ANCORA SU MAXI-OPERAZIONE, ALTRI ELEMENTI DA TENERE A MENTE

Oppedisano, ‘ndrine a Milano, l’Expò, l’opinione di Vincenzo Macrì, altri sviluppi

UNA ‘CUPOLA’ E UN GRANDE VECCHIO PER NUOVA ‘NDRANGHETA /ANSA

ORGANIZZAZIONE COME COSA NOSTRA,DOMENICO OPPEDISANO IL PATRIARCA

(di Matteo Guidelli)

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Il volto nuovo della piu’ potente

organizzazione criminale italiana nasce nel luogo piu’ antico

della sua storia, il santuario della Madonna di Polsi: e’ lassu’

sull’Aspromonte - dove da sempre la ‘ndrangheta prende le

decisioni che contano - che il primo settembre 2009 cessa di

essere un insieme di cosche, famiglie o ‘ndrine ‘’scoordinate e

scollegate tra di loro, salvo alcuni patti federativi di tipo

localistico”, e si trasforma in un’organizzazione di ”tipo

mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale,

articolata su piu’ livelli e provvista di organismi di vertice”

che prendono e ratificano le decisioni piu’ importanti. Ed e’

sempre a Polsi che, in quello stesso giorno, le ‘ndrine scelgono

Domenico Oppedisano come loro capo supremo, il ‘grande vecchio’

che prendeva le decisioni e dava gli ordini all’ombra degli

aranci nel suo agrumeto di Rosarno.

L’operazione ‘Crimine’ condotta da carabinieri e polizia

coordinati dalle Dda di Milano e Reggio Calabria svela il nuovo

volto della ‘ndrangheta: un’organizzazione che ha la testa in

Calabria e braccia nel nord Italia, in Europa, Nord America,

Canada e Australia, in grado di controllare la vita ‘’sociale,

amministrativa ed economica” del territorio dove opera, di

infiltrarsi ”negli ambienti piu’ diversi, compresi quelli

investigativi”, di condizionare politica e appalti pubblici.

Una consorteria mafiosa in cui chi sgarra paga: Carmelo Novella

fu ucciso a Milano nel luglio 2008 proprio su disposizione di

‘don Micu’ Oppedisano; si era messo in testa di rendere autonomo

il ‘mandamento’ della Lombardia.

Un’organizzazione mafiosa molto simile a Cosa Nostra, dunque,

come dimostrano le centinaia di intercettazioni telefoniche e

ambientali che gli investigatori hanno raccolto. Consapevole che

l’unione tra le ‘ndrine e’ ormai una necessita’. ”Sapete come

andiamo a finire - spiega Nicola Gattuso, capo di una delle

cosche di Reggio Sud - ve lo dice il sottoscritto, da qua ad un

altro anno, due, tutto quello che abbiamo diventera’ zero”.

Nel corso dell’indagine gli inquirenti hanno ricostruito

quello che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso

chiama l’aspetto ”verticistico e piramidale” della nuova

‘ndrangheta: l’organizzazione e’ divisa in tre ‘mandamenti’ -

Tirrenico, Centro (o Citta’) e Jonico - all’interno dei quali si

muovono le ‘locali’, composte a loro volta dalle ‘ndrine e dalle

famiglie. C’e’ poi un quarto mandamento, quello della

‘Lombardia’, che raggruppa tutte le ‘locali’ che operano nella

regione e che poteva contare su 500 affiliati.

Ai vertici di questa organizzazione c’e’ un organo

collegiale, chiamato ‘Provincia’ o ‘Crimine’, con compiti,

funzioni e cariche proprie, che vengono rinnovate ciclicamente.

