PSICOTERAPIA IN AIUTO DELLE PERSONE E DELLE GENTI. LE CONCLUSIONI DEL CONGRESSO SAPP

Venerdì 11 e sabato 12 novembre si è tenuto a Roma il secondo congresso SAPP

Due intense giornate di lavori per il secondo Congresso SAPP (Scuola dell’Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica), che si è tenuto a Roma venerdì 11 e sabato 12 novembre. Tema: Crisi della Persona e delle Genti - Psicoterapia, Azione Umanitaria, Arte e Spiritualità a confronto. Due giorni incentrati  sull’analisi dei problemi, ma soprattutto sull’individuazione delle risposte.

Numerose le riflessioni grazie agli stimoli di tutto coloro che sono intervenuti nelle varie tavole rotonde , coordinate dal Direttore della SAPP, Piero Petrini, dai Vice-Direttori Annamaria Mandese e  Annibale Bertola e dal Presidente della SAPP Anita Casadei.

Un ringraziamento speciale va pertanto rivolto a tutti i relatori e agli allievi della scuola, che hanno partecipato attivamente a stimolare il confronto tra visioni , pensieri , associazioni mentali anche diverse tra loro.

Il dialogo e il dibattito sviluppatisi nel corso del congresso sono stati sicuramente favoriti dal l’impostazione data allo stesso che si è svolto prevalentemente nella forma di tavole rotonde in cui esperti con differenti specializzazioni si sono confrontati .

I lavori congressuali sono partiti riprendendo le conclusioni del primo Congresso SAPP (12-13 giugno 2015) dal titolo  “Trasformazione dell’ Anima, della Mente, nella Vita” , vale a dire  :  ciò che è rigido non è mutevole, non avvia un processo di  trasformazione.

L’etimologia del termine crisi, spesso utilizzato come sinonimo di cambiamento, richiama alle funzioni di giudizio,  scelta, decisione, divenendo così un momento esistenziale culminate”. La crisi è dunque un punto di svolta, un giro di boa, un’opportunità per l’essere umana per definirsi e per stabilire da che parte stare.

Nella prima Tavola Rotonda “Interventi  psicoterapeutici  sulla   crisi”,  si sono confrontati  quattro diversi modelli della mente : il cognitivo con Fabio Monticelli , il sistemico relazionale con Luisa Martini , lo strategico Giorgio Nardone , lo psicoanalitico con Piero Petrini. Molte sono state le questioni sollevate dai relatori. Si è parlato dell’emergenza della crisi dell’alleanza terapeutica nel corso del trattamento , della crisi dell’individuo che riflette sempre la crisi dell’intera famiglia e di un intero sistema. Si è sottolineata anche la necessità di ricorrere a strategie d’intervento per affrontare problematiche sempre più frequenti come disturbi ossessivi, attacchi di panico e disturbi alimentari. Largo spazio è stato riservato anche alla gestione dei veri rischi suicidari .

Crisi che si intrecciano inevitabilmente e che portano lo stesso psicoterapeuta ad entrare in una necessaria crisi per risuonare empaticamente con il paziente.

La crisi della  persona, che sia terapeuta o paziente, si dovrebbe rifare al concetto  psicoanalitico di decostruzione, messo in evidenza dal Direttore della SAPP Petrini con la sua relazione  ” Psicoanalisi ed apologia della crisi ” . Le crisi le affrontiamo “decostruendo qualsiasi rappresentazione mentale satura” per poter poi costruire nuove rappresentazioni. Ma le nuove rappresentazioni, per loro natura, non possono cambiare solo ed esclusivamente attraverso la realtà, ma nella realtà, nel confronto, nello scambio reciproco di pensieri.

Tuttala realtà e la sua  crisi non possono essere pensate in modo saturo, ma bisogna lasciare sempre uno spazio, evocativo di mancanza e di assenza per aiutare il processo trasformativo e di cambiamento.

La saturazione della realtà porta ad una iper-realtà, ad un concretismo estremo che non porta al pensiero, ma all’azione anzi ad un agito estremo che sa di nichilismo.

E’ stato proprio il concetto di iper-realtà e di saturazione del pensiero ad aver avuto una posizione di spicco anche durante la discussione avvenuta tra i relatori  della seconda tavola rotonda ” La crisi e le svolte religiose ” . Un punto di incontro comune relativamente a come  superare la crisi è stato l’ essere consapevoli di saper guardare prima la realtà che cambia e che va in crisi  per poi riuscire ad andare aldilà di questa realtà in modo critico e collettivo, perché  da soli di certo non si può realizzare un cambiamento.

Ci spingiamo così individualmente e collettivamente, a guardare l’altro volto di Giano.

È necessaria la spinta ad andare aldilà  della crisi vista solo come le “passioni tristi” di  Spinoza ; è  infatti molto comune sottolineare sempre e solo il senso di impotenza, sfiducia , disgrazia e  delusione, pervasivi di tutti settori: sociale, religioso, economico.

