio era ed è insito nel sistema, come il mare ha in sé maremoti e tempeste, che non si possono arginare pensando di coprire il mare. Invece abbiamo classi dirigenti che giocano un gioco proprio: enfatizzano alcuni fenomeni come la crisi, lo spread e così via al solo scopo di giustificare se stesse e la propria funzione. Questo meccanismo indebolisce non soltanto le stesse classi dirigenti, ma l’intero Paese, che reagisce in cerca della sopravvivenza, mentre la cosiddetta “società civile” (espressione che non mi è mai piaciuta) non esiste più, si è espressa in singoli episodi, ma non ha dato alcuna risposta complessiva”.

47° Rapporto e 50 anni di attività del Censis, ricordati, lo scorso 26 novembre, in una cerimonia al Quirinale, dove Giuseppe De Rita e il suo gruppo di lavoro sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma De Rita svela, presentando il Rapporto, un colloquio privato nei giorni scorsi con Papa Francesco: “Il Papa dice che la realtà è nelle periferie e, in effetti, è quello che noi abbiamo cercato di fare in questi lunghi anni, per cercare di captare cosa cambiava nelle pieghe sconosciute della società italiana. Siamo stati a Prato per capire come si andava creando quel distretto industriale, decenni prima che arrivassero i cinesi. La verità di oggi è -precisa De Rita- che si è perso il fervore di operare. La società è sciapa perché manca il sale dell’alchimia, la capacità di determinare e accompagnare i processi di cambiamento. Rispetto agli anni del secondo dopoguerra, quelli della ricostruzione e del boom economico, oggi siamo più infelici perché non abbiamo più mobilità sociale, ognuno di noi vive in una collocazione sociale ferma”.

Senza speranza, quindi? No, un po’ di fervore esiste ancora in quella che una volta si poteva definire la cultura contadina, che oggi trova espressione nell’imprenditoria femminile per alcune produzioni agricole, si pensi ai vini; un po’ di fervore lo si trova nell’artigianato che sta facendo innovazione; lo si trova nel lavoro degli immigrati. De Rita: “E’ il momento di lanciare altre due sfide: la riforma del Welfare, inteso come welfare di comunità, welfare privato, contrattuale e associativo”, visto che il Welfare state si va esaurendo, anche per scarsità di risorse. La seconda sfida riguarda la digitalizzazione, un processo che va oltre l’Agenda digitale e che può fornire nuove opportunità di sviluppo. “Ma c’è un filo conduttore che deve unificare il tutto: è la connettività -spiega De Rita- che risponde all’esigenza di mettersi insieme e la sopravvivenza è l’insieme delle nostre azioni connettive. Non parlo più di coesione sociale, in questa fase, ma di connettività, nella consapevolezza che essa non va verso l’alto, ma è orizzontale, esprime lo sviluppo nella continuità. Come Censis, parlo di orgoglio dimesso perché non abbiamo manie di protagonismo e se io fossi giovane andrei nelle periferie”.

I giovani navigatori nel mondo globale

Per Giuseppe Roma, direttore del Censis, “il lento scivolamento verso il basso si fermerà. Abbiamo attraversato un anno difficile, ma importante e il freno per non precipitare nel baratro lo danno le famiglie e le imprese. Famiglie che, pur essendo composte in media da 2,4 persone, in realtà stanno in una rete di 9 componenti tra parenti, nonni e nipoti. Otto milioni di famiglie in Italia si scambiano aiuti, è un Welfare familiare che risponde alla crisi. Ci si organizza anche per gli acquisti, mentre il punto dolente sta nelle indecisioni della politica, come nella vicenda dell’IMU: la pressione fiscale toglie risorse alle famiglie, ma la confusione toglie le certezze, crea insicurezze”. Anche Roma indica nelle donne, negli immigrati e nei giovani le possibilità di ripartenza per il Paese: “Un milione di famiglie ha un proprio congiunto all’estero, nel 45 per cento dei casi stabilmente all’estero. Ma niente fuga dei cervelli, basta con questa espressione, i giovani sono navigatori in un mondo globale”.

Il Presidente del Cnel Antonio Marzano ha così ricordato i 50 anni di lavoro del Censis: “Capire la società non è tempo perso, in questi anni c’è stato un intreccio continuo tra avanzamenti e regressioni, instabilità e tensioni sociali, con classi politiche  non adeguate alla situazione. Il crollo non c’è stato soltanto perché milioni di italiani hanno perseguito l’obiettivo della sopravvivenza, ora si deve andare oltre la sopravvivenza. Abbiamo avuto la crisi economica più lunga perché si è determinata la sommatoria tra la crisi del mercato e la crisi dello Stato, non c’è stata compensazione”. Marzano ha confermato: “Il Cnel continua nel suo lavoro per capire i problemi della gente e rappresentarli alle Istituzioni, è il nostro compito”.