L’ultimo ‘consiglio di amministrazione’ della ‘ndrangheta era

costituito dal ‘capocrimine’ Domenico Oppedisano, cioe’ il

numero uno, dal capo societa’ Antonino Latella, dal ‘mastro

generale’ Bruno Gioffre’, dal ‘mastro di giornata’ Rocco

Morabito e da un ‘contabile’ che e’ un ‘’soggetto di Plati’ non

ancora identificato”. E’ il ‘Crimine’ che ratifica ogni

decisione che conta, dalle nomine di nuovi uomini d’onore agli

omicidi da compiere. ”Adesso se lo vuole fare lo fa - dice,

intercettato, il caposocieta’ di Singen, in Germania - pero’ ci

devono essere pure quelli del Crimine presenti, gli ho detto

io…perche’ lui dipende di la’, come dipendiamo tutti…senza

ordine di quelli di li’ sotto non possono fare niente nessuno”.

A capo di ”quelli’ li”’ c’era secondo le indagini il

patriarca Domenico Oppedisano, 80 anni, vecchio uomo d’onore

senza un’imputazione negli ultimi quarant’anni di indagini. A

lui spettava, annotano gli investigatori, ”decidere,

pianificare e individuare le azioni e le strategie”, dare le

”direttive agli associati, assumere le decisioni piu’

rilevanti, comminare sanzioni agli associati, decidere i riti di

affiliazioni, dirimere i contrasti interni ed esterni”. Lo

stesso ruolo di Bernardo Provenzano, con la differenza che il

suo era un incarico a termine e le idee ben chiare: ”ci vuole

un responsabile - dice nell’agrumeto a Bruno Nesci - che deve

tenere praticamente…ogni cosa che si fa…si fa con l’accordo

di tutti quanti…quando si fa una proposta si ascolta gli altri

per vedere come la pensano, in maggioranza tutto passa”.

(ANSA).

GUI

13-LUG-10 19:56 NNNN

‘NDRANGHETA: OPPEDISANO IMPONEVA LE REGOLE A ORGANIZZAZIONE

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 14 LUG - Il ruolo indiscusso di

capo della ‘ndrangheta di Domenico Oppedisano, l’ottantenne di

Rosarno arrestato ieri e indicato come n.1 dall’agosto dell’anno

scorso, emerge da una serie di intercettazioni telefoniche ed

ambientali compiute nel corso delle indagini che hanno portato

all’operazione di ieri durante la quale sono state arrestate 300

persone.

Oppedisano, secondo quanto emerge dalle indagini, aveva il

controllo assoluto di qualsiasi attivita’ dell’organizzazione,

dai rituali di affiliazione alle singole attivita’ illecite

delle cosche sia italiane che all’estero.

Sull’attribuzione dei ruoli all’interno delle cosche i

magistrati affermano che ”emerge, a conferma dell’unitarietà

dell’universo ndrangheta che il ‘capocrimine’ Domenico

Oppedisano ha stabilito tale regola per tutta la ndrangheta sia

in Calabria che in Italia che all’estero; tutta la ‘ndrangheta

deve osservare la prescrizione imposta da Oppedisano”.

In una intercettazione ambientale Oppedisano afferma che

”anche per quelli fuori territorio bisogna parlare con i

responsabili e che sono i responsabili a doverli portare avanti

e non che uno viene da un altro mondo…”.

Il ruolo di vertice rivestito da Oppedisano emerge anche

dalle ripetute visite di persone riconducibili al contesto della

‘ndrangheta. Nel luglio del 2009 in una conversazione tra

Domenico Oppedisano ed il nipote Pietro, il ‘capocrimine’

afferma che ‘’se non abbassavo la testa io. (inc) niente”. A

quel punto Pietro Oppedisano sgrana gli occhi per l’irritazione

dello zio e quest’ultimo gli ribadisce ‘’se non abbasso la testa

io…su una cosa…non c’è niente per nessuno!…Hai

capito!”.(ANSA).

LE

14-LUG-10 11:51 NNNN

‘NDRANGHETA: RISTORANTI E CENTRI PER ANZIANI, I COVI PER METTERE MANI SULL’EXPO =

SEQUESTRATI BENI PER 60MLN EURO, ARMI ED ESPLOSIVI

Milano, 13 lug. - (Adnkronos) - Un centro anziani intitolato ai

magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Paderno

Dugnano nell’hinterland di Milano dove brindare con nuovi affiliati,

la festa della Madonna dei Polsi, il 2 settembre, per assegnare nuove

cariche all’interno dell’organizzazione o un banchetto nuziale

organizzato a Plati’ per decidere possibili allenze. Sono questi i

luoghi di ritrovo dell’organizzazione ‘ndranghetistica smantellata

oggi, con un’operazione interforze, pronta a mettere le mani sull’Expo

2015.