L’ insegnamento psicoanalitico della  crisi come decostruzione mutativa  si è palesato anche nei contributi degli allievi della SAPP, relativi alle Crisi del Movimento Psicoanalitico: da Jung ad Hillman, da Ferenczi a Kahn, da Racamaier alla Klein fino a Fonagy.

La giornata congressuale di sabato  si è aperta con la tavola rotonda psicoanalitica dal titolo

” Psicoanalisi  e crisi della persona ” in cui si è  iniziato  sottolineando la necessità di vedere la crisi come un momento decisionale estremo , a cui un individuo è confrontato perché l’ambiguità delle proprie credenze lascia il posto alla verità incontrovertibile .

La crisi non è solo cambiamento , ma si configura piuttosto come una sorta di disconnessione tra realtà e mondo interno con la formazione di nuovi agglomerati rappresentazionali frutto di un disinvestimento dei precedenti.

Il tema della crisi è stato poi affrontato da un altro importante punto di vista, quello dell’Arte . Nella tavola rotonda a cui hanno partecipato artisti di varia estrazio è emerso che l’arte storicamente, ma anche antropologicamente, è sempre stata una forma di espressione comunicativa dell’uomo, sia del proprio sé che delle proprie crisi  per cui ogni artista vive e comunica il proprio punto di vista sulle crisi storico-culturali. Inoltre i membri della tavola rotonda avente per titolo  ” L’arte come soluzione di crisi ” hanno convenuto sul fatto che l’arte insegna proprio che le  crisi si superano parlandone per il tramite di diversi canali e mezzi.  Comunicare sulla crisi , analizzandola in testi letterari, riprenderla in toccanti e suggestive scene filmiche, dipingerla con tecniche più differenti, cantarla nella moltitudine di originalità della musica, in altre parole, divulgarla, fala uscire fuori e farla arrivare alle persone è ciò che propone l’arte.La creatività individuale e collettiva diviene una strada per il superamento delle crisi.

L’attore Enzo De Caro ha rivolto  un’ attenzione particolare al modo di comunicare dicendo : “attenzione a provocare la crisi della crisi, e utilizzare tutto ciò che è stato fatto , ma  prima va destrutturato e ricostruito in modi diversi“.

Dalle crisi delle persone si è  passati poi a quelle delle genti con la tavola rotonda “Crisi Umanitarie : quali risposte ? “  in cui si sono susseguiti  temi toccanti e attuali,  che non riguardano chissà quali mondi lontani ma l’Italia stessa.  Basti pensare alle centinaia di migliaia di migranti forzati che arrivano nel nostro paese costretti a fuggire da guerre, persecuzioni politiche , povertà endemiche, come Loris De Filippi , presidente di Medici Senza Frontiere , ha testimoniato. Di fronte all’aumento del disagio mentale tra i migranti pluritraumatizzati nasce la necessità di una corretta diagnosi e terapia fatte da professionisti specializzati in etnopsichiatria e etnopsicologia . Il fenomeno va visto, studiato e osservato, altrimenti rischiamo di trovarci noi stessi “profughi nella nostra realtà“.

Ci sono luoghi dove manca tutto e qualsiasi  bisogno, anche primario, non può essere soddisfatto per cui la crisi sembra presentare il suo peggiore effetto, arrivando fino a noi, che abbiamo il dovere morale ed etico di trovare una soluzione che sia trasformativa e non solo “contenitiva”.

La Psicoanalisi torna allora a fornici una chiave di lettura e un’ apertura, in cui è l’altro il motore che consente alla società di muoversi.  Qualora mancasse questa immagine dell’altro nella nostra mente ci  ritroveremmo bloccati, immobili, paralizzati nella crisi.

Siamo noi promotori di cambiamento, aldilà del ruolo professionale,  protagonisti attivi nella società.

Per concludere queste riflessioni post congresso riportiamo una frase tratta da ” L’Io e L’Es ” di Sigmund Freud “L’analisi non ha certo il compito di rendere impossibili reazioni morbose, ma piuttosto quello di creare per l’Io del malato la libertà di optare per una soluzione o per l’altra“.

Siamo noi che abbiamo quindi la libertà e il dovere di cambiare. Poter scegliere, decostruire, essere creativi, essere consci, essere presenti nel mondo in modo attivo, imparare dagli altri  è  l’unico modo modo per superare la crisi. La discussione , l’interdisciplinarieta ‘ e la relazione tra le persone sono  le strade  migliori .

Il Congresso si è concluso con la presentazione di due libri editi da Borla facenti parte della neo collana dell’Ipogeo dell’ Ippocampo . Il primo dal titolo ” Trasformazione e cambiamento in psicoterapia ” raccoglie articoli di psicoterapeuti appartenenti a vari indirizzi psicoterapici ; il secondo dal titolo ” Il concetto di trasformazione nei vari modelli psicoanalitici ‘ è una raccolta degli elaborati presentati al I congresso SAPP dagli allievi della scuola .


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