MAFIA, POLITICA, CANDIDATURE, STRETTA DELLA CAMERA

Le misure approvate a Montecitorio, si spera in iter altrettanto rapido in Senato

–IL VELINO OREDICIANNOVE–

      Roma, 25 FEB (Velino) - No al sostegno di mafiosi per

farsi eleggere e carcere fino a 5 anni per i politici che

usano i voti della criminalita’ organizzata in cambio di

favori. E’ quanto prevede il testo approvato in prima lettura

dall’aula della Camera che contiene il divieto di svolgimento

di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure

di prevenzione. Il testo, messo a punto dalla relatrice

Angela Napoli (Pdl), nel passaggio dalla commissione

Giustizia all’aula ha subito alcune modifiche che lo hanno

reso meno rigido nella parte che riguarda la decadenza

dall’incarico elettivo. Se nella prima versione la decadenza

era automatica, ora a decidere e’ l’organo di appartenenza,

che, nel caso di un parlamentare, sara’ la Camera o il

Senato. Un’ulteriore garanzia inserita nel testo per evitare

che qualche ‘pentito’ lanci accuse strumentali, prevede poi

che ci siano prove concrete (e non solo testimonianze) a

dimostrazione che il candidato sia consapevole della

‘mafiosita” di chi gli fa propaganda. Inoltre vengono

definiti i limiti temporali del divieto di propaganda per i

’supporter mafiosi’. Ecco, punto per punto, cosa prevede il

provvedimento, che ora passa all’esame del Senato.

 

DIVIETO DI PROPAGANDA PER I MAFIOSI - Il testo modifica

la legge n. 575 del 31 maggio 1965, che contiene disposizioni

contro la criminalita’ organizzata. Vengono aggiunti

ulteriori commi all’articolo 10 della legge, quello che

elenca una serie di divieti per le persone alle quali sia

stata applicata con provvedimento definitivo una misura di

sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Tra questi

divieti e’ stato inserito quello di propaganda

elettorale.

 

DIVIETO DALLA CHIUSURA DELLE LISTE AL VOTO -

Il divieto di propaganda elettorale per le persone

sottoposte, in forza di provvedimenti definitivi, alla misura

di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e il divieto

dei candidati di avvalersi della propaganda di coloro che

sono sottoposti a tali misure di prevenzione vale solo “dal

termine stabilito per la presentazione delle liste e dei

candidati e fino alla chiusura delle operazioni di

voto”.

 

PENA DA 1 A 5 ANNI - Chi infrange il divieto e’

punito con la reclusione da 1 a 5 anni. La stessa pena si

applica al candidato che, avendo diretta conoscenza della

condizione di chi e’ sottoposto in via definitiva alla misura

di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, richiede

“personalmente” al sottoposto alla misura di prevenzione di

svolgere attivita’ di propaganda elettorale e “se ne avvale

concretamente”. Per accertare il reato non bastano le

dichiarazioni del soggetto sottoposto alla misura di

prevenzione ma saranno necessarie prove diverse.

 

EFFETTI DELLA CONDANNA - La condanna alla reclusione

comporta “l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della

pena”. Nel caso in cui il condannato sia un parlamentare, la

Camera di appartenenza adotta le conseguenti determinazioni

secondo le norme del proprio regolamento. In caso di

sospensione condizionale della pena, resta l’interdizione dai

pubblici uffici. Vengono cancellati dunque il divieto per i

rei, contenuto nel testo uscito dalla Commissione, di

candidarsi per cinque anni e la decadenza del condannato

dalla carica pubblica elettiva. (red)

251704 FEB 10 NNNN

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