Tra le pagine dell’inchiesta viene ricostruito il tentativo di

assorbire nell’organizzazione criminale importanti aziende lombarde

operanti nel settore edile che versano in condizioni di difficolta’

economica, allo scopo di costituire imprese ad hoc, in grado di

partecipare direttamente all’affidamento degli appalti per

l’Esposizione Universale. Un’organizzazione che punta alla realta’

imprenditoriale, ma non dimentica i ‘riti’ piu’ tradizionali. La festa

della Madonna di Polsi sancisce l’investitura delle cariche apicali,

definendo la composizione organica del vertice della ‘ndrangheta,

indicata come ‘Provincia’ o ‘Crimine’.

E’ durante una festa patronale che vengono ridefiniti gli

assetti dell’organizzazione, cosi’ come in un centro per anziani si

elegge come ‘mastro generale’ in Lombardia Pasquale Zappia. Nelle

intercettazioni, numerose e fondamentali a dire degli inquirenti,

emerge la struttura verticistica, con l’esistenza in Lombardia di una

‘camera di controllo’ deputata al raccordo tra le strutture lombarde e

calabresi. C’e’ anche una lavanderia in un centro commerciale di

Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, usata come luogo degli

incontri, ma non bisogna fermarsi in Italia: le indagini hanno

accertato infiltrazioni anche in Canada e in Australia. Un’indagine

che colpisce Liguria e Piemonte e che consente il sequestro di armi,

esplosivi e beni per un valore complessivo di oltre 60milioni di euro.

(Afe/Pn/Adnkronos)

13-LUG-10 19:04

‘NDRANGHETA: I NUMERI E LA GEOGRAFIA DELL’OPERAZIONE / ANSA

OLTRE 3.000 CC E PS IMPEGNATI, EMESSE 304 MISURE RESTRITTIVE

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Imponenti i numeri della

maxi-operazione contro la ‘ndrangheta condotta da carabinieri e

polizia: oltre 3.000 agenti impegnati, 304 provvedimenti

restrittivi emessi tra fermi e ordinanze di custodia cautelare,

alcune decine di milioni di euro il bilancio dei beni mobili e

immobili sequestrati.

Le indagini portano anche alla luce la geografia delle cosche

che parte naturalmente dalla Calabria, per ramificarsi nel Nord

Italia ed allungare i suoi tentacoli anche all’estero (Germania,

Canada, Australia). Nella regione d’origine, la ‘ndrangheta e’

divisa in tre mandamenti che suddividono praticamente la

provincia di Reggio Calabria: quello Tirrenico, quello Jonico e

quello del Centro. Nel primo ci sono le ’societa” di Rosarno,

di Polistena, di Gioia Tauro, di Sinopoli; nel secondo quelle di

Melito Porto Salvo, Roghudi, Palizzi, Africo e San Luca, nel

terzo c’e’ il capoluogo. Ma ‘locali’, come vengono chiamati i

clan sul territorio, sono attivi praticamente in tutti i paesi

della provincia.

Dalla Calabria al Nord Italia la strada e’ breve per le

‘ndrine che si sono stabilmente insediate da anni in Lombardia,

Piemonte e Liguria, infiltrandosi nel ricco apparato economico

di queste regioni. Qui i gruppi criminali hanno, al loro

interno, la stessa struttura ed organizzazione, le stesse

cariche, gli stessi rituali degli omologhi organismi calabresi.

Dotati di una loro autonomia, sono comunque collegati a doppio

filo con i vertici dell’organizzazione calabrese.

