LA COCAINA PER L’EUROPA OGGI PASSA DALL’AFRICA

Governi impreparati, deboli e vaste complicità politiche fanno prosperare il traffico. L’allarme delle Nazioni Unite.

«Voglio rassicurare i cittadini e la “comunità internazionale”: farò di tutto per evitare che il nostro Paese diventi uno dei principali centri di transito del traffico di droga. Non vi saranno “favoritismi” nel trattamento dei sospettati». Ernest Bai Koroma, Presidente della Sierra Leone, ha voluto lanciare un chiaro messaggio in occasione dei recenti arresti compiuti nella capitale Freetown. Un aereo carico di 600 chili di cocaina (per un valore commerciale di 54 milioni di dollari) è stato abbandonato sulla pista di atterraggio a notte fonda. Poiché era atterrato senza permesso, i trafficanti hanno approfittato della confusione tra gli ufficiali “aeroportuali” per scappare. Ma la polizia ha prontamente catturato almeno sette trafficanti: uno statunitense, un venezuelano, due messicani e tre colombiani. In seguito, sono stati fermate 58 persone che si ritiene siano coinvolte nella vicenda.
Ma quello della Sierra Leone è solo uno dei casi. Il traffico di droga in Africa Occidentale sta svelando lentamente il proprio volto preoccupante. Le “Nazioni Unite” hanno lanciato l’allarme e stanno tentando di capire l’estensione e le modalità di un fenomeno in crescita. I “cartelli” dell’America Latina utilizzano da tempo la regione come principale “snodo” per il commercio illegale di tonnellate di droga, solitamente cocaina, che terminano il loro viaggio sui mercati europei. Dalla Mauritania al Ghana, dal Senegal alla Nigeria, dalla Guinea Bissau alla Liberia. Sono questi i Paesi che negli ultimi due anni hanno stabilito “record” locali per gli “stupefacenti” sequestrati dalle autorità: tra i 500 e i 700 chili. I “narcos” hanno smesso di usare le isole dei Caraibi come base, ora scelgono l’Africa Occidentale per la vicinanza “via mare” con la Spagna, i frequenti voli aerei con le capitali europee e, soprattutto, per la quasi totale mancanza di controlli da parte dei Governi dell’area.
Inoltre, Sierra Leone, Guinea Bissau e Liberia sono considerati “Stati falliti” per via di una “guerra civile” appena conclusa o per la condotta “corrotta” di “leadership” che spesso sono coinvolte direttamente nei traffici. Le sostanze arrivano dall’America Latina via nave o aereo; una volta raggiunto un Paese africano, continuano il loro viaggio in vari modi. E di ciò si occupano sia i trafficanti “latino-americani” sia quelli locali. In Ghana, ad esempio, si sono formate decine di “gang” che usano persone “incensurate” per fare da tramite con l’Europa. In Mauritania, la droga raggiunge le sponde della Spagna a bordo di imbarcazioni a volte cariche di emigrati.
Ma non sempre l’organizzazione da parte criminale è impeccabile. Poco tempo, fa un aereo di trafficanti ha lanciato la droga sulle isole della Guinea Bissau sbagliando o l’orario o la località. Risultato: centinaia di chili di cocaina sono stati raccolti dalle comunità di pescatori. Quando, giorni dopo, sono arrivate le forze dell’ordine, hanno scoperto che la “polvere bianca” faceva ormai parte dell’alimentazione della comunità, ignara di che cosa che fosse quella sostanza. Alcuni contadini, invece, l’avevano usata come “fertilizzante” per i campi.
Sul fronte del “contrasto” non va comunque meglio. In alcune occasioni, i “narcos” sono riusciti a scappare poiché i poliziotti si sono trovati senza benzina durante l’inseguimento. Quando invece gli arresti vengono compiuti, spesso mancano le prigioni; oppure basta un’esigua somma di denaro per essere di nuovo liberi. A volte, infatti, i processi vengono celebrati nei corridoi degli uffici in qualche minuto e senza testimoni.
Anche le migliori intenzioni non hanno molte possibilità contro il gigantesco mercato della droga. Le leggi che riguardano il “narco-traffico”, quando esistono, sono pressoché inefficaci. È così che i “cartelli latino-americani” hanno trovato il loro “paradiso” per commerciare indisturbati. Inoltre, la domanda di “stupefacenti” da parte degli europei sale anno dopo anno, in particolare quella di cocaina. Secondo l’“Onu”, un chilo di “polvere bianca” ha un valore in Africa Occidentale che varia tra i 12 e 17mila dollari, ma raggiunge i 65mila dollari per le strade di Madrid e i 110mila per quelle di Stoccolma. I trafficanti possono quindi permettersi il rischio di sequestri e di spedizioni finite male.
«Dovremmo costituire un apparato internazionale che si occupi di vigilare sulle coste di tutta l’Africa Occidentale», ha proposto Asare Otchere, capo dell’”Istituto Danquah”, “think-tank” ghanese. «I nostri Governi non fanno abbastanza per coinvolgere la “comunità internazionale”. Abbiamo bisogno dell’aiuto estero in termini tecnici e di finanziamenti». Negli ultimi tre anni gli Stati Uniti hanno finanziato con 1,5 miliardi di dollari le forze di sicurezza colombiane nel tentativo di contrastare il “narco-traffico”. Secondo Otchere, il 10% di quella cifra basterebbe a costituire una “Guardia Costiera” di tutto rispetto per l’Africa Occidentale.
Al momento i servizi di sicurezza britannici sono quelli che operano maggiormente nella zona, a stretto contatto con alcuni Paesi africani. Anche l’Italia e la Germania hanno fornito elicotteri e gommoni e svolto opera di formazione per coloro che operano sul campo. Ma gli esperti sono convinti che fino a quando la domanda europea rimarrà così alta poco si potrà fare per “sradicare” il fiorente commercio degli “stupefacenti”.

Da Nairobi (Kenya), Matteo Fraschini Koffi
(”Avvenire”, 6/9/’08)

 

LA SITUAZIONE

Aumenta il “contrasto”, i “sequestri” sono in crescita

Tra il 1998 e il 2003, in tutto il continente africano la media dei sequestri di cocaina era di 0,6 tonnellate. Ma più di 100 tonnellate sono state scoperte in Europa solo nel 2005. Dal 2004 i sequestri in Africa hanno superato le 2,5 tonnellate. I dati per i primi nove mesi del 2007 parlano di 5,7 tonnellate di “povere bianca” sottratta ai trafficanti, per un valore commerciale di 480 milioni di dollari, con un aumento del 50% rispetto al 2006. In quest’ultimo anno, due grandi sequestri di “stupefacenti” in Africa Occidentale, uno in Ghana (1,9 tonnellate) e un altro in Guinea Bissau (0,6 tonnellate). Altre operazioni rilevanti contro i “narcos” sono state condotte in Senegal, Mauritania, Capo Verde, Benin e Guinea Conakry.

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