50 anni è mezzo secolo di vita del Paese e delle persone. Ne sono cambiate di cose e De Rita fa una battuta: “Quando 50 anni fa, per la prima volta ci venne in mente di sviluppare un lavoro del genere, un Rapporto annuale sulla società italiana, pareva un’idea bizzarra, ma qualcuno di noi, pensandoci bene, disse: se po’ fa”.

Orfeo Notaristefano

Allegati: Dal 47° Rapporto Censis 2013 riportiamo quelle che sono due criticità: la prima riguarda il sistema di welfare, la seconda il Mezzogiorno. Eccole.

Il capitolo «Il sistema di welfare».

L’empowerment degli operatori fa la buona sanità. Nella tensione alla razionalizzazione del servizio sanitario, una nuova attenzione sta maturando per l’analisi e la promozione di tutti i fattori che, all’interno dei servizi e delle organizzazioni sanitarie, possono impattare positivamente sul benessere e il clima organizzativo. Dalle diverse indagini che analizzano l’empowermet degli operatori sanitari, tra cui la recente sperimentazione Agenas-Censis, emergono alcuni elementi ricorrenti. Gli aspetti del clima organizzativo definiti più positivamente dagli operatori risultano quelli che attengono al rapporto con i pazienti (per il 98,5% di quanti si ritengono soddisfatti) e i loro familiari (93,9%), ma nelle relazioni con i colleghi e soprattutto con i superiori emergono le criticità legate alla mancata corrispondenza tra impegno, risultato e riconoscimento.

La spesa farmaceutica nella crisi del Ssn. La progressiva riduzione della spesa farmaceutica territoriale totale, pubblica e privata, ha fatto registrare in Italia nel 2012 un totale di 19.389 milioni di euro, con una riduzione rispetto al 2008 di -1,9% e di -5,6% rispetto all’anno precedente. A fronte della riduzione costante della spesa pubblica, diminuita in termini nominali in un solo anno dell’8%, la spesa privata fa registrare un andamento opposto di crescita costante (dal 2008 al 2012 +12,3%), in particolare la spesa per ticket sui farmaci (aumentata del 117,3% dal 2008 al 2012), che nell’ultimo anno ha raggiunto la quota di 1,4 miliardi di euro. Diminuisce pertanto la quota di spesa coperta dal Ssn, che è passata dal 65,9% del 2008 al 61% del 2012. Non stupisce quindi che a questi dati strutturali corrisponda la sensazione espressa dalla maggioranza dei cittadini che la spesa di tasca propria per l’acquisto dei farmaci, sia essa legata al pagamento dei ticket, che per il pagamento eventuale della differenza di prezzo per i farmaci con marchio, sia per quelli a pagamento intero, sia aumentata.

Finanziare e impiegare meglio le risorse, vera priorità del welfare. La spesa pubblica per la protezione sociale in Italia è pari a quasi il 30% del Prodotto interno lordo e in rapporto al Pil nel periodo di crisi è cresciuta di 3,2 punti percentuali. Il dato poco riflette la limatura progressiva della spesa pubblica per il welfare che sta impattando seriamente sui bilanci delle famiglie. Da un’indagine realizzata dal Censis si evidenzia infatti che il 27% degli intervistati dichiara che gli è capitato di dover pagare un ticket su una prestazione sanitaria superiore al costo che avrebbe sostenuto se avesse acquistato la prestazione nel privato pagando il costo per intero di tasca propria. Cresce quindi il ricorso al privato e all’intramoenia. Le prestazioni svolte più frequentemente in strutture private a pagamento intero riguardano: l’odontoiatria, con quasi il 90% dei cittadini che vi ha svolto estrazioni dentarie semplici, con anestesia; la ginecologia (57%); la riabilitazione motoria in motuleso semplice (36%); le visite ortopediche (34,4%). Il 38% degli italiani ha aumentato negli ultimi anni il ricorso al privato per la riabilitazione motoria, oltre il 35% per la colonscopia, il 34% per le visite ortopediche; per l’intramoenia invece il 23,3% degli intervistati ha aumentato il ricorso per la riabilitazione motoria, oltre il 17% per l’ecografia all’addome completo, il 16,7% per le visite ortopediche. gli italiani giudicano negativamente le manovre di finanza pubblica sulla sanità, non solo perché hanno tagliato i servizi e ridotto la qualità (61%), o perché hanno accentuato le differenze di copertura tra regioni, ceti sociali (73%), ma perché hanno puntato troppo sui tagli e poco sulla ricerca di nuove fonti di finanziamento, dai fondi sanitari alle polizze malattie (67%).