Infine, l’indagine ha illuminato le ramificazioni

‘ndranghetiste all’estero: cellule criminali di origine

calabresi sono infatti presenti in Germania (a Francoforte,

Singen ed in altre citta’), Svizzera (nella zona di Zurigo),

Canada (Toronto e Thunder Bay) ed Australia, seguendo i percorsi

storici dell’emigrazione. (ANSA).

NE

13-LUG-10 19:03 NNNN

‘NDRANGHETA: NELLA LOCRIDE, NESSUNA SORPRESA PER ARRESTI

A SIDERNO E MARINA DI GIOIOSA NOTE DA ANNI RAMIFICAZIONI COSCHE

(ANSA) - SIDERNO (REGGIO CALABRIA), 13 LUG - Non ha destato

grande sorpresa, nella Locride, l’operazione che stamani ha

portato all’arresto di oltre 330 persone, alcune decine delle

quali bloccate tra Marina di Gioiosa Ionica e Siderno.

Nei due centri limitrofi della costa ionica reggina, infatti,

non e’ una novita che qui operano i capi e gli affiliati di

primo piano delle note e potenti cosche locali: gli

Aquino-Coluccio e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa e i Commisso

di Siderno. Clan ramificati e inseriti nell’economia delle

maggiori regioni del Nord Italia, Lombardia e Piemonte in

primis, ma anche in Europa, in Canada, negli Stati Uniti ed in

Australia, di cui tutti sanno tutto.

Nessuno pero’, per strada, nei bar, negli stabilimenti

balneari o nei negozi, ha chiesto notizie e particolari o ha

commentato l’operazione anche se la curiosita’ e, soprattutto,

la voglia di sapere chi e’ stato arrestato era evidente sul

volto di molti.

L’unica ”mossa” pubblica, fatta pero’ con molta discrezione

e a bassa voce, e’ stata quella di prendere d’assalto le edicole

per prenotare per domani piu’ di un quotidiano.

Bocche cucite, dunque, e tanta finta indifferenza di fronte

alla vasta operazione che all’alba ha messo pesantemente le mani

su alcuni del piu’ potenti clan criminali della Locride in

grado, specie negli ultimi 10-15 anni di avere, grazie ai

proventi di diverse attivita’ illecite, di infiltrarsi negli

appalti, nel commercio e nel turismo e di accaparrarsi beni

mobili e immobili di ogni genere. (ANSA).

YOV-SGH/FLC

13-LUG-10 18:45 NNNN

‘NDRANGHETA: MADONNA POLSI, IL SANTUARIO CARO AI BOSS

2 SETTEMBRE SI FESTEGGIA VERGINE.QUI ‘NDRINE PRENDONO DECISIONI

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - ”Facciamo le cariche per la

Madonna”. Cosi’ Domenico Oppedisano, considerato il numero 1

della ‘ndrangheta, diceva ad un suo sodale in un’intercettazione

riportata nell’ambito della maxi-operazione di oggi. La Madonna

e’ quella della Montagna di Polsi, custodita nell’omonimo

santuario nel cuore dell’Aspromonte, nel territorio di San Luca.

E proprio in quel luogo sacro tanto caro agli appartenenti

all”Onorata Societa”, dunque, che Oppedisano l’1 settembre

scorso, nel pieno dei festeggiamenti per la Madonna, ha

disegnato il nuovo organigramma della ‘ndrangheta.

Il Santuario si conferma cosi’ ancora una volta luogo

cruciale dove i boss si riuniscono, prendono decisioni,

disegnano strategie. Si trova a 850 metri di altezza, ai piedi

del Montalto (che sfiora i duemila metri), in una vallata dalle

pareti alte e scoscese. Un luogo difficile da raggiungere, ma

cio’ non scoraggia le migliaia di fedeli che da San Luca e da

altri paesini dei dintorni ogni estate si mettono in cammino a

piedi per rendere omaggio alla Madonna.

La Madonna si festeggia il 2 settembre, ma il pellegrinaggio

comincia gia’ nei giorni precedenti. Ogni 25 anni, poi, viene

portata in processione la statua in pietra della Vergine posta

sull’altare: ma solo gli uomini di San Luca possono farlo.

