‘NDRANGHETA: VERSO SUD, ARRESTO APRILIA NON E’ CASUALE

33 famiglie ‘ndranghetiste presenti nel Lazio, lo dice l’Antimafia

COMUNICATO STAMPA DELL’12 AGOSTO 2008

‘NDRANGHETA, “VERSO SUD”, ARRESTO AD APRILIA NON CASUALE
33 famiglie ‘ndranghetiste sono presenti nel Lazio, secondo l’Antimafia

“L’arresto di Gianfranco Antonioli questa mattina è il frutto di accurate indagini da parte delle Forze dell’Ordine. E’ un altro colpo inferto alla ‘ndrangheta, visti i collegamenti di Antonioli con Elvire Marmarac, bosniaco, con il quale aveva scambi di armi e soldi. Armi che finivano nelle mani della ‘ndrina Pelle-Vottari, contrapposta a quella dei Nirta-Strangio, una guerra che lo scorso anno era culminata nella strage di Duisburg. Il fatto che l’arresto di Antonioli sia avvenuto ad Aprilia non è casuale. Aprilia è in provincia di Latina, confinante con la provincia di Roma, una zona a forte radicamento di ‘ndrangheta, camorra e mafia siciliana, il posto ideale dove nascondersi, per un latitante del calibro di Antonioli”.
Lo afferma Orfeo Notaristefano dell’Associazione “Verso Sud”, che così prosegue: “Ripetutamente siamo intervenuti in manifestazioni pubbliche e attraverso gli organi di stampa per denunciare la presenza di organizzazioni criminali nel Lazio meridionale. Da parte delle Forze dell’Ordine sono venute solo conferme. C’è stata invece una colpevole sottovalutazione da parte della politica, che ancora oggi tende a minimizzare fenomeni che invece sono sotto gli occhi di tutti. Siamo abituati a parlare con documenti in mano, non con chiacchiere da bar. Andiamo dicendo che la Commissione Parlamentare Antimafia, nella sua relazione di febbraio 2008 sulla ‘ndrangheta, aveva svelato che nel Sud Pontino sono presenti ben 33 esponenti e famiglie di ‘ndrangheta. Nomi pesanti: Alvaro, Avignone, Barbaro, Bellocco, Bruzzaniti, Carelli, Cosoleto, Farao, Franzè, Gallace, Mollica, Iamonte, Longo, Mammoliti, Mancuso, Marincola, Metastasio, Morabito, Nava, Nirta, Novella, Palamara, Pesce, Piromalli, Pisano, Rugolo, Ruga, Serpa, Serraino, Tripodo, Versace, Viola, Zagari.
In genere è una ‘ndrangheta che non uccide, se non in casi estremi, ma che nel Lazio punta agli affari illeciti, ma anche “leciti”. Per leciti -precisa Notaristefano- si intendono attività economiche insospettabili, come catene di supermercati che, attraverso l’emissione di scontrini, servono a riciclare ingenti somme di denaro proveniente dal traffico internazionale di stupefacenti, saldamente in mano alla ‘ndrangheta. Un giro di affari che si attesta sui 36 miliardi di euro all’anno, come afferma Nicola Gratteri, il magistrato della Procura di Reggio Calabria che indaga sulla strage di Duisburg e sull’assetto delle ‘ndrine nella provincia di Reggio e, in particolare, nella Locride. Anche l’arresto di oggi dovrebbe accendere una sirena di allarme per quei politici che tendono a sottovalutare le presenze ‘ndranghetiste nei territori delle province del Lazio, nessuna esclusa. Lo scorso inverno -conclude Notaristefano- un arsenale di armi fu scoperto a Scandriglia, piccolo paese della provincia di Rieti, mentre altre presenze ‘ndranghetiste si registrano a nord di Roma, sul litorale tra Civitavecchia e Montalto di Castro”.


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