Centralità delle reti di relazioni e rischi di erosione. L’incremento delle persone che vivono sole rischia di scardinare l’organizzazione del sistema di welfare italiano, che tende a internalizzare nelle famiglie, sia pure allargate, le risposte ad una molteplicità di bisogni sociali. Le persone che vivono sole sono oltre 7,5 milioni, pari al 14,5% della popolazione da 15 anni in poi; di queste, quasi 2 milioni hanno tra 15 e 45 anni, pari all’8,2% di questa classe di età (in aumento rispetto al 2002 del 31%), poco più di 2 milioni hanno tra 45 e 64 anni, pari al 12,2% (+71%) e oltre 3,6 milioni sono anziani, pari al 29,5% (+24,8%). Rispetto al 2002 si registra un aumento del 36,6%, pari a quasi 2 milioni di persone in più. Piace vivere da soli a oltre l’83% degli intervistati con età fino a 34 anni, al 69% degli adulti fino a 54 anni, a meno di un quarto tra i 55-64enni e a meno del 16% tra i longevi. Vivere da soli è una condizione che proietta verso l’esterno una domanda di relazionalità e di tutela, e che richiede l’integrazione di una efficace rete di relazioni. Così, le istituzioni non profit nel nostro Paese al 2011 sono 301.191, con un incremento di quasi 66.000 unità, pari a +28% rispetto al 2001; nel complesso vi operano 5,7 milioni di persone, di cui 4.759.000 volontari, quasi 681.000 dipendenti, 270.769 lavoratori esterni (collaboratori a progetto, con contratto occasionale, con contratto occasionale di tipo accessorio) e 5.544 lavoratori temporanei. Rispetto al 2001 si registrano dinamiche di crescita significative: i volontari sono aumentati del 43,5%, i dipendenti del 39,4%, i lavoratori esterni del 169,4% e i temporanei del 48%.

Previdenza complementare e sanità integrativa, queste semisconosciute. Esiste un buco nero informativo e di conoscenza molto ampio per i filoni di welfare che dovrebbero potenzialmente affiancare il pilastro pubblico, dalla sanità integrativa (che oggi conta oltre 11 milioni di assistiti) alla previdenza complementare (con oltre 6 milioni di iscritti). Da un’indagine del Censis emerge che il 33,6% degli intervistati non ha mai sentito parlare di fondi sanitari integrativi e polizze malattia, e un ulteriore 34,9%, pur avendone sentito parlare, non sa esattamente cosa siano. Più del 53% dichiara di non conoscere le differenze tra un fondo sanitario integrativo e una polizza malattia, e oltre il 57% non è a conoscenza del fatto che i fondi sanitari integrativi garantiscono un vantaggio fiscale rispetto alle polizze malattia. Anche per la previdenza complementare, da un’indagine Censis-Covip su un ampio campione nazionale di lavoratori emerge una ridotta conoscenza di aspetti essenziali: il 35% degli intervistati dichiara di non conoscere il rapporto tra i benefici fiscali della previdenza complementare e quelli relativi ad altre forme di investimento; il 33% non è informato sui parametri per la rivalutazione dei contributi versati; oltre il 16% non sa della possibilità o meno di disporre in tutto o in parte del capitale prima del pensionamento. All’esercito degli estranei alla previdenza complementare va aggiunto quello dei lavoratori che hanno conoscenza errata; in totale sono 16 milioni i lavoratori italiani che di fatto non conoscono o conoscono male la previdenza complementare.

Meridione: problema irrisolto.

L’incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi di euro, il 36% dei 113 miliardi persi dall’Italia a causa della crisi economica. Nel 2013 si contano 39.500 imprese in meno rispetto al 2009, tra cui 9.900 scomparse nel manifatturiero. Il tasso di occupazione è al 42,1% nel secondo trimestre del 2013, a fronte del 55,7% nazionale, e il tasso di disoccupazione sfiora il 20% (8 punti in più rispetto alla media del Paese). La ricchezza pro-capite è pari al 57% di quella del Centro-Nord e le famiglie materialmente povere (cioè con difficoltà oggettive ad affrontare spese essenziali o impossibilitate ad affrontare tali spese per mancanza di denaro) è pari al 26% di quelle residenti nel Mezzogiorno, a fronte di una media nazionale del 15,7%. L’Italia appare tra i sistemi dell’eurozona quello in cui più rilevanti sono le disuguaglianze territoriali. In termini di Pil pro-capite il Centro-Nord, con 31.124 euro per abitante, è vicino ai valori dei Paesi più ricchi come la Germania, dove il Pil pro-capite è di 31.703 euro. Viceversa, i livelli del Mezzogiorno sono più vicini o inferiori a quelli della Grecia (il Sud ha meno di 18.000 euro per abitanti e la Grecia registra 18.500 euro di Pil pro-capite).


E’ nata Cancer Breaking News, la rivista che mette in rete i nuovi saperi in Oncologia

Presentata il 29 novembre 2013 al Policlinico “Gemelli”, a Roma (leggi…)