Tanti gli episodi di cronaca nera in cui ricorre il culto di

Polsi. L’uccisione del vicepresidente del Consiglio regionale

calabrese, Francesco Fortugno, nel 2005, sembra sia stata decisa

in un vertice nel Santuario. Nel ristorante ‘Da Bruno’ di

Duisburg, dove nel Ferragosto del 2007 la faida di San Luca fece

sei vittime, vennero trovati diversi santini della Madonna della

Montagna. Pare anche che un mese dopo Duisburg, a settembre,

proprio in una riunione in occasione dei festeggiamenti per la

ricorrenza religiosa i capi delle ‘ndrine si siano riuniti per

decidere la pace. E ogni anno ai primi di settembre sono tanti

gli agenti delle forze dell’ordine che monitorano discretamente

i pellegrini. Lo scorso settembre hanno potuto in questo modo

ricostruire l’incontro che ha portato alla definizione del nuovo

organigramma della ‘ndrangheta.

Cosi’ Corrado Alvaro nel libro del 1935 ‘Calabria’,

descriveva la festa di Polsi. ”In quei giorni non si parla di

porto d’armi, e i carabinieri lo sanno. Gli armati si dispongono

nei boschi intorno al Santuario e sparano notte e giorno”. Sono

passati 75 anni, forse i pellegrini non vanno piu’ al santuario

armati di fucili, ma certo tra di loro c’e’ chi non pensa solo

alla preghiera. (ANSA).

NE

13-LUG-10 18:42 NNNN

‘NDRANGHETA: A ROSARNO, ‘ARRESTARU’ PURU A DON MICO..”/ANSA

NELLA CITTA’ DELLA PIANA DOVE VIVEVA IL VECCHIO PATRIARCA N.1

(di Filippo Veltri)

(ANSA) - ROSARNO (REGGIO CALABRIA), 13 LUG - ”Arrestaru

puru a Don Micu Oppesidano”, recita il tam tam a Rosarno. Si sa

chi e’ e nessuno fa commenti. Un’alzata di spalle e via. Silenti

e pensierosi in attesa di altre notizie, di altri particolari.

Anche questa volta Rosarno, quasi ventimila abitanti, a due

passi dal mega porto di Gioia Tauro, luogo dalle mille

contraddizioni e dal degrado strisciante che serve a mimetizzare

business di ogni tipo a partire dal traffico di droga, e’ finita

al centro dell’inchiesta contro le cosche della ‘ndrangheta.

Qui, dove il comune e’ commissariato per sospette infiltrazioni

mafiose, teatro della rivolta degli immigrati africani del

gennaio scorso, hanno arrestato il vecchio patriarca Domenico

Oppedisano, 80 anni, considerato ora dagli inquirenti il nuovo

n.1. Molti si interrogano e chiedono se sia vero. I nomi piu’

noti a Rosarno sono, infatti, altri.

Rosarno e’ una citta’ abituata alle sirene della polizia e

dei carabinieri. Qui quando si sentono nella notte tutti sanno

che qualcuno e’ stato catturato. E’ accaduto ancora stanotte,

con una retata che lascera’ il segno, e poi chissa’ quante altre

volte. Normale per un paese che vanta una sorta di record dai

numeri poco invidiabili e che danno l’idea di come la comunita’

sia avvinghiata dalla criminalita’ organizzata: una decina i

latitanti illustri, centinaia le persone arrestate e oltre un

migliaio quelle alle quali sono stati imposti obblighi

restrittivi della liberta’ personale emanati dall’autorita’

giudiziaria.

