X^ EDIZIONE PREMIO COSTRUTTORI DI LEGALITA’. SCIGLIANO (CS) 28 AGOSTO 2016

Con Caterina Chinnici, Angela Napoli, Domenico Frustagli, Giuliana Pugliano, Raffaele Pane, Eugenio Canino

Introduzione di Orfeo Notaristefano

Saluto e ringraziamenti alle Associazioni e al Comune

Bello il tema “Costruttori di Legalità”, scelto da Eugenio Canino. Condivido in pieno. Aggiungerei però “Legalità giusta”. Perché negli anni abbiamo imparato che il principio di Legalità non è un concetto astratto e neutro. Abbiamo sempre sostenuto che le leggi vanno rispettate, ma abbiamo anche capito che se una legge la riteniamo ingiusta, è giusto ribellarsi. Se, ad esempio, l’attuale Governo impone al Parlamento di approvare leggi che tolgono ai cittadini il diritto di eleggere i consiglieri provinciali e i senatori, senza abolire né le Province, né il Senato, queste sono leggi ingiuste che vanno contrastate in tutti i modi, come si spera che avverrà con il referendum costituzionale di novembre.

“Legalità giusta” perché quando sul piano sociale, l’attuale Governo adotta una misura per la quale viene abolita la tassa sulla prima casa per tutti, per i cittadini a basso reddito che magari possiedono un appartamentino di 50 mq e la stessa tassa viene abolita anche per i miliardari, questa non è una misura equa, ma quanto di più iniquo si possa immaginare. Una misura così non è progressiva e perciò contravviene all’articolo 53 della Costituzione, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche, in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Sul piano sociale, infatti, non c’è nulla di più ingiusto che fare le parti eguali tra diseguali, secondo l’insegnamento di Don Lorenzo Milani nel lontano 1967, un principio, questo, che era valido allora e lo è ancora di più oggi, non soltanto in Italia, ma anche in Europa e nel mondo.

Europa e mondo in cui la politica è diventata sempre più debole mentre sempre più forte è diventata la finanza. Badate bene, non l’economia reale che, pur con le sue distorsioni, avrebbe portato comunque dei benefici ai cittadini, ma la finanza globalizzata e spregiudicata, che, in un mercato senza regole, ha fatto, negli ultimi 25 anni, il bello e il cattivo tempo a livello mondiale, più cattivo che bello, se solo si pensa che la maggior parte della ricchezza mondiale (circa il 50 per cento) è concentrata nelle mani dell’1 per cento della popolazione: viviamo in questo mondo governato, ma è più corretto dire sgovernato da pochi super-ricchi, in un mondo in cui sono cresciute le diseguaglianze, senza che la politica sia stata in grado di fornire le risposte minime per arginare questo fenomeno. E pensare che proprio ieri a Roma, parlando agli studenti della LUISS, l’amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne ha affermato, tra l’altro: “Perseguire il mero profitto, scollegato da qualsiasi responsabilità morale, non soltanto ci sottrae la nostra umanità, ma mette anche a repentaglio la nostra prosperità a lungo termine”. E ancora Marchionne raccomanda di “servire uno scopo più alto e nobile, cioè perseguire i nostri obiettivi nel rispetto della dignità umana e delle esigenze della società”. Perché, in fondo “il valore di un leader non si misura da ciò che ha guadagnato in carriera, ma da quello che ha dato”.

Invece noi abbiamo conosciuto “Il Capitale nel XXI Secolo”, il libro di Thomas Piketty, in un mondo dove sono attivi 72 conflitti (i più cruenti in Libia, Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Nigeria, con la variabile terroristica dell’ISIS), in quella che Papa Francesco ha definito “la terza guerra mondiale a pezzi”. Noi stiamo nella terza guerra mondiale perché, forse, la seconda non è mai finita.

