ALDO MORO POTEVA ESSERE SALVATO

Un mio ricordo personale del marzo 1978. Il PSI era il nobile partito della trattativa

In questi giorni si sono visti diversi programmi in TV sul cosiddetto caso Moro. Meglio dire sull’assassinio di Aldo Moro. Ieri sera su Atlantide, su La7, ha trattato la vicenda Andrea Purgatori. Stasera su Rai3, ha ricostruito quella storia Michele Santoro. In nessuna delle due trasmissioni si è fatto cenno che c’era una possibilità per salvare la vita ad Aldo Moro. Era la via della trattativa, da condurre in maniera dignitosa, senza alcun cedimento da parte dello Stato, ma una trattativa basata soltanto sull’aspetto umanitario, giustappunto, una trattativa. Nel marzo 1978 ero a Torino, al congresso del Partito Socialista Italiano, che Bettino Craxi volle tenere lì di proposito, a poca distanza dalla caserma Lamarmora dove si teneva il processo a Renato Curcio e ad altri. Un gesto simbolico. In quei giorni c’erano già stati l’agguato e la strage di via Fani e il sequestro di Aldo Moro e arrivavano i famigerati comunicati delle Brigate Rosse. Rispetto a una vicenda del genere, ovviamente io non conto nulla. Ma io ricordo. Io so, ma non ho le prove, ma io so che in quei drammatici giorni fu un grande socialista, Giacomo Mancini, a convincere Bettino Craxi sulla linea della trattativa. E i socialisti avviarono un tentativo di trattativa perché, al di la di tutto, l’obiettivo più importante era quello di salvare una vita umana, quella di Aldo Moro. Io so, ma non ho le prove. Ma so che tra i protagonisti della trattativa c’erano Claudio Signorile e Antonio Landolfi, scomparso qualche anno fa, un mio carissimo amico. Giacomo Mancini le tentò tutte le strade e Bettino Craxi lo seguì sulla linea. Si formò invece un blocco granitico della cosiddetta fermezza tra DC e PCI dell’epoca, proprio quei partiti che Moro ed Enrico Berlinguer stavano portando verso il “compromesso storico”. Le virgolette sono obbligatorie, in questo caso. La linea della fermezza fu un fallimento totale. La trattativa era giunta a un passo, si poteva fare, Moro si sarebbe potuto salvare. Giacomo Mancini è morto, Bettino Craxi è morto. Loro potrebbero confermare quel che scrivo in questo momento. Io so, ma non ho le prove. Moro poteva essere salvato. Sono trascorsi 40 anni da allora. Ho letto, mi sono documentato, ho studiato. Io so, ma non ho le prove. Per questo ho seguito le trasmissioni di Andrea Purgatori e di Michele Santoro (Santoro è un mio punto di riferimento dai tempi di Samarcanda), ma ho provato una profonda delusione: nessuno dei due ha fatto cenno alla vicenda nobile dei socialisti che tentarono la via della trattativa per salvare la vita di Aldo Moro. E’ una mancanza che pesa. Essendo una mancanza, non dovrebbe pesare, anzi, dovrebbe essere irrilevante. Ma in questo caso, pesa e tanto. Il fallimento della cosiddetta linea della fermezza della DC e del PCI ha condannato a morte Aldo Moro. Quegli assassini brigatisti sono stati gli esecutori materiali di un omicidio che poteva essere evitato. Bastava poco, si era a un passo. Si poteva evitare. Questo lo sanno i familiari di Aldo Moro, e lo so anche io, che so, ma non ho le prove. Ma so. Nel 1978 si doveva seguire l’impostazione dei socialisti in questa vicenda e tutto, ma tutto, sarebbe stato un altro percorso, tutta un’altra storia. Invece siamo qui, a 40 anni di distanza, ancora con le omissioni, con le sottrazioni, con le verità non dette, e non si capisce perché. Se non per dire che la visione miope di DC e PCi di quegli anni hanno determinato la morte di Aldo Moro. Ma è grave che, a distanza di 40 anni, nelle trasmissioni di Andrea Purgatori e di Michele Santoro non si sia fatto cenno alla posizione e alle iniziative dei socialisti per salvare la vita di Aldo Moro. Ho iniziato a scrivere questa nota nella notte del 10 maggio e siamo già all’11 maggio. Ieri era oggi e oggi e già domani, cantava Lucio Battisti. Con dolore profondo, ripercorrendo la vicenda umana di Aldo Moro.


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