Alla tenenza dei carabinieri vi e’ uno stanzone zeppo di

migliaia di fascicoli che quasi ogni giorno vengono aperti e

consultati. Carte recenti ovviamente, perche’ per l’archivio

vero occorrono varie stanze. La notte scorsa le manette sono

scattate ai polsi del vecchio boss ottantenne Domenico

Oppedisano e a quelle dei suoi figli Michele e Raffele. Una

famiglia legata ai vecchi codici di ‘ndrangheta ma che in questi

anni ha saputo rendersi autonoma conservando una dimensione di

assoluto rispetto e non solo a Rosarno. Il collaboratore di

giustizia Salvatore Facchinetti cita Oppedisano come testimone

di lusso al suo battesimo di ‘ndrangheta e lo descrive come uno

dei capi della vecchia onorata societa’. Sarebbe toccato proprio

a lui, a questo vecchio ‘’saggio” che ha amici un po’ dovunque

in Calabria  prendere il bastone del comando addirittura della

ndrangheta calabrese.

Girando stamani tra le vie e le piazze di Rosarno, il nome

don Mico Oppesidano lo conoscono tutti, anche le pietre, e non

perche’ assunto agli onori della cronaca. Anzi, di lui non c’e’

traccia di imputazioni negli ultimi 40 anni e forse anche di

piu’. Ma tutti a Rosarno sanno chi e’ e cosa rappresenta: un

vecchio uomo d’onore di cui avere rispetto. Uno, pero’, che non

ha mai fatto parlare di se’.

La notizia del suo arresto in questa citta’ passa cosi’ di

bocca in bocca. Un porta a porta  che in pochi attimi ha persino

varcato i confini della stessa Rosarno. E c’e’ meraviglia ma non

tanto per le prime notizie che cominciano ad emergere. A Rosarno

si conoscevano, infatti, i Pesce e i Bellocco, che non solo qui

controllano l’economia, le estorsioni, gli appalti pubblici e il

mercato della droga. Si conosceva la potenza degli Alvaro di

Sinopoli, per non parlare di quella delle cosche di San Luca in

Aspromonte. Cosa diversa rispetto a don Mico Oppedisano, che

invece e’ rimasto sempre appartato, quasi come un ‘’sacerdote”

delle vecchie regole e dei vecchi codici. Oggi l’inchiesta delle

Dda di Milano e Reggio Calabria lo indica come il n.1 assoluto.

Non senza qualche sorpresa, in verita’. (ANSA).

VF

13-LUG-10 17:47 NNNN

‘NDRANGHETA: DA ARRESTATI TENTATIVO DI METTERE MANI SU APPALTI EXPO 2015 =

Milano, 13 lug. - (Adnkronos) - Il tentativo di mettere le mani

sugli appalti dell’Expo 2015. Emerge anche questa nell’inchiesta

contro la ‘ndrangheta che ha portato a 300 arresti messi a segno da

carabinieri, polizia e uomini della Dia in tutta Italia. Tra le pagine

dell’inchiesta viene ricostruito il tentativo di assorbire

nell’organizzazione criminale importanti aziende lombarde operanti nel

settore edile che versavano in condizioni di difficolta’ economica,

allo scopo di costituire imprese ad hoc, in grado di partecipare

direttamente all’affidamento degli appalti per l’Expo 2015.

Un progetto ambizioso che non si e’ concretizzato a causa del

mancato risanamento della Perego, societa’ attualmente sottoposta a

procedura fallimentare. Nell’inchiesta, inoltre, emerge un radicamento

sempre maggiore della ‘ndrangheta in Lombardia e nell’hinterland. Da

alcune intercettazioni e a detta degli stessi indagati, ‘’sarebbero

operativi in Lombardia 500 affiliati della ‘ndrangheta”.

(Afe/Lr/Adnkronos)

13-LUG-10 17:11

‘NDRANGHETA:GERARCHIE E RITI,IL GLOSSARIO DELLE ‘NDRINE/ANSA

DA ‘SGARRISTA’ A ‘VANGELO’, DA ‘SANTISTA’ A ‘SORELLA D’OMERTA’

(di Massimo Nestico’)

(ANSA) - ROMA, 13 LUG - ‘Santista’, ‘Trequartista’,

‘Vangelo’: come tutte le organizzazioni criminali, la

‘ndrangheta ha un suo ‘vocabolario’ per indicare gradi,

gerarchie, segni e rituali. Ecco alcuni dei termini emersi nel

corso della maxi-operazione condotta da carabinieri e polizia e

coordinata dalle dda di Milano e Reggio Calabria.