Questo è il contesto in cui ci troviamo. Se nel mondo le cose stanno così, non stanno meglio in Europa. Lunedì scorso abbiamo assistito al vertice tra Renzi, Hollande e Merkel a Ventotene. Al di là dei risultati, al di là delle buone intenzioni, il fatto vero è che il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, il sogno del Manifesto di Ventotene non si è realizzato in 70 anni: gli Stati Uniti di Europa sono di là da venire perché, rispetto al sogno, sono prevalsi gli egoismi nazionali e, negli ultimi vent’anni, la congiuntura economica internazionale ci ha consegnato un’Europa a trazione tedesca che ha penalizzato i Paesi dell’Area Mediterranea, con i risultati negativi che sono sotto gli occhi di tutti. Senza il ritorno, in termini concreti, ai valori del Manifesto di Ventotene, non avremo alcuna Europa unita, continueremo soltanto ad avere l’euro in 19 Paesi su 28 (28 se contiamo anche il Regno Unito che prima ha votato la Brexit e poi pensa di uscire dall’Europa nel 2019), una moneta eguale anche per chi è meno eguale rispetto ad altri, con politiche di austerità senza investimenti, con politiche di compressione dell’economia reale che consegnano l’immagine del Titanic Europa che va a sbattere sull’iceberg. Se non cambia rotta, il Titanic Europa andrà a sbattere.

In termini di macro-dati, l’Italia è un Paese dello zero virgola: il PIL cresce in maniera minimale, uno striminzito 0,7 - 0,8 per cento che non consente di riequilibrare il rapporto deficit-PIL, che non fa immaginare una ripresa economica capace di rimettere in moto consumi e occupazione (nel frattempo il debito pubblico è salito a 2.241,8 miliardi nel mese di maggio, una cifra record) con altri dati che vedono ancora una volta il Sud penalizzato rispetto al Centro-Nord. Basta farsi un giro nella nostra Calabria per rendersene conto, specialmente nelle aree interne, storicamente le più penalizzate, colpite dalla grande emigrazione degli anni ‘50 e ‘60, che per vent’anni si era rallentata, ma in questi ultimi anni è ripresa in maniera allarmante: dalle regioni del Sud sono emigrati i giovani, diplomati e laureati: un milione e mezzo di loro è scappato verso il Centro Nord del Paese e in altri Paesi in Europa, in cerca di lavoro che qui non c’è. Altro che Jobs act, altro che “buona scuola”, altro di nessun altro provvedimento del Governo che nel Sud ha prodotto il nulla. E’ poi ripresa un’altra emigrazione: soltanto nello scorso anno, ben 750 mila meridionali sono scappati nel Centro Nord dell’Italia in cerca di cure che qui non trovavano, perché il diritto alla tutela della salute nelle regioni del Sud è spesso un diritto negato. Ditemi voi se questa non è una grande diseguaglianza, in un Paese che ormai è caratterizzato da un aumento della povertà, assoluta e relativa. Ecco il report del Sole24ore, sui dati dell’ISTAT.

Istat, in Italia record negativo: quasi 4,6 milioni di persone in povertà assoluta

  • 14 luglio 2016
  • Nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila, il numero più alto dal 2005 a oggi. La stima arriva dall’Istat ed è contenuta nel Rapporto annuale sulla povertà in Italia. L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013). Cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Anche la povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014).
  • L’ALLEGATO

La povertà in Italia

In aumento la povertà nelle famiglie numerose
Risulta in aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose. Analogamente a quanto accaduto per la povertà assoluta, nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti (da 14,9 del 2014 a 16,6%,) o 5 e più (da 28,0 a 31,1%). L’incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014).

Sì all’emendamento sul reddito d’inclusione
Proprio oggi l’aula della Camera ha approvato l’emendamento della deputata Donata Lenzi (Pd), che delega il Governo all’introduzione di «una misura nazionale di contrasto della povertà», che la Lenzi ha proposto di denominare “reddito di inclusione”. Il sì è arrivato dopo un lungo ostruzionismo dei deputati 5 stelle che hanno parlato di «truffa semantica» e di «finto reddito».

Triplicano i giovani in povertà assoluta
Il report Istat segnala che i giovani in povertà sono triplicati con la crisi. La lunga recessione che ha colpito l’Italia è ricaduta quasi interamente sui giovani. Gli individui tra i 18 e 34 anni che vivono in condizioni di povertà assoluta hanno superato la soglia del milione l’anno scorso. In pratica uno su dieci è in povertà assoluta mentre nel 2005 l’incidenza era appena del 3,9%. I giovani in condizioni di povertà assoluta sono ormai il doppio degli anziani che sono stabili a poco oltre 500mila individui con una incidenza del 4,1%, sostanzialmente invariata nell’ultimo decennio (4,5% nel 2005). Tra gli over 65 invece l’incidenza della povertà relativa migliora e si attesta all’8,65 rispetto al 9,8% del 2014.

Nel Mezzogiorno povere quattro famiglie su dieci
Sul fronte della povertà relativa peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e di quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.

