NEXT GENERATION PHARMA: COSI’ L’ASSEMBLEA FARMINDUSTRIA

Il 21 giugno al Teatro Argentina si è tenuto l’appuntamento annuale delle aziende del farmaco

da www.fnomceo.it

“Più tempo alla vita e più vita al tempo”. Lo slogan è di Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, che così ha voluto dare un senso all’Assemblea pubblica 2017 dell’Associazione che riunisce le aziende farmaceutiche, aderente a Confindustria. L’evento si è tenuto il 21 giugno nella suggestiva cornice del Teatro Argentina, come ormai da qualche anno.

E il Presidente, abituato a calcare la scena in questo teatro, non ha risparmiato battute e stimoli nel narrare cos’è l’industria del farmaco oggi. “Negli ultimi quattro anni tanto è cambiato. In termini economici, abbiamo superato la sindrome dello zero virgola, il nostro settore ha aumentato il PIL dell’1,3 per cento. Il segno + significa che Farmindustria ha contribuito alla crescita del Paese”.

Tre parametri presi a riferimento dimostrano che l’industria farmaceutica è un asset strategico per l’Italia:

1) Occupazione. Gli addetti sono aumentati arrivando a 64 mila. I nuovi assunti sono stati seimila, di cui la metà under 30.

2) Produzione. E’ cresciuta del 2,3% arrivando a 30 miliarsi, grazie alla forza trainante dell’export (21 miliardi pari al 71%9. Esportazioni che dal 2010 hanno avuto un’impennata del 52% rispetto a una media dei Paesi UE del 32%.

3) Investimenti. Sono stati di 2,7 miliardi (1,5 in Ricerca e Sviluppo e 1,2 in produzione), con un aumento del 2 in tre anni, pari a 450 milioni.

Ottimismo, passione, responsabilità e rigore

“Abbiamo raggiunto questi risultati con ottimismo e con passione, ma anche con responsabilità e rigore -ha detto Scaccabarozzi- ed anche per questo, per noi progresso si chiama vita. Quando qualcuno ci chiama Big Pharma in senso dispregiativo, noi reagiamo perché sappiamo di essere soltanto Big. Grazie alla Farmaceutica, si è registrata la riduzione della mortalità in Italia del 23% in dieci anni. Andiamo ormai verso terapie sempre più personalizzate, che già stanno al 70 per cento in oncologia. In soli quattro anni, l’industria farmaceutica ha ribaltato il trend negativo che si era innescato con la crisi mondiale del 2008 e che ci ha accompagnato per qualche anno e l’industria italiana è leader perché è fatta di industrie internazionali che investono in Italia e di industrie italiane che hanno saputo internazionalizzarsi e l’Italia del farmaco è capace di attrarre investimenti. Entro qualche anno saremo primi, anche rispetto alla Germania. Cosa chiediamo? Un nuovo Patto con le Istituzioni con le quali abbiamo collaborato, con tutte le Istituzioni, avendo anche raggiunto un buon rapporto con la classe medica. Siamo qui -ha concluso Scaccabarozzi- per rappresentare l’Italia che sappia vincere e convincere”.

Lorenzin: industria farmaceutica trainante per il Paese

Un aperto sostegno alle idee del Presidente di Farmindustria è venuto da Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, presente al Teatro Argentina: “Nel 2013 tracciammo una linea per l’Italia e per l’Europa. L’abbiamo rispettata. Sono cambiati i sistemi regolatori negli ultimi quattro anni. Dobbiamo andare avanti nei mesi che restano della legislatura, perché le legislature finiscono alla scadenza naturale, e non un anno prima. Si conferma che l’industria farmaceutica è trainante per l’economia del Paese e l’Italia può davvero essere prima in Europa. Ma si conferma anche che il Servizio sanitario nazionale ha retto la sfida della sostenibilità, confermandosi tra i migliori, pur costituendo soltanto il 6,6 per cento del PIL, che è obiettivamente poco. Siamo sulla strada giusta -ha concluso Lorenzin- perché sappiamo adeguare valori antichi alla modernità, nel nome del benessere e non della post-verità”.