BACINELLA - Fondo comune della cosca.

BATTESIMO - E’ il rituale dell’iniziazione di un affiliato:

si pratica un taglio a forma di croce sulla pelle e si fa cadere

la cenere di un santino bruciato sulla ferita.

CAMORRISTA - E’ un affiliato di una certa importanza ed e’

arrivato al grado dopo un ‘tirocinio’ piu’ o meno lungo. A lui

sono affidate funzioni che il picciotto non puo’ svolgere.

CONTABILE - E’ deputato alla gestione dei proventi

dell’attivita’ illecita e provvede al sostegno economico delle

famiglie degli affiliati che ne abbiano bisogno.

CONTRASTO - Chi non fa parte della ‘ndrangheta. I soggetti

dei quali ci si puo’ fidare e che potrebbero entrare a far parte

della ‘ndrangheta sono chiamati ‘contrasti onorati’.

CRIMINE - E’ il responsabile della pianificazione ed

esecuzione delle azioni delittuose della locale al quale

appartiene.

CROCE o CROCIATA - Simbolo compatibile con il grado del

Vangelo.

GIOVANE D’ONORE - Non e’ un vero e proprio grado. E’ una

affiliazione per ‘diritto di sangue’, un titolo che viene

assegnato al momento della nascita e che tocca in pratica ai

figli degli ‘ndranghetisti come buon auspicio affinche’ in

futuro possano diventare uomini d’onore.

MASTRO DI GIORNATA - E’ il portavoce del capo, tramite lui

gli affiliati ricevono disposizioni.

PADRINO o QUINTINO - Grado apicale che uno ‘ndranghetista

puo’ raggiungere. E’ attribuito a un ristretto numero di mafiosi

che all’interno dell’organizzazione vanno a costituire una

oligarchia con diversi privilegi e altrettante responsabilita’.

PICCIOTTO D’ONORE - E’ il primo vero gradino della ‘carriera’

nella ‘ndrangheta. Si tratta di un gregario, esecutore di ordini

e deve cieca obbedienza agli altri gradi della cosca.

QUARTINO - Grado successivo al Vangelo.

SANTISTA - E’ il primo grado della Societa’ Maggiore. E’

colui che ha ottenuto la ‘Santa’, cioe’ un grado ancora piu’

elevato per esclusivi meriti criminosi.

SGARRISTA O CAMORRISTA DI SGARRO - Si tratta di un affiliato

con incarichi di rilievo, in quanto e’ il grado ultimo della

Societa’ Minore.

SORELLA D’OMERTA’ - Donna che ha il compito di dare

assistenza ai latitanti.

STELLA - Simbolo compatibile con il grado della Santa.

TREQUARTINO - Grado successivo al Quartino.

VANGELO - Viene detto anche ‘vangelista’ perche’ ha prestato

giuramento di fedelta’ all’organizzazione criminale mettendo una

mano su una copia del Vangelo. Grado di altissimo livello, si

ottiene ‘per piu’ meritevole condotta delinquenziale’. (ANSA).

NE

13-LUG-10 17:08 NNNN

‘NDRANGHETA: MACRI’ (DNA), ECCO PERCHE’ MILANO CAPITALE/ANSA

PARLA IL PROCURATORE AGGIUNTO DELL’ANTIMAFIA, BASTA IPOCRISIE

(di Alessandro Sgherri)

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 13 LUG - ”E’ finita l’era

dell’ipocrisia e degli inganni. Da oggi in poi nessuno potra’

permettersi di dire che non esiste la ‘ndrangheta in Lombardia.

E chi l’ha detto dovrebbe trarre le conseguenze delle

sciocchezze affermate”. Non ha dubbi Enzo Macri’, procuratore

aggiunto della Direzione nazionale antimafia e profondo

conoscitore della criminalita’ calabrese per averla indagata per

anni ed anni quando lavorava a Reggio Calabria.