Povertà assoluta in aumento al Nord
L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

Influisce il titolo di studio
L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

“Costruttori di Legalità”, quindi. Giusto, a patto però che il concetto di Legalità sia legato a quello dello Sviluppo. Legalità e Sviluppo. Sviluppo e Legalità. Questi sono concetti inscindibili e devono marciare insieme, altrimenti si continuerà nella china discendente dell’ultimo ventennio. Dico io. Ma qualche anno fa, questo tema dello sviluppo nella legalità lo feci mio da un’intuizione di Giuseppe Lumia, diventò un nostro tormentone. I politici, di tutti gli schieramenti, dovrebbero capire una volta per tutte un punto fondamentale: se non cresce il Sud non cresce l’Italia, ma il Sud potrà crescere soltanto se saranno sconfitte le mafie, se sarà sconfitta la corruzione, se la politica ritroverà la forza per guidare in senso positivo crescita economica e cambiamento. Perché, vedete, il termine “riforma”, che durante la Prima Repubblica aveva un’accezione positiva, oggi ha perso questa positività: se si sente parlare di “riforma” oggi ci si preoccupa perché si temono contraccolpi negativi. Emblematica la vicenda della riforma Fornero delle pensioni e l’odissea degli esodati. Le riforme possono essere progressive o regressive e noi di riforme progressive in questi ultimi anni non ne abbiamo viste: abbiamo assistito invece a una regressione sul terreno dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani, specialmente al Sud, mentre sul piano istituzionale è in atto il tentativo di rendere stabile l’occupazione del potere da parte di un’oligarchia sempre più ristretta.

Così non va, non può andare. Nel libro “L’Antimafia dei Fatti” di Angela Napoli, a pagina 17, si parla di “Patto sociale”. Perché sta tutta qui la chiave di volta delle cose di cui parliamo oggi a Scigliano: senza un patto sociale, senza una visione, senza un Welfare europeo, senza condivisione e partecipazione attiva dei cittadini, qualsiasi scelta politica calata dall’alto è destinata al fallimento e le operazioni mediatiche tentate da tanti politici per far passare l’idea che stanno operando per il bene comune sono niente, sono operazioni destinate a diventare soltanto una leggenda metropolitana. Questa è un’espressione che mi piace molto, perché rende l’idea, ma non è mia. Ma, dato che sono una persona corretta, cito sempre la fonte, in questo caso è il mio amico Stefano Fassina. Quindi, vedete, su questi temi che toccano la vita delle persone, guardate, ognuno può essere come gli pare di testa, può essere di destra o di sinistra, del M5S, quello che vuole, ma, sul piano della condivisione di valori fondanti di una comunità, la scelta vera è: stare con le persone perbene e competenti, con coloro che vogliono davvero cambiare  per migliorare la società italiana, perché questa nostra Italia smetta di essere “un Paese sano che incede sciancato” (CENSIS). Ma che l’Italia sia un Paese sostanzialmente sano lo si è visto dalla grande solidarietà, dal grande impegno di tutte le forze dell’ordine, della Protezione civile e dei cittadini tutti nel terremoto che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto, radendo al suolo piccoli centri come Arquata e Pescara del Tronto, ma soprattutto Amatrice e Accumoli: al momento 290 morti, ma si continua a scavare tra le macerie, e migliaia di sfollati.

“Costruttori di Legalità”. In questa espressione va compreso l’intero quadro politico, istituzionale ed economico di un’Italia dove la società appare sempre più sconnessa, a-sistemica, a-fasica, in cui la crisi economica non è ciclica, ma strutturale (CENSIS). “Costruttori di Legalità” deve valere sicuramente in un piccolo paese come Scigliano, ma deve valere in ogni paese della Calabria e nelle cinque città che fanno Provincia, perché occorre rimettere in moto le energie positive che qui esistono e che non hanno trovato opportunità per esprimersi. E proprio su questo terreno la Giunta regionale di Mario Oliverio è stata una grande delusione, non ha fatto nulla.

Soltanto recuperando valori come la solidarietà, la coesione sociale, l’idea stessa di comunità, è possibile riaccendere la speranza per un futuro migliore a Scigliano e nella Calabria intera. E, dato che prima ho citato Lumia, allora concludo condividendo con voi un altro nostro tormentone, che inventammo a Paola, il 7 novembre 2003, e che ancora ci portiamo appresso perché ci crediamo: “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”.

Scigliano, 28 agosto 2016


Lasciate un commento