Una valanga di dati per capire il sistema farmaceutico

Tornando ai dati forniti nella relazione di Scaccabarozzi, si trovano alcune conferme. Ad esempio, i trend di crescita del 2016 sono confermati anche nei primi mesi del 2017. Da gennaio ad aprile di questo anno, rispetto allo stesso periodo del 2016, l’occupazione è crescita del 2,7 per cento, la produzione del 4,7 per cento (la media manifatturiera è dell’1,5 per cento) e export del 14 per cento (la media manifatturiera è del 7 per cento).

L’Italia del farmaco vanta vere e proprie eccellenze nel biotech, nei vaccini, nelle terapie avanzate, nella produzione per conto terzi. Inoltre, le imprese del farmaco possono contare su un indotto di eccellenza e altamente innovativo con 66mila addetti, 14 miliardi di produzione e più di 800 milioni di investimenti. Considerando gli occupati nella distribuzione (otre 12mila) e nelle farmacie (85mila), la somma di addetti diretti, indotto e filiera è pari a 228 mila unità.

Farmindustria parla poi di un vero e proprio rinascimento di Ricerca & Sviluppo: 1,5 miliardi nel 2016; 6.200 addetti in R&S, il 52 per cento è costituito da donne; 700 milioni investiti in studi clinici in strutture del SSN. Grazie a R&S farmaceutica, negli ultimi 50 anni in Italia l’aspettativa di vita è crescita di un mese ogni quattro. A livello mondiale sono 14 mila i prodotti in sviluppo, 7 mila già in fase clinica. Ci vogliono 10-15 anni per sviluppare un farmaco con 2,5 miliardi di investimento, ma solo una sostanza su diecimila arriva ad essere farmaco. Dopo la prima fase di sperimentazione, solo il 4 per cento delle molecole diventa medicinale. Particolare attenzione alla salute femminile con 850 farmaci in sviluppo nel mondo per malattie che vanno dal diabete ai tumori, da quelle muoscolo-scheletriche a quelle autoimmuni.

Sono migliorate le relazioni industriali e la percentuale delle donne impegnate pari al 44 per cento del totale, anche in posizioni apicali.

In Italia l’industria farmaceutica è articolata principalmente in cinque regioni: Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto. Solo in Lombardia ci sono 28 mila occupati diretti e 18 mila nell’indotto. Segue il Lazio con 16 mila diretti e 6 mila nell’indotto. In Toscana 7 addetti diretti e 4 mila nell’indotto. In Emilia Romagna 3.600 addetti in tutto. Nel Veneto 3 mila occupati diretti e 7 mila nell’indotto. Seguono altre regioni con numeri più bassi.

In Italia si conferma la spesa farmaceutica pubblica bassa: 288 euro procapite all’anno, 80 centesimi al giorno. Rispetto alla media dei big UE (405 euro) è più bassa del 29 per cento. I prezzi dei medicinali sono inferiori del 15 per cento rispetto a quelli dei Paesi UE, con notevoli risparmi per il SSN.

L’Italia è prima per valore e quantità nelle vendite di biosimilari, rispetto a Germania, Francia, Spagna, UK, Belgio e Svezia, con il 27 per cento rispetto agli altri Paesi citati ed è prima in termini di consumi procapite, mentre i medicinali a brevetto scaduto rappresentano il 76 per cento della spesa e il 94 per cento dei consumi. Dal 2001 in avanti i farmaci generici hanno aumentato la loro quota di mercato dall’1 per cento al 21 per cento delle confezioni.

Un nuovo Patto tra Industria e Istituzioni

Tanto si è fatto, dunque, in questi anni. “Manca l’ultimo miglio -sostiene Scaccabarozzi- per arrivare a una nuova governance. Da percorrere insieme, seguendo il modello che il mondo ci invidia, con la collaborazione di Istituzioni, pazienti e medici. Governance che abbia come fondamento un finanziamento adeguato alla domanda di salute, con risorse ad ho per i farmaci innovativi”. Un nuovo Patto tra industria e Istituzioni, appunto.

Orfeo Notaristefano


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