Lui lo aveva detto in tempi non sospetti, anni fa,

ribadendolo poi a piu’ riprese, che ”Milano e’ la capitale

della ‘ndrangheta”. E il maxi blitz che ha portato all’arresto

di oltre 330 persone tra la Calabria e la Lombardia in seguito a

inchieste delle Dda di Milano e Reggio Calabria,, non fa che

confermare le sue parole.

”Lo dico da un bel po’ - dice Macri’ - e ormai siano quasi

alle nozze d’argento. L’ho detto anche due anni fa. Allora ci

sono state reazioni di incredulita’ e vari rappresentanti

istituzionali hanno negato questa circostanza. Ma oggi nessuno

sara’ piu’ in grado di negare questa realta’ drammatica con la

quale bisogna fare i conti d’ora in poi in maniera molto

seria”.

”La realta’ - spiega - e’ che c’e’ la Lombardia, la regione

cioe’ piu’ ricca del Paese, con una fortissima presenza

organizzata della ‘ndrangheta. Questa operazione ha consentito

di fare chiarezza su questo, ha individuato le caratteristiche

della struttura, dell’organizzazione. Ora bisogna continuare

sulla strada della Dda di Milano che e’ l’unica che ha

dimostrato di credere alla presenza della mafia in Lombardia e

ha lavorato molto e molto bene su questo e non da ora. Chi non

voleva vedere, adesso, non puo’ piu”’.

Macri’ non sembra sorpreso neanche dell’organizzazione

verticistica che si sono date le ‘ndrine. Anzi. A suo avviso, la

struttura gerarchica non e’ di adesso. Solo che, spiega, ‘’si e’

accentuata”.

Ed il perche’, Macri’ lo riconduce proprio agli interessi

lontani dalla Calabria delle principali cosche del reggino. La

‘ndrangheta, insomma, ha serrato le fila, ‘’soprattutto per

bloccare ogni tentazione federalista. Ha reagito - spiega il

magistrato - irrigidendo il rapporto gerarchico”.

”Non ci sono - prosegue Macri’ - vere e proprie strutture

nuove. In fondo l’esistenza dei mandamenti, della provincia, era

gia’ nota cosi’ come era nota l’esistenza delle camere di

compensazione. Adesso, pero’, questa struttura e’ stata

irrigidita proprio per evitare problemi di tipo scissionista ed

ogni tentazione centrifuga da parte di chi sta fuori”.

L’obiettivo, naturalmente, era mantenere il controllo nei

vertici delle cosche della provincia di Reggio, ”da sempre

leader della ‘ndrangheta. Le cosche delle altre province -

spiega Macri’ - sono presenze importanti, ma mai con funzioni

elevate”. (ANSA).

SGH

13-LUG-10 17:06 NNNN

‘NDRANGHETA: PRIMI INTERROGATORI A MILANO, PAVONE SI DIFENDE =

Milano, 14 lug. - (Adnkronos) - Sono cominciati i primi

interrogatori di garanzia delle persone arrestate ieri nell’ambito

della maxi operazione contro la ‘ndrangheta che ha portato in manette,

in diverse regioni, oltre 300 persone.

Uno degli arrestati, Andrea Pavone, ritenuto dall’accusa un

consulente finanziario del boss Salvatore Strangio, si e’ difeso

davanti al gip Giuseppe Gennari, sostenendo di non sapere di essere

stato utilizzato come ’strumento’ dai calabresi.

Sempre davanti a Gennari e’ stato sentito l’imprenditore Ivano

Perego, titolare della Perego Strade, societa’ che sarebbe stata

legata alla criminalita’ organizzata e con cui gli affiliati avrebbero

tentato l’assolto agli appalti dell’Expo 2015. Perego si e’ avvalso

della facolta’ di non rispondere, cosi’ come ha fatto di fronte al gip

Andrea Ghinetti, Cosimo Barranca, ritenuto il capo della ‘locale’

(gruppo, ndr) della Lombardia.

(Afe/Zn/Adnkronos)

14-LUG-10 17:35

NNNN

Etichette:


Lasciate un commento