SUPER 3, CAN 10. MERC 11 APR ORE 23:10. MONITOR
“L’AQUILA. Per tornare a volare”. La fiaccolata e altroA Super 3, canale 10 del digitale terrestre, mercoledì 11 aprile 2012 ore 23:10 “L’AQUILA. Per tornare a volare”, il libro di Giuseppe Lumia e Orfeo Notaristefano. Il terremoto. La ricostruzione che non c’è stata. La corruzione. Le mafie. 218 inchieste aperte, ottime le posizioni assunte da Confindustria e Confcommercio. Il centro storico è oggi come tre anni fa. Tutto puntellato, la ricostruzione pesante non è partita, la notte è una città spettrale, come tre anni fa, anche nella notte della fiaccolata. L’Aquila rischia di diventare la Pompei del Terzo Millennio. Timidi segnali si speranza dal Governo Monti. Fabrizio Barca era presente alla fiaccolata. A L’Aquila le Istituzioni hanno fallito anche sulla “zona franca urbana”, cioè sulla possibilità di una tassazione zero per chi investe a L’Aquila. Aveva ragione Massimo Cialente a dichiararsi scettico rispetto a questa possibilità. Infatti non si è fatta la zona franca urbana. E Confcommercio urla: “Una Vergogna”.
Giovedì 2 febbraio alle ore 17,30 eravamo alla Casa del Volontariato, Giuseppe Lumia e io, in località Campo di Pile. In mezzo alla neve. Una grande iniziativa insieme all’ANCE, Associazione costruttori e a Confindustria. Grande partecipazione popolare, nonostante condizioni atmosferiche pessime. E anche lì abbiamo parlato, Giuseppe Lumia e io, facendo nomi e cognomi, come siamo abituati a fare in Sicilia e in Calabria, ma anche in Abruzzo, che non è terra generatrice di mafie, ma purtroppo è un territorio dove le mafie si sono radicate. Nomi e cognomi, sempre, denunciamo perché le Istituzioni poi intervengano. Perché i Comuni tengano fuori dagli appalti le imprese legate alle mafie. Perché le Procure possano sbattere in galera questi mafiosi del clan dei casalesi e della ‘ndrangheta che si sono infiltrati nella ricostruzione del post-terremoto. A Campo di Pile siamo andati con Karenza Retez al telefono che ci dava la forza di andare avanti, di andare lì e fare il nostro dovere, la nostra mission nella vita, a L’Aquila, ricostruire nella legalità, contro le mafie, sempre. E Karenza al telefono ci sosteneva in questa specie di mission impossible e ci ripeteva il nostro slogan storico, inventato a Paola il 7 novembre 2003, e che ci ha accompagnato il questi anni: “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”. Anche a L’Aquila, in quel 2 febbraio 2012, anche in Abruzzo. Karenza è mitica e noi eravamo contenti della sua presenza a distanza. Mitica.
Occorrono finanziamenti, ma soprattutto idee. E’ il Governo nazionale, assieme alla Regione Abruzzo, assieme al Comune e alla Provincia de L’Aquila a dover lanciare un progetto ambizioso ma possibile: chiamare attorno a un tavolo i più grossi imprenditori immobiliari, avviare un mix di finanziamenti pubblici e privati, con l’obiettivo di ricostruire pezzo per pezzo, palazzo per palazzo, chiesa per chiesa, il centro storico de L’Aquila. E consentire così agli aquilani di tornare nelle loro case. Nella loto città. Le 19 new town? Le trasformiamo in case-vacanze, d’inverno e d’estate. Si può fare. I cittadini di L’Aquila chiedono proprio questo: tornare nelle proprie case, ridare vita a una città oggi distrutta. I cittadini aquilani non ce la fanno più ad essere decentrati nelle new town. Il 70 per cento dei cittadini aquilani va incontro alla depressione, soprattutto gli anziani. I giovani? Sono dispersi nei nuovi centri commerciali, anch’essi decentrati rispetto alla città. Eppure L’Aquila, città universitaria, era piena di giovani nelle notti di primavera e d’estate, in piazza Duomo, in corso Vittorio Emanuele. La notte bisognava quasi chiedere permesso per passare per quanto questi luoghi erano pieni di giovani, studenti, ma anche cittadini aquilani. I bar aperti fino a notte fonda, la piazza del Duomo come una grande nave, quasi quasi sembrava in movimento. Ed è lì la chiesa delle Anime sante, un capolavoro, la chiesa delle Anime sante. Una città così non può essere la nuova Pompei del Terzo Millennio. Sarebbe un peccato, sarebbe un delitto. Una cosa pazzesca. Inconcepibile. A L’Aquila bisogna fare quello che si era pensato di fare per il Ponte sullo stretto di Messina: Pubblico e privato insieme per ricostruire, con regole certe, in legalità. Nel frattempo, sono stati arrestati i cugini Mastrominico, è stato arrestato Antonio Iovine, è stato arrestato Michele Zagaria “capastorta”, parliamo del Clan dei Casalesi, del ciclo del cemento. Nel frattempo vengono rinviati a giudizio al 26 ottobre gli esponenti del comitato 3,32 per occupazione di uno spazio di 28 metri quadri presso l’ex ospedale psichiatrico. Una cosa pazzesca. Tra essi Angelo Venti, giornalista, referente di Libera a L’Aquila. Anche questa, una cosa pazzesca. Ma insomma, a L’Aquila si deve ricostruire o no? Noi pensiamo di sì. Sulle magliette indossate dai giovani ho letto: “Abruzzesi forti e gentili, ma fessi no”. Appunto! E anche a L’Aquila, durante la fiaccolata pensavo: “E adesso Ammazzateci Tutti”. Che c’entra? C’entra, c’entra! Noi di Ammazzateci Tutti siamo anche lì, anche a L’Aquila, anche a Onna. A Onna, il luogo dell’anima dove si può pensare al senso della vita e della morte. A Onna bisogna andarci, starci, pensare, uscire da Onna migliori del momento in cui ci si è entrati. Andare a Onna e uscire da Onna migliori di prima. A Onna si possono fare solo riflessioni profonde sulla propria vita, sulle scelte, sulle idee, sugli ideali, sulle cose fatte e sulle cose da fare. Ma per fare tutto questo, occorre andare a Onna e fermarsi davanti a quelle macerie. A Onna. Un pezzo del mio cuore, della mia testa, del mio corpo è fisso a Onna.






