CN FNOMCeO. APPROVATO ODG SU SOTTOFINANZIAMENTO SSN E DISEGUAGLIANZE

Sulla Sanità riemerge la questione meridionale

Pubblicato il 10 luglio 2016 di NewsMediaFNOMCeO

Approvato a maggioranza “l’Ordine del giorno”, con poche astensioni e nessun voto contrario: viene posto in evidenza il problema delle diseguaglianze in sanità tra le diverse regioni italiane. In particolare, le diseguaglianze sono più stridenti nel confronto tra il Sud e il Centro-Nord del Paese.

All’Ordine del giorno si è arrivati a seguito di un documento, condiviso dai Presidenti degli Ordini del Mezzogiorno, inviato al Comitato centrale della Federazione. L’OdG recepisce i contenuti del documento. In sede di Consiglio nazionale sono stati illustrati i motivi che hanno indotto i Presidenti degli Ordini del Sud ad assumere la posizione espressa nel documento il Presidente OMCeO della provincia di Bari Filippo Anelli, che così sintetizza il senso dell’iniziativa: “Vogliamo sottolineare il disagio della professione medica che opera nel Mezzogiorno. Un disagio che deriva da carenze strutturali e organizzative, dalla riduzione del numero degli addetti nella sanità, dagli standard insufficienti. E’ da rivedere la ripartizione del Fondo sanitario nazionale per consentire una standardizzazione che porti al recupero del divario tra il Sud e il Centro-Nord del Paese”.

Prima di arrivare al voto, si è sviluppato in seno al CN un ampio dibattito in cui sono intervenuti molti Presidenti, non solo del Sud, ma di ogni parte dell’Italia che hanno approfondito il tema proposto dall’OdG e dal documento dei Presidenti meridionali, toccando anche altri temi come le vaccinazioni, il comma 566, l’appropriatezza, i rapporti tra FNOMCeO con Governo e Parlamento.

Sono intervenuti

Salvatore Amato (Palermo), Maurizio Rocco (Udine), Giuseppe Lavra (Roma), Americo Sbriccoli (Macerata), Silvestro Scotti (Napoli), Salvio Sigismondi (Cuneo), Cosimo Napoletano (Teramo), Guido Lucchini (Pordenone), Stefano Falcinelli (Ravenna), Roberto Rossi (Milano), Augusto Pagani (Piacenza), Bruno Ravera (Salerno), Giovanni Leoni (Venezia), Eugenio Corcioni (Cosenza), Ugo Trucco (Savona), Anna Maria Ferrari (Reggio Emilia), Paolo Simioni (Padova), Ottavio Di Stefano (Brescia), Salvatore Puma (Agrigento), Graziano Conti (Perugia), Giovanni Righetti (Latina), Marco Collini (Mantova), Giuseppe Zampogna (VP Reggio Calabria). Filippo Anelli, oltre ad aver illustrato l’OdG, è intervenuto per alcune precisazioni.

Tra i numerosi dati forniti nel documento inviato al CC, c’è quello sulla spesa sanitaria pro-capite. Eccolo: “La spesa sanitaria pubblica pro capite, nel 2014, in Puglia è pari a 1.783€ (contro un valore nazionale di 1.817€ e con un decremento del 3,3% nel periodo 2010-2014). Per un calabrese nel 2014 si sono spesi in media 1.711€ (con un trend negativo del 3,8%), solo 1.689 € per un campano, il valore più basso a livello nazionale, con una diminuzione nel periodo 2010-2014 del 5,7%”.

Nel documento si evidenzia poi un altro aspetto: “Se guardiamo ai dati della mobilità sanitaria del 2014, lo squilibrio tra nord e sud è ancora più evidente: ad eccezione del Molise, tutte le regioni meridionali sono in deficit, con un saldo negativo che va dai 38,7 milioni della Basilicata ai 270,4 della Campania, la regione in assoluto più indebitata, a fronte di regioni come Lombardia ed Emilia Romagna che hanno un attivo rispettivamente di 533,9 e di 327,9 milioni. Si verifica la situazione paradossale per cui le regioni che hanno un sistema sanitario con più finanziamenti finiscono con il drenare ulteriori risorse a regioni che sono già in difficoltà e hanno una sanità sottofinanziata”.

Nel documento viene poi messa in relazione la povertà con l’insorgenza di alcune patologie e la più elevata mortalità nelle regioni del Sud. Inoltre, viene ricordato un macro dato che riguarda tutta l’Italia, fornito pochi giorni fa dal Censis “dove emerge come dal 2012 a oggi siano in costante aumento coloro che fanno a meno di curarsi per risparmiare. Erano 9 milioni nel 2012, oggi sono 11 milioni. In particolare, a soffrire di più sono gli anziani e i millennials, giovani nati tra gli anni ‘80 e il 2000. Crescono inoltre coloro che per evitare le liste di attesa ricorrono alla sanità privata (+3,2% tra il 2013-2015 la spesa dei cittadini italiani per la sanità privata)”. Nel documento si fa notare che “Il risultato della stretta sulla spesa è un sistema spezzato in due e a due velocità: nord/sud, sanità pubblica/sanità privata”. La conclusione rimanda a scelte di politica economica adottate dai Governi e dalla Commissione Europea: “È necessario che vi sia una ripartizione equa dei finanziamenti in Sanità e che questo avvenga attraverso una revisione dei criteri di attribuzione delle risorse, in nome dall’articolo 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini. Occorrono maggiori risorse al sud in un rinnovato sistema sanitario pubblico, che superi il localismo e gli sprechi e abbatta le diseguaglianze sociali e territoriali. Non possono essere uguali cittadini che vivono situazioni di deprivazione e si avvalgono di un sistema sanitario più povero. E non è eticamente accettabile che proprio al sud dove c’è una popolazione più giovane e con meno risorse ci siano meno fondi da destinare alle cure. Così il diritto alla Salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione viene sacrificato in nome dell’obbligo di pareggio di bilancio”.

Orfeo Notaristefano


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